In pochi conoscono la differenza tra essere genovesi ed essere di Voltri
Sito di VOLTRI
Comune di Genova
Provincia di Genova
Il punto più a nord del Mare Mediterraneo Occidentale
44 24' 59" - Latitudine NORD
8 45' 8" - Longitudine EST
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BREVE STORIA DI VOLTRI



INDICE
Geografia
Lo stemma di Voltri
Processo a Lorenzo Barbarossa
La presa della Badia di Tiglieto
La battaglia di Voltri del 1796
Voltri napoleonica
Il colera a Voltri
La RESISTENZA a Voltri: Lettere dalla Germania
La RESISTENZA a Voltri -2-: Storia fotografica del bombardamento e della Liberazione di Voltri
La Confraternita di Sant'Ambrogio di Voltri
Il Santuario di N.S. dell'Acquasanta
San Carlo: il patrono di Voltri
Le industrie
2003: i 100 anni di Voltri Città
Le catastrofi
Una raccolta di fotografie di Voltri fatte da Mauro Mantero

Pianta topografica di Voltri del 1750 ca. ad opera del Vinzoni
Topografia
GEOGRAFIA            [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Voltri è situata nel punto più interno del golfo Ligure, geograficamente parlando non farebbe parte né della riviera di ponente né della riviera di levante, ma, avendo preso come punto di divisione delle due riviere il centro di Genova, Voltri fa parte della riviera di ponente.
Le sue coordinate geografiche sono: 44° 24' 59" LATITUDINE NORD, 8° 45' 8" LONGITUDINE EST, pertanto si trova a 3° 42' a ponente di Roma. Siccome fra due località distanti 15° di longitudine c'è astronomicamente la differenza di 1 ora, si può rilevare, a titolo di curiosità, che quando le campane suonano contemporaneamente il mezzogiorno a Voltri come a Roma o a Trieste, a Voltri sarebbero esattamente le ore 11, 45 minuti e 12 secondi.
È circondata dai monti dell'Appennino Ligure: Reixa (m. 1183), Faiallo (m. 1138), Dente (m. 1107), Costa Cerusa (m. 1032.), Martin (m. 1001).
Voltri ha sei corsi d'acqua: Rio San Giuliano, Leira, Cerusa, Fontanelle, Vesima e Lupara. Voltri, antica capitale preromana delle tribù Veiturie, ci lascia lungo il corso dei secoli le seguenti denominazioni varianti a seconda dei mutamenti glottologici e delle interpretazioni dei vari traduttori: Hasta Veiturium - Vutri = grappolo (Poggi), Utris = otre (Padre Gazzo), Ulterium = oltre ( nei portolani), Bocca di vento (nei portolani), Uccole ( in una stampa inglese), Vulturium = avvoltoi (Sac. Emilio Parodi) ed ancora Otri, Utri, Votori, Votri, negli atti notarili medioevali.
Le strade vanno dalle piste degli antichi Liguri (Via del Giovo, Via dell'Olba, strada del Veleno) alla strada romana "Emilia Scauri" alla moderna Aurelia, alla strada ferrata, alle autostrade, per finire con la più importante: il mare.
Sono numerose le frazioni che sorgono sul suo territorio: Acquasanta, Fabbriche, Fiorino, Crevari (e il suo Presepe Artistico) e Vesima.
Di tutte le delegazioni genovesi, Voltri è quella con il territorio più ampio: confina con Pra' a Levante (rio San Giuliano), Arenzano a ponente (torrente Lupara) a nord con i comuni di Mele, Masone, Urbe.
Nel 1550, dal censimento di Mons. Giustiniani, Voltri risulta con 400 fuochi equivalenti a 5000 abitanti.
Nel 1582 vi erano 2085 abitanti, a Leira 790 a Seruxia 662 e nel Circondario 633.
Nel 1629 gli abitanti erano 2577.
Nel censimento del 1961 gli abitanti erano 17.053; oggi, nel 1999, gli abitanti sono circa 14.500, ha una superficie di 4.143,46 ettari e 259.414 mq. di verde pubblico.
Nel 1888 sindaco di Voltri era Nicola Mameli, fratello del più famoso Goffredo che scrisse l'inno d'Italia.
Voltri è il limite estremo di ponente della grande Genova, proprio alla periferia ovest di Voltri troviamo uno dei resti più antichi (oltre 600 anni): una lapide raffigurante lo stemma della città.
Nello stemma si vedono tre torri perchè nel passato Voltri era divisa in tre borghi: Cerusa, Leira (o S.Ambrogio) e Gatega (Chiaramone). Nel borgo Cerusa troviamo un intrico di vicoli che portano a piazza Saredo dominata dalla torre Spinola del 1583

Stemma LO STEMMA DI VOLTRI            [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Lo stemma adottato da Voltri dopo la sua proclamazione a Città (R.D. 26 maggio 1903) raffigura un leone rampante che simboleggia, con la ruota dentata che regge fra le zampe anteriori, la forza dell'industria della città (le cartiere).
Il mare a punta vuol ricordare che Voltri sorge nel centro geografico e nel punto più internato del Golfo Ligure, la croce rossa in campo bianco indica che la cittadina fu nel Medio Evo una delle 3 Podesterie e Capitanato della Repubblica di Genova.
La corona turrita è quella prescritta dall'araldica per i comuni superiori a 3.000 abitanti: cerchio di muro d'oro aperto in quattro porte sormontato da otto merli uniti da un muricciolo d'argento.
Questo stemma rimase a simboleggiare la Città di Voltri sino al 1926 quando Mussolini gli tolse l'autonomia amministrativa per essere incorporata a Genova.
Decreto reale di concessione del titolo di Città a Voltri


a cura di A. Boccone

PROCESSO A LORENZO BARBAROSSA    [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Il capitano di compagnia franca Lorenzo Barbarossa, nel 1746, aveva tentato alla vita del Bargello Gerolamo Armarino. Il Bargello era un magistrato, gerarchicamente secondo solo al magnifico Capitano di Voltri G.B. Morone il quale, non pot fare altro che dare notizia con "grida" di fare causa a Barbarossa: processo in contumacia anche se, tutti sapevano dove si trovasse a combattere come "partizan".
Sentiamo cosa ha da dire il Bargello:" . Il negoziante Barbarossa voleva che io andassi a chiamare il Capitano per lui e disse che lo aspettava nel cortile. Io risposi che il governatore si va ha trovarlo e non che lui venga in cortile e questo per tutto rispetto e lui, invece mi replic:" Voglio che vadi tu medesimo a chiamarlo" e io replicai non volervi, per il che il Magnifico Giuseppe Vigo visto l'alterarsi di costui, conoscendone il carattere, mi disse di ritirarmi perch il Barbarossa montava sempre di pi, e essendo in atto quasi di farlo, con calma dissi al detto Lorenzo figlio di Benedetto con le buone, che farebbe bene a trattare meglio, senza chiamarmi "becco fottuto", perch nol sono e che me la pagher, per quell'onta fatami. Allora egli tutto di un mentre caric lo schioppo, lo distese contro di me sparandomi una archibugiata, per cui mi ha offeso come avevano riferito li chirurghi che mi avevano medicato, ed stato miracolo che non mi abbi reciso di colpo e se, nell'atto che lo vidi scroccare il schioppo non mi rigiravo di fianco restavo subito morto sul colpo, mentre la palla mi ha forato la marsina, sottomarsina, e la cintola di coio che avevo incinta al ventre e la camixia come si pu vedere. Dappoi trasse coltello pi di un palmo lungo e mi venne dietro mentre scappavo e non mi giunse proprio. Ai remi lo metterei altro che perdonarlo!".
G.B. Bruzzone di Voltri, Filippo Bruzzone della Biscazza, Damiano Bozzano di Mele, e un altro soldato "scelto" della Compagnia Franca Barbarossa, ritornando a combattere a Rossiglione, sentirono il capitano pentirsi amaramente poi, determinato a riformare la compagnia e strada facendo scopr il carro delle provviste e diversi "valligiani" affamati si accodarono a piedi. Al castello di Masone l'armata "brancaleone" arriv con venti uomini che furono ospitati e rifocillati. Il comandante Anfrano Sauli, sentito l'accaduto provvide a rinforzare la compagnia e il giorno dopo la mand a Rossiglione con 70 uomini in pi che fecero scempio di nemici.
Ogni azione pericolosa e vittoriosa veniva registrata dal Magnifico Sauli e inviata al Consiglio del governo della Serenissima ma, mai arriv clemenza e perdono. I governanti speravano che il nemico lo uccidesse ma, dopo un'infinit di azioni di guerriglia lui rimase indenne e allora ci pensarono loro, i governanti genovesi, a farlo fuori sul ponte di Cornigliano mentre con un cannocchiale osservava il nemico. Lasciatolo morire dissanguato, nascosero subito il cadavere che resero introvabile per smitizzarlo al che non diventasse motivo di culto. Il fratello Antonio Barbarossa prese il suo posto e continu l'azione fino al 1748 anno della pace.
A pace terminata il governo forn di dote la figlia e fece fare carriera militare al figlio, anche lui di nome Lorenzo. Antonio riprese il suo lavoro di paperaio a fianco del padre Benedetto. Il patriziato riprese il timone della repubblica e si apprest a cancellare i suoi eroi popolari come Balilla, Pittamuli, Carbone, Barbarossa, Ottone, esaltando solo i suoi Canevari e Pinelli. Il grande storico Accinelli fu addirittura arrestato per aver esaltato il governo popolare di cui faceva parte. L'intrepido capitano Clemente Rebora di Isoverde mor ucciso un giorno prima di Lorenzo.
Si concludeva cos una Epopea rivoluzionaria, che Voltaire dichiar senza precedenti la quale, anticip quella americana e quella francese.


