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VOLTRI antica



Il Monumento ai Caduti
per la foto del monumento vecchio si ringrazia Maurizio Poletto
Monumento ai caduti originale

Nuovo monumento ai caduti

Il capitano Boccone Tommaso mutilato di guerra (amputazione di una gamba) dai fascisti del consiglio era tenuto come un simbolo di patriottismo ma, gli squadristi gli facevano pesare che era del partito cattolico come estrazione. Quando il monumento era pronto per l'innaugurazione (nel 1925), nella notte toglievano il telo, rompevano l'aiuola, imbrattavano la lapide.
Dopo l'innaugurazione Boccone diede le dimissioni da tutte le sue cariche municipali. Il Sindaco Magnani indignato rinviò le sue di un anno.
L'indagine fu fermata dal commissario prefettizio Domingo Defilippi che non voleva mettere il dito nella piaga: visto che l'azione era della sua parte, mise tutto a tacere. Ci fosse stato un dubbio, soltanto un piccolo dubbio, che l'azione fosse di marca antifascista, gli squadristi avrebbero messo a soqquadro la città di voltri e tutti se la sarebbero fatta addosso, causa l'olio di ricino che avrebbero profuso.
Nessuno se non loro potevano permettersi, a quel tempo, un'azione di protesta simile. Il caso rimase insoluto, Boccone e Magnani sapevano benissimo con chi avevano a che fare e si ritirarono in silenzio prima di cader peggio.Chi oggi dai filmati crede che il regime ai suoi esordi fosse all'acqua di rose, si sbagliano di grosso, si trattava di una macchina quasi infallibile che non lasciava scampo per azioni di questa scapigliatura, specie se queste fossero venute da sinistra.
Questo non è frutto di fantasia, abbiamo le lettere di protesta del capitano che parlano chiaro.
A. Boccone
Il vecchio monumento è stato inaugurato nel 1925 dal Sindaco G.B.Magnani e dal grande cieco di guerra Dellacroix. Presidente del comitato per il monumento era il Capitano Tommaso Boccone, gran mutilato di guerra (1916) capo dell'ufficio personale dell' I.L.V.A. Cerusa e consigliere comunale.
È stato fuso per fare armi tra il 1935 e il 1939.

Lo scultore e architetto genovese Vittorio Lavezzari (1864-1938) professore di accademia era stato presentato al Consiglio Municipale di Voltri dal suo amico e collega di accademia, pittore Lazzaro Luxardo (1865-1949). Come si nota facilmente ha scelto una forma ovale nella quale ha racchiuso una figura di guerriero eseguito secondo la mentalità muscolare fascista dell’epoca.
Il richiamo a Brancusi, non è casuale, data la profonda cultura europea dell’artista genovese. Lo scultore dell’attuale monumento non sembra certo astenersi dalla forma ad uovo. Viste da lontano, esulando da ciò che racchiudono in seno, le due opere si assomigliano molto ma, forse quella del Lavezzari è più slanciata per non parlare di un certo dinamismo in più
. Spero tanto che non fosse stato fuso per fare cannoni prima del 1938, anno della morte dello scultore; nel caso contrario potrebbe essere stato il motivo accelerante.
Fatto curioso, ma non fa meraviglia, che contro il monumento attuale, sono state mosse tante critiche rivolte a me che ne sono sempre stato difensore; naturalmente il maggiore responsabile è stato Domenico Delfino, ma contro di lui con il suo carisma e la sua posizione politica non è mai stato mosso alcun commento negativo. Quando gli riportai il sintomo di questo malessere, Delfino, mi rispose:”…non deve piacere ora, dovrà venire a piacere nel futuro, lasciali dire…vogliono sapere il significato? Qual è il significato di questa bella, levigata, slanciata, ovalizzata dalle onde, pietra di spiaggia che mi serve da ferma carta? Nessuno, eppure, non se ne può negare la bellezza, coloro che la vedono rimangono colpiti, la toccano…”. Veramente non mi aspettavo da lui tanta sintesi convincente come quella che mi esprimeva con tanta semplicità al riguardo. Morto Domenico le critiche sono ritornate in modo più aspro, voltrino direi.
A. Boccone



