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Questi sono i testi originali delle lettere scritte alla famiglia da un operaio di Voltri, deportato in Germania durante la seconda guerra mondiale nel periodo 1944-45. Purtroppo mancano delle pagine che sono andate perse.

Parte prima

Vai alla parte seconda

..................che sparano addosso a questa gente; fuggono semplicemente perché il loro miraggio è di ritornare alle loro case ove una mamma, una moglie, dei bambini, ignari di quello che succede, attendono con gioia la solita ora giornaliera per poter riabbracciare il loro rispettivo figlio, marito, papà.
Ad ogni sosta di stazione, ormai la voce si è sparsa in un baleno, c'è una folla di gente che reclama i loro figli, spose che portano seco i loro figli a salutare il papà che parte per chissà dove.

In treno il morale dei più è ancora alto, sinora siamo in Italia!....ne riparleremo al Brennero. C'è chi dice che si va a Milano; qualcuno comincia a spogliarsi, fa sempre un caldo terribile; ad una fermata dopo Busalla, si viene a sapere che uno si è gettato giù dal finestrino nelle galleria; un ferroviere ci annuncia che in quel mentre passava un altro treno; forse, poverino, ci ha lasciato la vita.
Il morale dei più comincia a calare. Arriviamo a Milano sull'imbrunire. In comincia la nottata e sarà una notte di continui spari di mitraglia. I sorveglianti sorvegliano......veramente: ogni tanto il treno si ferma ed essi scendono giù a rincorrere qualche fuggitivo, qualcuno ce l'ha fatta, molti vengono ripresi e riportati sul treno. Anche nel mio vagone c'è un forte preparativo di fuga. Mentre la maggioranza dorme, una decina sono svegli ed hanno già levato i fili spinati, stanno preparando la fuga. Intanto, dal vagone che si trova davanti a noi, vediamo un compagno che si cala sui respingenti e di lì spiccare un bel balzo, degno di un campione, nemmeno visto dai sorveglianti; fortunato che domani rivedrà i suoi cari.
Uno del mio vagone, incitato da questi, tenta l'ardua impresa, ma gli dovrà andar male, tentenna sul da farsi e viene avvistato, il treno si ferma e lo portano, assieme agli altri che furono presi prima, in un vagone che viene destinato per questa gente, diciamo, pericolosa.

Passata questa nottata d'inferno, al mattino, verso le sei, arriviamo a Trento e lì ci vengono distribuite cartoline postali della C.R.I. che ci permettono di fare sapere alle nostre famiglie che ci rechiamo in Germania.
Si riparte dopo otto ore di sosta (intanto, in quel frattempo, il secondo treno ci raggiunge ed ebbi modo di vedere molti miei compaesani. Ci viene anche concesso di scendere a due alla volta, scortati, per recarsi a fare i nostri bisogni).

A Lavis, altra sosta, ma più breve. Anche lì potemmo scendere. Il tempo si mantiene sempre sul bello; qualcuno pensa a prepararsi il letto per la seconda notte raccogliendo dell'erba ancora fresca che, poi, servirà per scaldarci. Avremo una notte di freddo terribile e nessuno è equipaggiato per queste temperature, molti sono in semplice maglietta estiva, senza maniche ed i primi sintomi del freddo incominciano a farsi sentire all'inizio del Brennero; una pioggia che noi liguri la vediamo d'inverno, fa un freddo cane, c'è ancora la neve.....su in alto.
Alla stazione del Brennero altra lunga sosta. Qualcuno lo portano giù a braccia, è intirizzito dal freddo, viene rifocillato alla bella meglio; tutti, in treno, cerchiamo di abbottonarci..... ma che cosa? Siamo, come ripeto, vestiti d'estate e i passanti sono tutti incappottati. Chiediamo, a loro, delle sigarette che gentilmente ci vengono regalate.
Finalmente si riparte. Qualcuno è riuscito ancora a fuggire, a me, il pensiero di essere preso dalla mitraglia dei sorveglianti mi fa desistere dal tentare. Penso a mia mamma e alla fidanzata, mi affido al destino e spero di ritornare presto sano e salvo.