a cura di A. Boccone

LA PRESA DELLA BADIA DI TIGLIETO    [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Nel febbraio del 1747 gli austriaci e i piemontesi occuparono Tiglieto e fecero della Badia un insediamento militare. Intorno scavarono trincee di difesa e contrattacco costituendo un caposaldo ben fortificato e quasi inespugnabile, data anche la posizione strategica elevata e quindi favorevole al controllo dei movimenti nemici. Preoccupato di questo fatto, il comandante genovese Gerolamo Balbi invi a fine febbraio il capitano Peretti del reggimento corso e l'alfiere corso Paoli in ricognizione, onde studiare la possibilit di espugnare l'Abazia di Santa Maria con un assalto improvviso.
Sul percorso i due furono affiancati da truppe irregolari, armate fino ai denti con una evidente sete di saccheggio. Peretti subito preoccupato poi, sentendosi quasi prigioniero di questa gentaglia, cerc di usarla a suo vantaggio, studiando con loro una strategia che poteva portare al successo dell'impresa. L'11 marzo 1747 venne deciso l'attacco. Occorreva fare presto perch il nemico, preso in mano Rossiglione e gi padroni di Campofreddo (Campoligure) potevano mandare truppe in aiuto della guarnigione di Tiglieto. Il commissario Anfran Sauli per essere pi sicuro della riuscita, dal suo comando del castello di Masone invi la Compagnia Barbarossa.
Lo stesso giorno, malgrado strenua e accanita difesa dovettero soccombere al veemente assalto dei contadini che penetrati nella trincea costrinsero alla resa 40 croati al soldo dell'imperatrice d'Austria. Poi le truppe del reggimento corso di Peretti investirono la cascina, a sua volta Barbarossa con tre dei suoi sal nel campanile e penetrandovi furtivamente aperse le porte della chiesa ai compagni che misero in fuga i nemici. Infine fu la volta del Palazzo dalle cui finestre i tedeschi nutrivano un fuoco costante. L'azione era riuscita a met, ora si doveva agire professionalmente prima che truppe fresche partissero da Rossiglione a dare manforte.
Palazzo Raggi fu assalito quindi dagli ufficiali genovesi e dal Barbarossa che con i pi intrepidi militi misero una serie di scale ai muri e saliti sul tetto e entrati dalle finestre aprirono una porta dopo l'altra e tutta la "canea" urlante entr di corsa sorprendendo i nemici che deposero subito le armi in numero di 160 di truppa e 5 ufficiali. Nel complesso l'assedio stato incruento, pochissimi caduti, una decina, fra gli austro-sardi e 4 agli attaccanti: i granatieri corsi ebbero solo un morto e due feriti. La compagnia Barbarossa perse un tenente e un milite corso. I contadini nel primo assalto del primo giorno, ebbero un caduto e tre feriti. Il comandante austriaco per mascherare la sconfitta si giustific nel rapporto che fu gioco forza arrendersi per mancanza di armi e munizioni, sebbene all'interno della Badia ne furono trovate molte.
Dopo questo fatto d'armi, la zona di queste alture fu lentamente sgomberata con piccole scaramucce fino al 1748 quando il territorio fu affidato nuovamente alla Repubblica di Genova, grazie alla Pace di Aquisgrana.
Il Barbarossa scese a Masone e si mise a disposizione del generale Anfrano Sauli per altre imprese fino alla morte nel fatidico giorno del 6 luglio 1747, quando sul ponte di Cornigliano fu colpito alla coscia misteriosamente ma, presumibilmente da fuoco amico.


a cura di A. Boccone

LA BATTAGLIA DI VOLTRI DEL 1796    [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Il giorno 8 aprile 1796 vengono condotte delle ricognizioni sulle posizioni occupate dai francesi nei dintorni di Voltri. Il generale francese Cervoni pur disponendo di quattromila uomini non riesce a tenere tutte le posizioni su un terreno cos vasto.
Il 9 aprile 1796 il combattimento di Voltri precede le battaglie di Dego e Cairo Montenotte di un giorno o due, quindi a Voltri che si apre la Campagna d'Italia delle truppe napoleoniche contro piemontesi e austriaci.