25 ottobre 1987 - Inaugurazione del nuovo monumento ai caduti
di Andrea Boccone

All’inizio della seconda guerra mondiale si rimosse e si fuse il monumento ai caduti di Voltri. Il 25 ottobre 1987 il Presidente della Camera dei Deputati, on. Nilde Jotti (1920-1999), compagna di vita del segretario del partito comunista, Palmiro Togliatti (1893-1964), venne a Voltri per inaugurare il nuovo monumento ai caduti di tutte le guerre. Era presente il Sindaco della città di Genova, Campart; il Presidente della Circoscrizione di Voltri, Domenico Delfino; i parenti dei caduti, c’era anche schierato un picchetto dell’esercito e uno della marina, la Banda Musicale Città di Voltri.
Nel salone allestimmo una mostra fotografica dei vari bozzetti partecipanti al concorso per il monumento che fu vinto dallo scultore genovese, Paolo Chimeri. Alcuni parenti dei caduti erano seduti attorno ad un tavolo imbandito con prodotti (Marinetta?) della migliore tradizione pasticciera di Voltri mentre, il notissimo barman Paolo Lupi, che aveva intavolato il rinfresco, fungeva da anfitrione.
Bombardi Luciano e io ci occupammo, sia di allestire la mostra che di fare da vigilantes, un compito affibbiatoci da Delfino. La Nilde, atea, che non era in ottime condizioni di salute, fu costretta a assistere ad un lunga messa prima, ad un corteo, dopo. Delfino aveva nel programma di presentare la Jotti alle famiglie dei caduti che l’aspettavano intorno al tavolo quindi, stanca com’era, con i tacchi alti che aveva, non essendoci ancora l’ascensore, si fece tutte le scale a piedi, fatto avvenne che entrata nel salone tutta ansimante, esausta, la prima cosa che disse sottovoce al nostro Domenico fu: “ Dov’è il bagno ? ”. Seguirono altri minuti per prendere tutte le sue pastiglie poi, ritornò in sala e strinse la mano ai parenti dei caduti e con parole di conforto, rinnovava il dolore non sopito da Quaranta lunghi anni.
Rimessasi in sesto, la Nilde nazionale, accompagnata da tutte le autorità, scese in piazza e fece il discorso di circostanza. Altri oratori si alternavano finché, venne il momento di scoprire il monumento. Io e Luciano guardavamo la scena dal poggiolo e niente ci sfuggiva. Mentre la Jotti si apprestava a scoprire il monumento, sbucavano dal lato opposto all’improvviso come due fantasmi, Baciccin Luxardo e il parroco Natale Traversa. La Jotti a quella vista si rabbuia e scopre il monumento dicendo: “ In nome del popolo italiano “ e dal lato opposto Don Traversa: “ Ti benedico in nome di Dio “ e lo spruzza con l’acqua benedetta. Seguono espressioni di indignazione e soddisfazione a seconda delle due fazioni sempre in lotta fra loro.
La partenza della Jotti, salita sull’auto di rappresentanza, è tutta rivolta a Delfino che la saluta con la mano tesa e questa si mette a ridere nel senso “ma cosa stai facendo? “al che lui si riprende e stringe il pugno mentre lei continua a sorridere e parte per l’aeroporto. Passata la festa, il monumento è li, solo, al centro della piazza che aspetta il giudizio della gente e ne farebbe volentieri a meno di prendersi le colpe dello scultore che lo ha creato.
La descrizione di Chimeri non convinceva: “ Maglia di marinaio strappata che si trasforma in alga “. Nessuno riusciva a entrare nella mentalità che una scultura poteva non avere il significato che gli era stato attribuito, quello di monumento ai caduti, pur avendo altri valori di slancio, leggerezza, sinuosità, originalità, modernità, gestualità; niente da fare! “ Piacerà dopo, devono farci l’occhio “ questa e tante altre frasi come questa uscivano dal Consiglio della Circoscrizione che aveva altro da fare che. Solo dopo alcuni anni, saltò fuori che, ben osservando la foto della copertina del libretto molti si convinsero che, prendendo lo spunto marino, poteva essere un’alga che in metamorfosi appare come una madre e una figlia che si abbracciano, oppure due cavallucci marini che danno inizio ad una danza. Il significato “marino” era raggiunto ora si doveva spiegare ai moltissimi denigratori i quali, proprio sprovveduti non erano, e la risposta fu: “ Se così è perché non dare l’esatta forma di due veri ipocampi? “ e qui, ci avviciniamo alla risposta dell’artista che porta ad ampliare l’espressione al di là dei limiti dell’umano.
Benché il Chimeri sia estraneo alla filosofia, egli sente istintivamente che la natura e l’arte sono due categorie distinte. L’uomo, il marinaio, forma il motivo centrale drammatico ma, lui non appare se non attraverso una metafora lacerante. Qui ci fermiamo in attesa di altre definizioni.


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"Cà de Pegue" ... adesso C.E.P. - Foto V. Ottonello


Foto V. Ottonello

Le foto seguenti sono presenti per gentile concessione di Andrea Boccone (Molino e pescatori) e di Angelo e Grazia (le altre due)



Costruzione del ponte dell'autostrada sul Cerusa
Pesca del barracuda - 1968 - Si vedono Baciccia, Ninin Porrata Peo, Nandin, Puccin, Pippo Buru, Gianni Signorino, Bruzzone Giovanni, e altri

Alcuni disegni fatti da Andrea Boccone che riprendono la vita quotidiana di Voltri a cavallo tra il 1800 e il 1900








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