Attraversiamo zone incantevoli, malgrado che il tempo sia uggioso ed intanto comincia a farsi sera, che nottata dovremo passare!
Dopo aver consumato (bruciandola) tutta quell'erba ancora verde che doveva servire da materasso, un fumo tremendo quasi ci asfissiava, e stavamo accovacciati uno a ridosso all'altro per poterci addormentare. Io non dormii tutta la notte. I viveri cominciavano a scarseggiare, sporchi e sudici, due giorni senza lavarsi, passai la notte sempre dalla feritoia che permette di poter respirare.
Finalmente venne giorno e in una stazioncina la tradotta si fermò definitivamente dopo aver attraversato importanti centri industriali. Dopo un paio d'ore di sosta, ci fecero scendere dal treno e lì cominciò un'altra via crucis. Chi ci prese in consegna ci considerò ribelli e iniziammo quel pò pò di gita a colpi di calci del moschetto, molti l'assaggiarono!
Pioveva, il terreno era fangoso, la strada in salita, fatiche che, dopo quel viaggio tremendo, non si potevano sopportare.
Impiegammo quasi un'ora ad arrivare ove saremo rimasti quindici giorni internati. Giunti a destinazione, una sorpresa poca gradita ci attese: entrammo e cominciammo a vedere gente vestita a .......righe. Intanto la pioggia continuava a cadere insistentemente, fitta, fitta.
Due ore fermi sotto l'acqua, in attesa di decisioni. Uno di noi,che faceva da interprete, dopo l'inzuppata di due ore, ritornò da conferire con il Comandante del campo (un uomo dall'aspetto burbero, ma che doveva essere una brava persona) ci disse che fu uno sbaglio se finora ci avevano trattati male. Immediatamente ci fecero fare una doccia calda (fu quella che ci rimise in carreggiata......) senza, però, nemmeno asciugarci, dovemmo vestirci subito. Ci assegnarono delle ampie camerate ove, per ognuna, si dormiva in un centinaio.
Qui, adesso, comincia un'altra vita. Siamo al riparo della pioggia (che è sempre in scena), ma comincia quella del mangiare. Abituati, tutti, alle nostre case, dove ognuno mangiava secondo le proprie abitudini, qui era tutto diverso. Trasportati di colpo in un altro stato, ove il modo di mangiare è assai diverso, incominciò a farsi strada la fame. Anche i nostri visi abituati ad essere rasati ogni due giorni, cominciarono a farsi più tristi, come la nostra esistenza e oramai si vedevano solo barbe lunghe! Sembravamo tanti mendicanti seppure tra noi operai si trovassero anche cinque o sei ingegneri, diversi dottori in chimica, impiegati tecnici e tanti altri impiegati, ma oramai la vita in comune ci aveva considerato tutti alla stessa altezza.
Intanto cominciarono ad arrivare le prime zuppe (che poi, in seguito, ne dovremo bere molte di queste insipide pappine!). Nelle camerate, mancando ancora l'organizzazione, era un grande variare, un baccano del diavolo, poi, piano, piano ci organizzammo fra noi e, quella gente, che fra noi era ritenuta più colta, prese le redini in mano e furono nominati dei capi rancio per la distribuzione dello stesso (perché , da notare, che, una volta che fummo sistemati in queste camerate, nessuno più ci disturbava, tranne quando ci portavano il rancio). Dopo tre giorni, decisero di far venire tre parrucchieri, era ora! Ridiventammo un pò più civili. Questo serviva anche a loro perché poi ci portarono a farci fotografare e conseguentemente ci fecero i documenti per il libretto personale con sopra la nostra qualifica di operaio. Ecco lo scopo della nostra venuta fin qua: lavorare.
Al quinto giorno, mentre la sporcizia si accumulava sempre di più, finalmente ci dettero un pezzo di sapone da 100 gr. da dividerci in...... quattordici; a me servì per lavarmi solamente il fazzoletto!