Giuseppe Bagetti ha firmato questa stampa con l'abitato di Voltri e le montagne.
Preso quanto poteva in viveri, Cervoni, su ordine di Napoleone si ritira fino a Savona. Torna logico chiedersi perch ancora Voltri al centro di vari movimenti storici. Semplice rispondere, perch in quelle due valli, Leira e Cerusa, esistevano i Molini per la farina di grano per il pane bianco, quindi l'esercito aveva soprattutto bisogno di mangiare; assicurato il rancio, la parola passava alle armi.
Da considerare inoltre la presenza di filande e lanifici per il vestiario e divise militari, coperte. Questo contingente riusc ad arrivare a piedi in Voltri lungo il litorale per evitare le navi inglesi e la popolazione li accolse gridando fino al delirio: evviva al nuovo governo, alla libert, alla Francia, a Napoleone. Piazza dello Scalo, centro di TUTTO ci che accadeva, alz l'albero della libert con in cima il cappello frigio.
I giacobini e la massoneria si erano messi a denigrare gli osti piemontesi, invadendo le osterie asciugando tutte le loro botti: al posto del sangue fecero scorrere il vino, fu molto meglio cos. Il 10 aprile i francesi si addensano sulla collina di San Nicol dei cappuccini e Voltri in mano austriaca dalla mezzanotte. L'11 aprile, dopo un abboccamento fra Beaulieu e Nelson, gli austriaci partono per Novi. Voltri rimane libera per un certo tempo.
Venne il 14 luglio 1796 festa per la presa della Bastiglia (1789). Allora gli scaltri atei rivoluzionari, cosa fecero, onde assicurarsi la partecipazione del popolo cattolico? " Il governo democratico ebbe la furberia di mandare in tutte le chiese di Voltri e del Circondario, squadre ben assoldate di sacerdoti missionari, onde con la loro protezione governativa, fare delle prediche politiche mascherate da patriottismo.
I sacerdoti che non aderivano venivano imprigionati, esiliati, perseguitati . ", cos scrisse il sacerdote A. Pareto di Mele. Il pittore Francesco Monteverde si apprest a nascondere tutti i preziosi e argenterie varie della parrocchia di San Ambrogio poi, si dimostr compiacente verso il governo democratico, salvando capra e cavoli, come si suol dire (vedi il libro Artisti Voltresi). Malgrado ci le chiese del capitaneato, pardon della 14 giurisdizione della Cerusa, pagarono lo scotto totale di 93.760 lire al governo francese.
Chi si incaric delle spogliazioni delle chiese voltresi fu un certo Silvano. Visto il territorio in bala degli approfittatori il Consiglio dei Seniori nel 1797: " Riconosce l'urgenza di determinare la definitiva divisione del territorio ligure senza indugi in 20 Giurisdizioni " (Francesco Grillo Storia). Quella che ci riguarda la 14 detta della Cerusa, appunto. " Essa confina col Monferrato, con il Polcevera, con la Varenna, col Lemo, con Colombo. Contiene 8 cantoni. Capoluogo Voltri con Ovada, con comizi a Campo L. comprende: Voltri con Mele e Crevari -- Arenzano con Teralba -- Pr con Palmaro, Sapello, Pegli -- Masone -- Campofreddo -- Rossiglione -- San Pietro d'Olba, Santa Maria di Tiglieto, Martina -- Ovada, S. Lorenzo, Costa " (F. Grillo).
Compiuto questo passo importante, l'ordine ritorn sovrano a Voltri e dintorni sotto la guida di Antonio Viacava (nonno del Sindaco omonimo). Abolita dal governo la nobilt e i titoli personali, ogni individuo anche se rurale, venne chiamato "cittadino". A Voltri avevamo anche il cittadino "boia" che zelantemente svolgeva il suo orribile mestiere. Le contraddizioni non mancavano, si deportava il papa in Francia ma le chiese rimanevano aperte pur derubate di preziosit. Una specie di connivenza che oggi chiameremmo cattocomunismo, si era impadronita delle istituzioni.
Il colmo si raggiunse il 13 dicembre 1798 con ricorrenza della festa di Santa Lucia dei paperai con altare in San Erasmo e in Mele, ebbene, il governo obblig tutti i lavoratori delle cartiere di astenersi dal lavoro, con pena per i trasgressori.
Ecco cosa la politica: un assurdo!! I combattimenti con gli austro - sardi si ripetevano a fasi alterne, Massena (francese) e Melas (austriaco) erano i due generalissimi contendenti sul fronte di Voltri che fortunatamente non andavano fino in fondo con le loro azioni ma, cercavano di usare tattica e strategia, toccata e fuga, cos da risparmiare pi uomini possibili per le grandi battaglie future.
I cittadini, dopo l'entusiasmo iniziale, avevano imparato a non prendere pi posizione e si lasciavano governare sia da uno che dall'altro contendente: erano diventati fatalisti, tanto che ad ogni cambiamento nessuno inveiva contro i vinti, o meglio con i simpatizzanti dei vinti. Avendo sempre bisogno di soldi per l'Arme il municipio vende le terre demaniali all'asta e chi ne pu approfittare? Naturalmente la famiglia Viacava che gioca in casa e il barone Podest (padre di Andrea) che oltre a giocare in casa come Consigliere anche e soprattutto generale del Genio dell'Arme napoleonica. Il popolo continuava a svolgere i lavori di sempre nelle cartiere, filande, iutifici, corderie di bordo, cantieristica navale, pesca; tutto filava lo stesso malgrado la guerra ma, all'orizzonte le navi inglesi non promettevano niente di buono, preparavano il blocco navale di Genova!
Nell'anno 1799, il generale francese Massena in fuga dalla Riviera di Ponente, si ferma con il suo esercito a Voltri e aspetta il collega Soult con le sue truppe per contrattaccare il nemico. Il generale austriaco Melas con tutto il suo esercito scende le colline e sorprende i francesi che li mette in fuga e li insegue tutta la notte con fiaccole accese con il risultato che, Massena e Soult devono rifugiarsi in Genova: l'inizio dell'Assedio di Genova. Mentre la citt madre soffre la fame, Voltri, sotto il dominio austriaco, continua la vita di sempre, fino alla vittoriosa Marengo del 14 giugno 1800.
In seguito fino al 1814, i genovesi della Repubblica Ligure (filo francese) godranno di un periodo di pace e di progresso.