Intanto incominciavamo ad ambientarci, ma era una vita monotona, le giornate interminabili, non si faceva niente; quando si pensi che si viveva in uno spazio di terreno di ottanta metri quadrati, tutto cintato, con i fili spinati con la corrente elettrica, e per di più senza notizie di nessuna qualità.
In questi quindici giorni si alternarono giornate piovose a giornate caldissime ed allora cominciammo in tanti a fare la "cura del sole"! Come già detto cominciavamo ad ambientarci ed ecco che cominciarono a formarsi dei giocatori d'azzardo; poi, qualcuno comincio a cantare per scacciare la tristezza. Cominciò, allora, ad uscire qualche vero cantante e dopo qualche giorno si organizzavano, ogni dopopranzo, verso le quattro, spettacoli di varietà! Era un'ora di buon'umore che davvero non sembrava il preludio di prossime tristi vicende. Intanto ci venne distribuito del tabacco. Che spettacolo dopo diversi giorni che non si fumava! Nel frattempo si cominciava già a sentire qualche voce . Si diceva che presto saremmo partiti per andare in grandi stabilimenti. Infatti, un giorno, cominciarono le partenze.
Il primo giorno ne partirono centocinquanta e di lì via, via, finche venne anche il mio turno. Eravamo in duecento e fummo destinati a Dresden (Dresda). Prima di partire ci fecero firmare un foglio di scarcerazione........
E adesso comincia la seconda Via Crucis. Altre due notti e due giorni di freddo e sempre vestiti come quando ci presero dallo stabilimento a Genova! Benché ci avessero detto tante belle cose e a tante belle parole avesse fatto seguito un intenso battimani !
Dunque, il viaggio cominciò al dopopranzo, verso le cinque (come viveri, a dire la verità, furono discretamente sufficienti). Questo secondo viaggio superò il primo in fatto di freddo e per di più, oramai, eravamo anche provati e molto dimagriti. Il fisico era già indebolito (con quelle pappine) ed arrivammo a destinazione che sembravamo tanti stracci.
Passai la seconda notte e, come me credo anche gli altri, patii tanto freddo che mi sembrava proprio di non farcela. Avevo già un forte raffreddore dal giorno prima e la seconda notte senza un po' di fuoco e una temperatura polare ci si può immaginare che piacere!
In questo secondo viaggio, le porte dei vagoni erano aperte. Non si temeva più che si potesse scappare. Per due giorni splendette un bel sole caldo. Si stava tutti, a turno, seduti sulla porta con le gambe a penzoloni fuori dal vagone a godersi lo spettacolo delle immense piantagioni di pini. Un viaggio per me interminabile che mi sembrò, in verità, molto più lungo del primo.
Finalmente, il mattino del giorno 2 Luglio, arrivammo a Dresden e di lì, staccati i nostri vagoni dalla locomotiva, con un'altra, ci trasbordarono a quel paesetto di campagna ove attualmente ancora mi trovo: a Tschachwitz.
Fummo portati nella cantina ove ancora solitavano consumare i pasti i tedeschi stessi. Consumammo una buona colazione poiché, dopo una tazza di surrogato senza zucchero, mezzo kg di pane e un etto di burro (o margarina), ci offersero una specie di pastasciutta con la pasta stracotta. Dopodiché, fummo alloggiati definitivamente in baracche contenenti ognuna venti persone.
Qua, adesso, comincia un altro sistema di vita perché, se a Mathausen, quello che mangiava uno lo mangiavano tutti gli altri, qua, invece, si è liberi di poter uscire e la borsa nera è di attualità come in Italia. Il pane costa dodici marchi: centoventi lire al chilo!........ e, dunque, chi ha i soldi mangia e chi non ne ha tira la cinghia o se no, qua di rape ce ne sono molte, s'accende un fuoco e ci si arrangia.
Fu una triste esperienza che dovemmo fare tutti se si voleva mangiare. I primi giorni furono abbastanza duri. Dopo tutti quei disagi, privazioni, freddo, acqua, ci mandarono in officina a fare dodici ore al giorno e alla sera a pensare a mangiare qualcosa di differente, perché una pappina non poteva..........

(mancano 3 pagine)

..............dei debiti, ma posso ringraziare chi mi aiutò facendomi dei prestiti che, regolarmente, rimborsavo ad ogni paga che riscuotevo. Dovetti vendermi l'orologio da polso (con mio grande rincrescimento) ricavandone R.M. 400 (L. 4.000).
Il morale da quel giorno cominciò ad essere molto elevato perché, oltre ad avere qualche soldo in tasca, mi capitò quello che, adesso, le circostanze , non mi permettono di poter spiegare. Lascio questo spazio perché un giorno mi spiegherò. .............................

Intanto la situazione definitiva che sembrava dovessimo avere in questo Lager, improvvisamente cambiò. Ci furono spostamenti da una parte all'altra malgrado si lavorasse sempre nella stessa officina. Io e una sessantina di miei compagni fummo trasferiti in una zona distante circa sei chilometri ove un autobus, tutte le mattine e alla sera, ci portava a destinazione. Il luogo dove alloggiavamo era un posto dove la frutta, come le pere e le mele, era in abbondanza. In verità, ne mangiai moltissima e, in quei quindici giorni che risiedemmo lì, mi sentivo fisicamente molto migliorato. Inoltre, in quel Lager, si trovavano prigionieri inglesi che, di nascosto, per qualche sera, ci regalarono dei bidoni pieni di minestra a base di miglio e verdura, molto buona, sembrava di essere a ........Genova.
In seguito rifummo trasferiti al vecchio Lager, ove mi trovo ancora adesso. Siamo rimasti, dei duecento, una cinquantina. Gli altri centocinquanta, a Novembre, furono trasferiti a Passan, in Austria. Di là, qualche amico scrive rimpiangendo ..............nientedimeno qua dove ci troviamo quei pochi rimasti.

Adesso siamo in Dicembre. Il freddo ha già fatto sentire la sua voce. Gli indumenti invernali mi mancano. Malgrado che, notizie da casa, mi annuncino la spedizione del pacco invernale, aspetto, io come i miei compagni, giorno dopo giorno, con un'impazienza tale che i giorni sembrano mesi.
Abbiamo già visto la neve ma non molto abbondante. Per diversi giorni si mantiene il terreno ghiacciato..........
Riprendo a scrivere. Siamo a metà Dicembre. La situazione è migliorata molto in fatto di mangiare. Essendo in pochi si può avere .......qualche supplemento, ma riguardo ad altre cose andiamo molto male. Ormai sono tre mesi che non si vede una sigaretta.
La posta è andata a farsi benedire! Gli indumenti invernali.........................

(manca una pagina)

...................parlando con pura sincerità, il ricordo dei miei cari e della mia cara Maria, mi fa desistere dal progettare. Mi accontenterò di quello che mi sarà distribuito, ma i miei compagni mi hanno già accreditato di una buona bevuta di ........birra, perché ricorre il mio Santo. Questa senz'altro l'ho accettata e non verrò meno alla mia parola!
È già un mese che il tempo si mantiene magnifico: cielo sereno, terreno asciutto, malgrado che siamo sottozero. Importante che non piova. Siamo a 5 giorni dalla nascita di Gesù Cristo e si vocifera che, quel giorno, si farà una bella giornata di festa, anche in fatto di mangiare (la cosa più importante).
Intanto le partenze si susseguono e questa settimana altri dieci compagni partono. In questo tempo che non ho scritto, sono arrivate una ventina di donne polacche che sono impiegate in officina facendo i turni di notte, ed io, assieme a quasi tutti quelli che siamo rimasti, ho cambiato lavorazione. Prima facevamo un accessorio del carro armato, adesso, invece, siamo passati al montaggio completo dello stesso. E' un lavoro molto diverso e a me piace molto di più del precedente, ma non è ancora il mio lavoro, quello che a me piace veramente, ma , qua bisogna andare dove ti mettono e non c'è niente da fare; e poi non è qua che io devo morire. In Italia, un giorno, dovrò ritornare e là , se mai, potrò sistemarmi come vorrò.
Oggi, mentre scrivo, sono assai elevato come morale. Ho ricevuto una lettera del mio caro fratello Franco e una di mia sorella Filli, nelle quali, apprendo, che un pacco, a giorni, dovrà arrivarmi. In esso, oltre a indumenti (che mi saranno molto necessari), ci sarà qualcosa da mangiare e anche qualcosa (importantissima) da fumare, perché sono oramai tre mesi e mezzo che ...........

(manca una pagina)

In questi giorni, la temperatura è salita a 15 gradi sottozero al mattino e nel giorno arriva a 10 gradi (sottozero). Oramai siamo abituati a vedere il ghiaccio tutto il giorno e sembra una cosa normale, mentre, a Genova, era un avvenimento.
3 Gennaio, sono passate le feste di Capodanno. Da una parte sono contento perché è da Domenica che sono a riposo. Quattro giorni di festa premio per aver finito l'ordinazione mensile, ma ieri, 2 Gennaio, una brutta notizia colse noi reduci di Mathausen : una cartolina postale, scritta da un compagno, che si trova attualmente a Linz, ci annuncia che un bombardamento, il giorno 2 Dicembre (a Linz), distrusse l'autotreno partito espressamente da Genova per portarci indumenti e cibarie (pacchi preparati dalle nostre famiglie con chi sa quali privazioni, dato i tempi che attraversiamo). L'autotreno e tutto il .............

(manca una pagina)

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