a cura di A. Boccone

VOLTRI NAPOLEONICA    [Ritorna all'indice di inizio pagina]
" Anche a diversi comuni liguri, a cominciare da Voltri, il governo impose di vendere, forzatamente, ai cittadini pi ricchi, i beni pubblici disponibili per autofinanziarsi " (Gazzetta nazionale.). Nel 1799, a causa dell'andirivieni degli eserciti stranieri che assorbivano tutte le risorse locali, si era determinata una grave penuria di grano. Quello ricuperato cadde in mano ai soliti speculatori che fecero lievitare il prezzo del cereale prezioso. Nel gennaio dell'anno 1800 iniziarono nella Riviera di Ponente le varie malattie di sempre quando mancano gli alimenti principali della dieta mediterranea. L'assedio delle navi inglesi era esteso dalla Spezia a Nizza e non lasciava passare quasi niente se no, con piccole imbarcazioni a remi, facendo una specie di staffetta costiera, sommamente costosa.
Voltri in quel periodo increment la pesca e l'agricoltura autarchica cercando di sopravvivere. Mai, per, mancava il vino, i piemontesi tenevano bene il blocco ma gli affari sono affari e le osterie voltresi, quasi tutte di propriet dei monferini, non erano mai a secco. La popolazione, sempre pi si attaccava alla Francia in quanto, era meglio addirittura della Repubblica Patrizia dei Dogi. Il 16 aprile l'esercito di Massena, in rotta da Savona, organizza una resistenza sul Cerusa a Voltri, da permettere di sgombrare i magazzini e di ritirare tutti i documenti dal palazzo detto del "Preposto" a Cerusa di fronte all'ospedale vecchio. Massena lasciata Voltri, fa tappa a Sestri per raccogliere anche qui le stesse cose di Voltri poi, si chiude in Genova: una possente fortezza assediata dai nemici e dalla fame.
Il 21 Aprile Melas a Voltri nel Castello di Leira e si gusta la vittoria, le navi inglesi favoriscono lo scarico delle merci sul pontile di Gtega, molti debilitati dalla fame morirono per indigestione all'apparire dei cibi consueti. A Genova assediata a fine luglio 1800, morirono di fame 590 persone. A Voltri e a Sestri i cantieri riprendono il loro lavoro e riparano le navi inglesi. Riparte Melas per il Piemonte dove, infuriano i combattimenti. I francesi vincono una battaglia e Melas, sconfitto, arriva a Voltri con i resti della sua armata e 2000 cavalli; Bonaparte si preparava a sfondare il blocco per liberare Genova ma si trovava ancora a Losanna e Massena non riusciva pi a tenere in mano la situazione in citt: il fermento popolare aumentava sotto la spinta dei partigiani che si scontravano con i simpatizzanti dei francesi.
Il 2 giugno cominciarono le trattative di resa, il 5 giugno 1800, il generale con le sue truppe lasci Genova. La Liguria intera era nuovamente in mano austriaca. Il 6 giugno Melas lascia Voltri per Alessandria con il grosso delle sue truppe che il 14 giugno 1800, sono sconfitte da Napoleone a Marengo. Soltanto il marted successivo, il 17 giugno, verso sera, si diffuse la notizia della vittoria dei francesi a Marengo. I pochi cronisti della Gazzetta non sapevano pi che pesci prendere. Avevano gi stampato a favore degli austriaci e ora avrebbero dovuto lodare i francesi, decisero di lasciare quello che avevano scritto finch il governo provvisorio austriaco non fosse uscito dalla scena. A Voltri, i giacobini cominciarono timidamente a fare dimostrazioni essendo ancora gli austriaci sul territorio. Gli altri, gli industriali della carta, accettavano anche il diavolo pur che li lasciasse liberi nella loro professione. I cittadini si domandarono, ansiosi e perplessi, quale dunque doveva essere la loro sorte, e quando avr fine la serie delle tante vicende, nelle quali si trovavano da tre anni inviluppati. Tutto procedette con molta quiete; l'albero della libert fu rialzato in piazza e si grid, dopo averlo maledetto, evviva Napoleone, evviva la libert. Ogni sfogo alle passioni, ogni finto slancio per derubare negozi filo austriaci fu subito evitato con un severo proclama del generale Suchet, nominato governatore della Liguria.
Insieme alle truppe francesi rientravano i patrioti profughi, esuli, gli ufficiali della Guardia Nazionale, i preti repubblicani. Voltri con i suoi cantieri e cos la costa ligure da Pietra, Vado, Varazze, Sestri cominci a pullulare di cantieri navali per la costruzione di naviglio francese. Al 1801 abbiamo nei nostri attracchi Tartane, Sciabecchi, Leudi, Liuti, Pinchi, Chiatte che portano merci e non solo dalla Corsica e dalla Sardegna: formaggio pecorino e caprino, carbone, sale, pesce secco, tonno, maiali e persino asini. Lunghe teorie di carri prendevano la via della Canellona per spingersi nel Piemonte e in Lombardia. I traffici riprendevano a pieno ritmo. Con il commercio e le immancabili speculazioni, l'impeto giacobino, quello slancio iniziale, quella fiamma che si accende a ogni capovolgimento che volga a vantaggio della plebe, si stavano spegnendo.
Nonostante i francesi nel 1797 avessero bruciato il libro della nobilt, non risolvettero granch in fatto di uguaglianza. Era inutile che non si chiamasse pi magnifico il cittadino Spinola, il cittadino Centurione, il cittadino Lomellini, se loro rimanevano in possesso dei loro beni e a capo delle cariche pubbliche che avevano occupato prima. Con questo stato di cose, stava crescendo una nuova borghesia e con essa si affacciavano alla ribalta i Viacava, i Podest, i Vigo, i Gaggero, i Grillo, i Piccardo tutti industriali che occupavano pure posti nell'amministrazione della Giurisdizione della Cerusa per avere un miglior controllo degli avvenimenti e dei movimenti economici; niente doveva loro sfuggire di mano. Anche certe opere pubbliche venivano rinnovate come il ponte sul Cerusa e alcuni ampliamenti alla strada costiera chiamata Aurelia.
Se si dovesse fare un bilancio di questo periodo, in attivo dovremmo mettere l'ordine, nuove leggi moderne, comunicazioni terrestri, istruzione, catasto; al passivo va messa la maggiore pressione fiscale, la coscrizione obbligatoria di combattere nell'esercito napoleonico. Nel 1798 La Repubblica conia moneta aurea: il 96 Lire fino al 12 Lire e d'argento ad un massimo del 8 Lire. Il traffico marittimo era angustiato dal dominio continuo delle navi inglesi. Il piccolo cabotaggio era rischioso a causa del blocco rigoroso e, pertanto, i convogli dovevano essere scortati da navi da guerra, le quali in caso di pericolo dovevano rifugiarsi a navigare sotto costa. L'armamento navale ligure, distolto dai suoi traffici normali, cerc un compenso nella guerra corsara e durante questi 14 anni di Impero, arm a questo scopo 53 legni che, solo in piccola parte risolvettero il problema in quanto, anche i marinai non volevano rischiare la pelle e disertavano pur affrontando processi a Tolone in Francia.
A Voltri sempre pi fiorente aumentava la produzione agricola sui territori dei Piccardo, Viacava, Grillo, Podest affittati ai migliori ortolani. Continua l'attivit, anzi incrementa la produzione di lana Francesco Massone in Voltri con una fabbrica impiantata nel 1792 e dopo 8 anni nel 1800 ha 10 dipendenti. Anche Domenico D'Albertis dopo che, nel 1792 i francesi Baudet gli costruirono le attrezzature, stava nel 1802 aumentando produzione e in proporzione il numero dei dipendenti. Dal 1792 Gio Batta Orsoni, apriva a Voltri una scuola di lingua francese e latina, frequentata dai giovani delle famiglie pi in vista. La scuola era privata; la prima scuola pubblica a Voltri aprir nel 1843. Al 24 gennaio del 1800 la Giurisdizione della Cerusa, nella persona del presidente Carlo Muzio e dei membri del Consiglio, Sebastiano Leoncini e Benedetto Causa, visto ormai l'inutilit di avere una polveriera, la vendono per conto della Nazione a Domenico D'Albertis che la trasforma in un mulino.
Cade in questo periodo una grande contraddizione per cui non si sapeva pi a chi dare credito e cio, il governo repubblicano proclam che Voltri non doveva pi chiamarsi in tre borghi, Cerusa, Leira, Gatega ma bens, in S. Ambrogio e S. Erasmo, era il colmo che fece imbestialire i giacobini mangia-preti. Una confusione che persiste anche oggi perch sembra che esistano non due, ma 5 borghi. Dopo la battaglia di Marengo e liberazione di Genova, passarono 5 anni di pace durante i quali, l'industria tessile grazie ai macchinari moderni venuti dalla Francia, si rinforz e sorsero a Fabbriche iutifici e anche lavorazione della seta.
Ma nel 1805 il cannone aveva ripreso a sparare. La coalizione contro Napoleone non si era rassegnata. Dopo 5 anni di batoste, si era riorganizzata e le battaglie ripresero tutte a favore dell'Imperatore dei francesi, fino ad Austerlitz, il grande capolavoro di strategia e di valore. La notizia a Voltri arriv dopo due giorni e ripresero i festeggiamenti. Sul palazzo della Giurisdizione sventolava la bandiera francese, in Piazza della Libert si alz il solito albero, si faceva il girotondo cantando la Carmagnole. Il Codice Napoleonico fu adottato anche in Liguria e i preti gli contestavano il divorzio, rendevano difficile questa pratica, ma la Giurisdizione la spunt anche se in pochi casi fu applicato. Purtroppo le battaglie anche se vittoriose lasciano una scia di morti e hanno sempre bisogno di sangue nuovo. La Giurisdizione era obbligata a reclutare i giovani che servivano all'Arme e in questo caso, come sempre, c'era chi era costretto a partire, chi invece voleva partire volontariamente, chi pagava ingenti somme per non partire affatto.
Nel 1812 Napoleone part per la Russia portandosi via un cavallo per ogni stalla di Voltri, di Mele, di Crevari, di Pr pi un centinaio di giovani che non fecero pi ritorno. Giugno 1815 a Waterloo la sconfitta francese definitiva. La notizia della caduta arriva dopo due giorni; mentre la gente da tempo stava guardinga ad aspettare gli eventi per decidere da che parte stare. Subito si pensava che saremmo passati sotto il Ducato di Parma sotto Maria Luisa, austriaca, moglie di Napoleone. Poi poco alla volta l'ombra dei Savoia si faceva sempre pi inquietante su tutta la Liguria, dove Sanremo aveva gi optato da tempo per il Piemonte a fare data dalla fine di novembre 1814.
Il Maire (Sindaco) di quella citt, Tommaso Borea, diceva: " La consolante notizia ufficiale che tutto il stato di Genova era cesso al re di Sardegna in virt del trattato di Vienna ove le potenze erano al congresso ". Nel genovesato i filo imperiali, dopo che vi fu la sicurezza ufficiale dell'annessione di Genova con tutto il territorio dell' ex Repubblica al Regno di Sardegna, mandarono messaggi di felicitazioni a Vittorio Emanuele I.
In San Ambrogio, il genovese Don Pietro Francesco Decotto prevosto, rincuor i fedeli che niente avevano da temere dai cambiamenti politici e li invit a pregare per il ritorno del Papa dalla cattivit di Francia. La Giurisdizione della Cerusa si riun per l'ultima volta. Andrea Viacava che aspirava a diventare Sindaco di Voltri, disse che sperava che gli ideali di indipendenza e libert del Codice Napoleonico venissero mantenuti: la coscrizione obbligatoria, la presenza attiva delle province e dei prefetti, il corpo di polizia, la Guardia Civica erano conquiste irrinunciabili. Per saperne di pi dobbiamo spostarci al Centro di Genova, la Capitale, per leggere il Proclama dei Governatori e Procuratori della Serenissima Repubblica di Genova. " Informati che il Congresso di Vienna ha disposto della nostra Patria riunendola agli stati di S.M. il Re di Sardegna risoluti dall'una parte a non lederne i diritti imperscrittibili, dall'altra a non usar mezzi inutili e funesti, noi deponiamo un'Autorit che la confidenza della Nazione e l'acquiescenza delle principali Potenze avevano comprovata . Riportiamo nel nostro ritiro un dolce sentimento di riconoscenza verso l'illustre generale che conobbe i confini della vittoria, e una intatta fiducia nella Provvidenza Divina che non abbandoner mai i genovesi. Dal Palazzo del Governo, li 26 dicembre 1814, Girolamo Serra, Presidente del Governo. Ormai, dopo tanti tentativi consumati nei secoli passati, gli odiati Savoia, i nemici di sempre, avevano preso in mano la situazione e si affrettavano a sottometterci, senza neanche un plebiscito. Ha, la discesa piemontese, tutta l'aria di una colonizzazione se si pensa che, in una caserma di Voltri prendevano posto 200 soldati su 6500 abitanti e a Genova Citt, prendevano posto 7000 soldati sardi su 97000 abitanti.
Emerge doloroso il problema della brutalit savoiarda, sia a livello di violenza fisica che di competizione fra Stato e cittadino. L'umiliazione era grande ma, bisognava sopravvivere. I voltresi potenti si misero all'opera prima che arrivasse qualcuno dal nord a togliere loro il posto direzionale (oppure dal Centro di Genova). I Viacava (Antonio e Andrea) si misero all'opera facendosi trovare dietro ad un banco (scrivania) con tutti i documenti pronti per essere adattati al nuovo regime. I Muzio pi che mai al loro posto presso le mura del Chiaramone a fare il solito lavoro di esattori delle imposte. L'ing. Gian Luca Podest, generale, presso la caserma a tenere ordine e rigore. I Centurione si misero alla protezione delle industrie di Fabbriche. I Fava, in difesa della cantieristica navale: il Comune, pi che mai autonomo, si fece trovare pronto. I preti rialzarono la "cresta". I nuovi padroni quando arrivarono trovarono tutti i leaders gi organizzati, formanti una specie di "casta" immutabile e pensare che Vittorio Emanuele I, a Torino, fece gettare via perfino le sedie e i calamai del periodo napoleonico.
La loggia massonica di Voltri non aveva mai smesso di funzionare segretamente, per non essere individuata, cambiava sede sovente e mai si era interessata di patriottismo tipo Unit d'Italia, ma soltanto di interessi politici legati all'industria. La loggia prese il nome di Adelfa sotto la regia di Buonarotti. La casta borghese che si era insediata a Voltri preoccupava la nobilt la quale si era rivolta ai nuovi padroni per non essere esclusa dal potere; fu allora (1816) che sal in carica di Maire (Sindaco) Lomellini D'Aragona. Questa mossa fu sufficiente per calmare i Savoia i quali, avevano da pensare a Torino dove l'inverno era stato freddo e secco. I raccolti pessimi ovunque; re Vittorio ha visto per strada morti di fame con erba e terra in bocca. Millecinquecento mendicanti sono stati raccolti per strada e ospitati in Ospizio. Il re proibisce l'elemosina e l'asilo nelle chiese; vieta anche il commercio di granaglie e punisce i soliti ebrei che speculano su di esse. Il grano che arrivava dalla Russia costava pochissimo appena sdoganato in porto veniva portato a Voltri con carri, quando prendeva la strada del Nord, passando attraverso vari dazi aumentava enormemente di prezzo. I molini di Voltri e Pegli lavoravano incessantemente notte e giorno. Genova e di conseguenza Voltri era in una posizione di privilegio mentre, San Remo era affamata e per giunta i lupi scendevano a valle e si mangiavano i bambini e non solo; le vittime al 19 agosto 1815 erano 46.
Solo nel 1816, grazie all'intervento di cacciatori valdostani, inviati dal re, vennero finalmente eliminati lupi e linci. Lo sblocco delle navi inglesi permisero l'esportazione di carta in America, le cartiere aumentarono a un centinaio di cui cinquanta erano nel territorio di Mele, ormai autonomo dal 1798. Con l'anno 1821 la loggia della massoneria Adelfa di Voltri, ha una propaggine nella carboneria, ne fa testo una stampa di una riunione tenuta proprio da noi, in Leira. Manco a dirlo, gli affiliati erano tutti borghesi o nobili, capaci di frenare eccessi troppo rivoluzionari che avrebbero portato il nostro territorio a livello di una colonia dei Savoia. I Dongo, i Rovereto, i Porrata, gli Ansaldo, vigilavano e dirigevano nell'ombra. La gente comune, quasi anafalbeta totalmente, si occupava della pagnotta frutto del loro sudore in cartiera, nella filanda, nei cotonifici, nei cantieri navali, nella pesca.
Per quel poco che si sa in generale sull' Adelfa che ai Savoia, impegnati a vigilare sulla loggia di Genova, faceva un certo comodo sapere dell'esistenza di una loggia a Voltri indipendente da quella del Centro. Nel suo piccolo, la loggia, esisteva gi dal 1795 per controllare l'economia locale; essa si componeva di Deux Maitres de Crmonies, un Tresoriere, un Secrtaire, Un orateur i quali, restavano in carica tre anni. Non si potevano occupare di questioni politiche, ma unicamente di chiarire mutualmente sui veri principi della morale e della virt; e che la legge della Repubblica fosse propagandata e divulgata con i suoi stessi principi ovunque. Sulle regole non si poteva transigere, sulla appartenenza totale, neppure; al neofita si diceva-- Sei fermo nel proposito di entrare nella confraternita dei Buoni Cugini?-- certo-- Ti sei fatto un'idea dei terribili doveri che ti assumi? Sai che, appena reso il giuramento solenne, le tue braccia, i tuoi beni, la tua vita, tutto il tuo essere, appartengono all'ordine? Sei pronto a morire, piuttosto che rivelare i segreti dell'ordine? Sei pronto ad ubbidire ciecamente ai tuoi superiori?- Per prima cosa gli Adelfi si preoccupavano, prima di entrare in massoneria, di mettere al sicuro i beni, cedere le propriet ai figli ( nel 1805 Ippolito Durazzo cedette Villa e Palazzo al figlio Marcello) in modo che all'evenienza avessero poco da offrire, in denaro, alla causa e . questo era molto genovese.
A contrastare questi massoni anticlericali, ci pensavano i gesuiti, mediante il confessionale, essi invadevano anche il sacrario familiare e comunicavano i dati alla polizia. Un commercio florido era quello delle spie e degli informatori numerosi come mosche su una carogna. Esistevano ovunque e, la polizia segreta pullulava di tutti i veterani della dissolutezza e del delitto. Nel 1816 re Vittorio Emanuele I si fece ancora pi retrogrado, tutto ci che appariva di gusto "francioso", compreso i baffi sotto il naso, lo proib. La libert di stampa era impossibile, a Voltri arrivavano solo 10 copie della "Gazzetta di Genova" che registrava i decreti ministeriali, i ricevimenti di corte.
Libri non se ne stampavano proprio. Pi forte si faceva la pressione gesuita, pi fortemente ricorreva ai ripari la massoneria che poco alla volta piazzava un suo "cugino" all'interno di ogni fabbrica in modo di avere tutto sotto controllo e tutto nel massimo segreto. Il giudice e l'imputato entrambi massoni, si riconoscevano attraverso un gesto segreto e, in quel fare, la pena si alleggeriva di molto. I gesuiti invece, rapivano le ragazze degli ebrei se riconosciute aspiranti cattoliche, per questo bastava che esse passassero vicino ad una chiesa e guardassero la statua dell'Immacolata: diventavano suore in un batter di ciglio. Il 6 luglio 1815 i cappuccini sono autorizzati a riaprire, "senza indugi", il Santuario di S. Nicol alle Grazie.
Durante tutto l'anno 1816, a Voltri non vi furono arresti di uomini politici anche se, i piemontesi erano sempre pi tenuti a distanza dalla nuova borghesia. Il re si accontentava dell'introito che la ricca zona voltrese versava al fisco. I nomi degli industriali cartari e tessili di Voltri e Mele dell'epoca post napoleonica erano quelli di prima: Dongo, Durazzo, D'Albertis,Barbarossa, Magnani, Odone, Bellando, Bignone,Piccardo, Calcagno, Chiossone, Verrina, Arado, Polleri, solo per citarne alcuni.
Nel 1811 vengono soppresse le congregazioni laicali con decreto napoleonico, tutti gli Oratori vengono chiusi, alcuni sono abbattuti, le Compagnie soppresse o disperse. Antonio Magnani, nel 1812, approffit delle vendite pubbliche per appropriarsi di una zona "vignativa" e "olivativa" in quel di Palmaro, quel sito che oggi (anni 2000) occupato da un distributore di benzina, sino ad arrivare a nord per 600 metri ai confini con il territorio Podest. Nel 1816, dopo essere passato da Podesteria a Capitaneato e da questi a Giurisdizione, passava con quasi lo stesso territorio a nomarsi Capoluogo Circondariale. Con l'aiuto della solita loggia, Giacomo Firpo apre in Piazza dello Scalo un grande emporio (oggi Centro Commerciale, si direbbe) che si occupa in particolare dell'antico commercio delle spezie o droghe come volgarmente venivano chiamate. Il grande negozio si estendeva dove oggi (anni 2000) esiste un "ricambi auto", tutto il piano del palazzo stesso, veniva chiamato "Drogheria Firpo". Giacomo, al quale venne garantito il monopolio di tutte le spezie che arrivavano a Voltri e, come contropartita, doveva sopperire alle spese della Guardia Nazionale della quale aveva accettato la tenenza.
Questo corpo militare, formato da circa 250 volontari, si radunava in Piazza una volta al mese per l'appello e le esercitazioni. Il milite aveva fucile e divisa di sua propriet, di conseguenza faceva parte di un certo ceto medio. A San Nicol dietro l'osteria detta del Santo, la Guardia, si esercitava al tiro a segno. All'occorrenza Voltri poteva contare su 200 militari dell'esercito regio e 250 militi della Guardia Nazionale, volontari "scelti". Una nave della Marina Sarda era sempre in rada davanti alla nostre spiagge da Arenzano a Sestri Ponente con grande soddisfazione degli osti specie la domenica quando un centinaio di marinai, in libera uscita, si riversava nelle osterie. L'equipaggio di ferma permanente, era formato da "marini" della Savoia, di Nizza, della Maddalena in quanto, il re non si fidava degli altri, dei genovesi in particolare e forse aveva ragione. L'uniforme era una specie di frac nero e calzoni bianchi, con in testa un cappello a cilindro di tela cerata. Uniforme che era uguale a quella della marina austriaca; l'importante era che non fosse come quella francese.
Secondo la legge vigente, ogni giovane cominciava a essere soggetto alla leva a 18 anni; ma coloro che erano imbarcati sui mercantili all'estero, potevano ritardare la loro presentazione alle armi fino alla data del rimpatrio, rimanendo sempre vincolati all'obbligo di prestare 5 anni di servizio effettivo prima di compiere i 40 anni di et. Ripresero la loro attivit gli Oratori ma, mancava loro, il luogo dell'esercizio spirituale e liturgico, il perno intorno al quale ruotavano le attivit sociali e assistenziali che la confisca o comunque la perdita dei beni patrimoniali, mai pi integrati, resero assai precarie. Diversi oratori di Voltri dovettero desistere oppure cercarsi delle sedi provvisorie. Le casacce, per, vennero tutte recuperate e le processioni ripresero nel fresco settembre 1816. Al loro ritorno, i "priori" dei vari oratori, si diedero subito un aspetto settario per difendersi dai potenti gesuiti e dai massoni.
A proposito di questi ultimi, occorre precisare che i capi dovevano versare una quota annua per la Loggia e una quota per i poveri, ad esempio: pour le Maitre, vingt francs pour la L.. et six francs pour les Pauvres-- pour le Compagnon, six francs pour la L.. et trente sols pour les Pauvres. Pour venir au secours du Macon dans le besoin. Cos facevano pure le confraternite degli incappucciati. Chi si trovava fuori di queste stte era tagliato fuori, come chi non era iscritto a uno dei sindacati negli anni del secondo Novecento! In pratica, si pu dire che il periodo napoleonico a Voltri si concludeva in ritardo di almeno due anni; fino al 1817 da noi si visse alla francese.


a cura di A. Boccone

IL COLERA A VOLTRI    [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Il 28 settembre 1854: appello all'opinione pubblica in difesa del Sindaco di Voltri, Antonio Viacava (1824 - 1895). Con l'arrivo a Voltri del cholera, si form un comitato d'inquisizione che mandava articoli al giornale "Italia e Popolo" sminuendo e oltraggiando la figura di un grande uomo e di tutto l'apparato amministrativo e sanitario di un Comune di migliaia di abitanti.
" Non si dovea lottare solo contro il morbo; esisteva un altro nemico che ci insidiava, pi temibile del primo, perch ci pugnalava alla schiena. Fortuna che la stampa ancora libera e possiamo difenderci . ", cos il Medico Antonio Cattaneo che prosegue ", Il 23 luglio si manifest il cholera importato a Voltri da alcuni lavoratori del bacino di carenaggio e fu immediata la solerzia del Sindaco Avv. Antonio Viacava che, la sera stessa aveva gi preparato un improvvisato lazzaretto nel convento dei Minori Osservanti. Il primo a entrare obbligato dal Sindaco era un recalcitrante Antonio Bellini di Pietra Ligure che fu amabilmente curato da infermieri con l'aiuto continuato dei monaci. Eppure i monaci sono presi di mira perch "non davano acqua del loro pozzo ai malati" e prediligevano il professore di Musica Beccali agli altri.
Il 24 Viacava formava una commissione composta di 6 Consiglieri Comunali dimostratisi zelanti e presenti come il signor Ambrogio Pasquale Canepa che con grande solerzia organizz il Servizio Sanitario, visit i luoghi colpiti a Fabbriche e Fiorino, proib l'ingresso e la vendita di frutta acerba o guasta, impedito di urinare nei "canti", imbiancare scale e portici, deviare il torrente Leira perch l'acqua era stagnante.
Il 25 Viacava in persona si espose al morbo non lesinando visite di giorno e di notte, sequestr farine, paste manipolate, mandando a Giudizio i trasgressori.
Il 26 prescrisse l'apertura di una farmacia con un sanitario permanente; alle famiglie povere provvide a sue spese di calce e cloruro per disinfettare. Apriva, il Sindaco, una oblazione fra pochi colpevoli di essere "ricchi" e raggiunse 2.500 Lire, somma enorme che poteva aumentare, se gli "avaroni" con la scusa di essere oppositori politicamente, si sottrassero.
Il giorno 4 agosto, il Sindaco fu colto dal morbo! Fu allora che come medico gli impedii i contatti e premurai di curarlo con farmaci pi idonei e costosi. L'obbligai a ritirarsi su una delle sue tenute in collina: E' qui che accadde che, data la propaganda fatta contro di lui anche intorno la campagna, si convinse a spostarsi armato di fucile da un posto all'altro con il risultato che, i villani lo accusarono di divertirsi a caccia mentre in citt si moriva! Finalmente, dopo 16 giorni gli permisi di ritornare nell'abitato.
Il 26 agosto riprendeva l'attivit nel suo ufficio dove egregiamente lo sostituiva il prete G.B. Piccardo.
Il 3 settembre il Sindaco visitava il lazzaretto (ospedale provvisorio) e il 4 settembre visitava San Bartolomeo a Fabbriche per visitare i cholerosi poi, quelli ai Bruxinetti. Lasciava di proprio al Cappellano di quei luoghi, lauto soccorso. Di ritorno si ferm a visitare altri due operai presi dal morbo nella cartiera di Perogrosso.
Questa pura storia che neppure il pi spudorato bugiardo potrebbe impugnare perch, i fatti sono apparsi apertamente e tutti possono testimoniare" (Medico Antonio Cattaneo sul Corriere Mercantile). Passati alcuni giorni apparve una specie di ritrattazione sul giornale "Italia del Popolo". " Male informati dai settari che a Voltri non mancano mai di formare logge e conventicole per cui, se sei fuori di esse non Vali niente, encomiamo il Sindaco come pieno di zelo nel provvedere alla salute del paese, come avente diritto alla gratitudine della comunit intera ". Come mai, quest'uomo divenne prima considerato un simulatore di malattia, un fuggitivo, un vigliacco pauroso del cholera e in pi reo di aver sparso notizia della sua infermit?" (Medico Alizeri).



La famiglia Viacava da tre generazioni dominava la scena industriale, culturale, agricola di tutto il territorio voltrese, il suo patrimonio ammontava a cifre da capogiro, controllava inoltre la Societ del Mutuo Soccorso. Antonio fu Sindaco per tanto tempo prima di essere Deputato per i collegi di Voltri al primo parlamento dell'Italia Unita. "Un tale uomo per forza di cose soggetto a critiche d'ogni genere. L'opinione pubblica, questo tribunale autorevole ed inappellabile, potr giudicare di noi da questi detrattori, questi guasta tutto, queste nullit sociali in berretto frigio, banderuole che si girano secondo il vento che tira, questi osano attaccare con i modi pi villani e con vigliacco anonimato, usando un abbietto Giornale" (Marchese Lomellini di Aragona).




LA RESISTENZA A VOLTRI            [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Durante la Seconda Guerra Mondiale, molti lavoratori dello stabilimento SIAC di Genova Campi vennero deportati in Germania per essere utilizzati nella costruzione di carri armati e quanto altro poteva essere utile nell'industria bellica.
Tra i tanti deportati c'era anche il sig. Natale Giampaolo di Voltri, il quale scrisse diverse lettere alla famiglia durante questo periodo di deportazione.
Leggendo le Lettere dalla Germania di Natale Giampaolo si può avere un'idea di quello che provavano queste persone in Germania, delle loro condizioni di vita e dei rapporti che avevano con i tedeschi.
LA RESISTENZA A VOLTRI -2-            [Ritorna all'indice di inizio pagina]
La storia fotografica del bombardamento di Voltri e della sua Liberazione da parte degli Alleati
Per le fotografie si ringrazia la sezione A.N.P.I. di Voltri

LA CONFRATERNITA DI S. AMBROGIO    [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Una delle più antiche tradizioni liguri sono le Processioni, durante le feste paesane o altre manifestazioni liturgiche, con gli artistici "Cristi" portati dai Confratelli delle varie Confraternite. Potrai vedere la storia ed alcune fotografie della Confraternita di Sant'Ambrogio

IL SANTUARIO DELL'ACQUASANTA       [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Fai una visita virtuale al bellissimo Santuario dell'Acquasanta, conoscerai la sua storia e vedrai le foto.

SAN CARLO PATRONO DI VOLTRI       [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Il patrono di Voltri è San Carlo Borromeo, che si festeggia il 4 novembre.
Voltri lo ricorda con due feste: la festa principale di "San Carlo" che viene festeggiata la domenica vicino al 4 novembre presso la chiesa di S.Erasmo.
Normalmente il pomeriggio di tale domenica viene il Vescovo di Genova nella chiesa di Sant'Erasmo per ricordare il santo patrono.
La domenica successiva, nella parrocchia di Sant' Ambrogio viene festeggiato in tono minore "San Carlino".
San Carlo patrono di Voltri dal 1649: Voltri era stata colpita da una grave pestilenza subito dopo un inverno durissimo che aveva già provocato molti morti. Pertanto i voltresi chiesero alle autorità di proclamare San Carlo patrono di Voltri, con la speranza di placare la terribile epidemia.
L'autorità autorizzò la richiesta il 12 maggio 1649: subito iniziò un evidente miglioramento, i malati iniziarono a guarire e le morti calarono notevolmente.
Il 13 maggio 1649 i cittadini voltresi celebrarono San carlo Borromeo patrono di Voltri.
Le richieste al santo patrono furono rinnovate per altre calamità che colpirono Voltri: per l'assenza di piogge nel 1817, 1893 e 1896; per le scosse di terremoto nel 1828 e nel 1887; per il colera nel 1835, 1854, 1866 e 1884; e infine nel 1889 e nel 1893 per il vaiuolo.

Ferriere
Anno 1908 circa.
Lavorazione alle ferriere
LE INDUSTRIE VOLTRESI         [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Agli inizi del secolo Voltri era fiorentissima di industrie e rinomata per le sue spiagge e stabilimenti balneari.
Aveva la sua forza industriale nei cantieri navali e nelle cartiere, una cinquantina che erano molto famose sia in Italia che all'estero: la Regina d'Inghilterra con un suo decreto aveva stabilito che i registri dello Stato dovessero essere di carta prodotta a Voltri, essendo la più resistente al logorio del tempo ed alla distruzione degli insetti.
Vi erano anche stabilimenti metallurgici, iutifici, lanifici e cotonofici di importanza nazionali.
Da Voltri alla Val Camonica: i Tassara pionieri della siderurgia.
(Tratto da un'articolo di Paola Gotta)
Un eccezionale spirito imprenditoriale e una continua tensione all'innovazione e alla sperimentazione hanno guidato, per più di 130 anni, l'attività di una famiglia voltrese, i Tassara, che ha condotto con intelligenza e caparbietà, prima a Voltri, poi a Darfo e a Breno (entrambe in Val Camonica), un'importante esperienza nello sviluppo della siderurgia italiana.
Nella seconda metà dell'Ottocento l'industria siderurgica italiana si trovava in condizioni di grande arretratezza, dovuta sia alla scarsità delle miniere di ferro che all'inadeguatezza degli impianti, il cui rinnovo avrebbe richiesto enormi investimenti tecnici e finanziari, senza considerare l'assenza quasi totale di giacimenti di combustibile fossile.
In questo panorama Filippo Tassara avviava, nel 1854, una piccola industria del ferro a Fiorino, presso Voltri, lungo il corso del torrente Cerusa.
La piccola officina, che produceva ferro e chiodi per i costruttori navali della riviera, dovette rispondere pienamente alle aspettative del suo fondatore che in soli dieci anni fruttò i capitali che permisero il trasferimento nella vicina Voltri, dove sorse, nel 1865, la prima Ferriera, che prese il nome paradigmatico di "Ricompensa".
In essa il Tassara installò un treno laminatoio azionato da una macchina rotativa a vapore di sua invenzione e vi chiamò a lavorare operai specializzati provenienti in massima parte dalle zone del bergamasco e del bresciano, dove l'industria siderurgica era assai più sviluppata.
La ferriera continuò a migliorare, anche per le consulenze di Giorgio Enrico Falck Sr., fino a che, nel 1875, fu necessario impiantarne un'altra, denominata "Stella d'Italia", fornita di due treni, uno sbozzatore e uno a serpentaggio.
Per comprendere meglio come dovevano apparire gli esordi imprenditoriali della famiglia Tassara, ecco quanto riportava, sul finire dell'Ottocento, un articolo del Secolo XIX: "È necessario che non si lasci passare sotto silenzio il grande sviluppo preso dalla Ferriera dei Signori Tassara. La famiglia Tassara è veramente degna di un posto nell'aureo libro 'Volere è Potere' e certamente vicino ai nomi di individualità che dal poco, anzi dal nulla, con assiduità, lavoro, intelligenza han saputo toccare meta sì alta, procacciando, col proprio, il benessere di una popolazione..."
Nato a Genova nel 1820, Filippo Tassara ebbe dodici figli, cinque femmine e sette maschi. Ventisei anni e cinque fratelli dividevano il primogenito, Giuseppe, nato nel 1847, dall'ultimo, Carlo, nato nel 1873.
Quando Filippo morì, nel 1878, Giuseppe non deluse le aspettative del padre: prese in mano le redini della famiglia, coinvolgendo i fratelli nell'impresa fino ad inserirveli quasi tutti e valorizzò le Ferriere ormai divenute Ditta "Filippo Tassara e Figli", portandole a livelli di assoluta competitività. ...
... Sul finire del secolo XIX le Ferriere misuravano 730 metri di lunghezza, avevano 12 macchine motrici fisse, producevano 240.000 quintali annui di oggetti vari e impiegavano 800 operai.
Intanto, nel 1895, era sorto, grazie all'afflusso di ingenti capitali tedeschi, l'Istituto di Credito Italiano, fra i cui azionisti figurava anche Giuseppe Tassara.
Da quel momento le grandi industrie liguri ebbero un'importante struttura finanziaria in grado di sostenerle.
Il 4 maggio 1899 la Ditta "Filippo Tassara e Figli" divenne Società Anonima "Ferriere di Voltri" con un capitale di 6 milioni di lire; alla famiglia Tassara andò la maggioranza assoluta. ...
... Le antiche Ferriere, alla cui direzione Giovanni era succeduto a Giuseppe, prematuramente scomparso, vanno incontro ad una fase di espansione: lo stabilimento si arrichhisce di nuovi laminatoi e di nuovi forni a gas e viene ultimato il terzo forno dell'acciaieria. La società, ben affermata sul piano nazionale, acquista una bulloneria a Sestri Ponente, una nuova ferriera a Rossiglione e, poco dopo, uno stabilimento siderurgico a Oneglia -IM-.
Negli anni precedenti la guerra anche le attività dei Tassara risentirono della crisi che investì il settore siderurgico italiano, in difficoltà nel recepire combustibili e rottami e sempre più costretto a ricorrere all'indebitamento bancario.
Il primo conflitto mondiale, grazie alla richiesta di materiale bellico, condusse ad una netta quanto effimera ripresa, ma, terminata la guerra, la Società "Ferriere di Voltri" dovette inevitabilmente fare i conti con una realtà che si era conformata già da qualche anno, ossia l'integrazione delle imprese e la formazione di colossi polisettoriali.
Il 13 marzo 1918 i Tassara cedettero la maggioranza del pacchetto azionario ad Attilio Odero, presidente della Terni, legando così le sorti della loro industria a quelle di uno dei giganti della siderurgia italiana. ...
... Nel 1930 la Società Anonima "Ferriere di Voltri" venne assorbita dalla "Ilva altiforni e acciaierie d'Italia", il cui primo presidente fu Filippo Tassara.
Terminava così l'avventura di una delle industrie pioniere della siderurgia italiana. ...
... Carlo, l'ultimogenito, animato dallo stesso spirito imprenditoriale che aveva guidato il padre più di trent'anni prima, diede avvio, presso Brescia, a quello che diverrà uno dei più importanti centri elettrosiderurgici italiani. ... Egli introdusse a Darfo, primo in Italia, l'uso del forno elettrico nella produzione di ferroleghe. ...
... Nel 1920 Carlo Tassara si trasferisce a Breno e dà inizio alla costruzione di uno stabilimento di leghe metalliche terminato nel 1922, anno in cui abbandona la carica di amministratore nell'impresa di famiglia.
Il Castello di Tassara a Voltri.
castello Fu costruito da Federico Tassara su progetto di Andrea Crocco, noto architetto del primo Novecento. Sorto su un antico rudere in una collina ricca di storia e battaglie, fu monumento nazionale.
Passato successivamente in proprietà a Carlo Tassara, è stato devastato nell'ultimo conflitto mondiale.
Oggi appartiene alla "Casa del Santo Bambino" e di recente è stato egregiamente restaurato. Esso gode di una splendida vista sovrastando la Valle Cerusa dove sorgevano le Ferriere di Voltri con le loro sette ciminiere.
Purtroppo la recessione industriale che ha colpito Genova ha fatto si che anche Voltri, ormai delegazione ponentina, perdesse quella sua forza industriale che l'ha contraddistinta nella sua storia.
In questi ultimi decenni ha subito un degrado, soprattutto turistico ed ecologico, con la costruzione del nuovo Porto di Voltri che non ha portato il boom industriale che ci si aspettava (soprattutto in campo occupazionale per gli abitanti di Voltri), ma ha contribuito al degrado urbanistico della delegazione.
Ultimamente sono sorti dei comitati cittadini molto attivi che operano per un rilancio di Voltri e per renderla più vivibile cercando di restituirla alla sua vocazione naturale di località balneare.
La tomba dei Tassara.





2003: 100 ANNI DI VOLTRI CITTÀ          [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Nel 1903 il re Vittorio Emanuele III proclama Voltri Città a tutti gli effetti. Con questo il re non faceva che ufficializzare qualcosa che era in atto almeno dal 1820.
Nell'ultimo decennio del secolo diciannovesimo la nostra cittadina, detta "Voltri l'Industre", cavalca un'onda positiva, un boom economico senza precedenti. L'onda spontanea incrementata dal Sindaco Nicola Mameli, filosofo, scrittore, mazziniano, fratello di Goffredo. Alla morte di Nicola (1901) il nuovo sindaco Giuseppe Alizeri chiede l'ufficializzazione al re. Nel 1903 il sindaco in carica, Agostino Vigo (1863-1942), industriale tessile, mecenate, socio fondatore del Circolo velico (1898), finanziatore di "ludi" ginnici, ha l'onore di ricevere e firmare l'accettazione del prestigioso riconoscimento regale.
Dopo di lui si alternano alla carica Gio Batta Gaggero e Carlo Tealdo i quali assieme a Vigo fondano la S.S. Nicola Mameli (1904). Nel 1905 il sindaco è Nicolò Canepa, seguito da Antonio Puppo.
Dopo la guerra mondiale (1918) si contano i morti voltresi, sono 148 circa.
Dopo le elezioni del 1920 vinte dai socialisti sale alla carica di sindaco Bernardo Odicini. Nel 1922 la violenza fascista provoca le dimissioni della Giunta socialista. Segue un periodo prefettizio di alcuni mesi poi, le nuove elezioni sono vinte da una coalizione formata da liberali giolittiani, cattolici, nazionalisti e fascisti.
L'industriale cartario G.B. Magnani è il nuovo sindaco in carica che si mette a ricucire il deficit municipale, a iniziare i lavori (1925) della via Buffa, a ridurre la disoccupazione catastrofica, a erigere un monumento ai caduti ecc.
All'inizio del 1926, quando il Duce vuole la "Grande Genova", Magnani si dimette. Prende provvisoriamente la carica l'avv. Domingo De Filippi che dopo una certa resistenza al provvedimento, sotto la spinta del regime, lo accetta e lo firma. Da quel momento in poi lui diviene commissario regio della delegazione di Ge-Voltri.
Voltri l'Industre sar sempre meno industre, la popolazione scenderà a 15.880 anime, Tassara e Campanella passeranno sotto l'I.R.I., i lanifici e i cotonifici chiuderanno.
In seguito bombardamenti (1944), alluvioni (1970) e amministrazioni di varie tendenze politiche lo ridurrano fra il 1970 e il 1990 ai minimi livelli di "guardia". Da quel periodo in poi inizia un lento risveglio dovuto ad una lenta presa di coscienza della cittadinanza, gradatamente sempre pi partecipe e interessata alla cosa pubblica.
Andrea Boccone

LE CATASTROFI A VOLTRI          [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Gli avvenimenti che, negli ultimi decenni, hanno portato Voltri alla ribalta nazionale sono stati, oltre alla costruzione del porto, la disastrosa alluvione del 7 ottobre del 1970, e la più recente alluvione del 23 settembre 1993, senza contare le altre cinque alluvioni che ci sono state dall'inizio del secolo.
Parlando invece di cose positive, il 26 settembre1992 ha riaperto, dopo circa settant'anni, la Biblioteca di Voltri, la più antica Biblioteca Popolare d'Italia nata nel 1846.

La maggior parte di queste notizie sono tratte da:
VOLTRI, ANTOLOGIA DI COSE, FATTI E PERSONAGGI - Carlo Dall'Orto - edizioni VOLTRI 1967
PAGINE VOLTRESI - sac. G.B. Cabella - edizioni GENOVA Tipografia della Gioventù 1908





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