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RACCOLTA DI FOTOGRAFIE
Pagine realizzate da Mauro Mantero
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Questa pagina vuole dare le notizie di ciò che succede a Voltri, inoltre vuole raccogliere tutte le curiosità, le leggende, i fatti strani e tutto ciò di particolare che è collegato a Voltri.
Hai notizie o curiosità su Voltri? Scrivimi, così questa pagina diventerà sempre più utile e anche divertente.
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Ritorna alle curiosità
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La "Cá de Anime" fra leggenda e verità storica.
Nei giorni scorsi (febbraio 2001) un'importante testata giornalistica genovese ha narrato di strani fenomeni paranormali, cioè fantasmi che hanno disturbato la quiete in alcune case di Voltri. Ovviamente il fenomeno è da ricollegarsi ad alcuni bontemponi che hanno pensato di terrorrizzare e di farsi quattro risate alle spalle del prossimo.
Vi vogliamo invece segnalare una storia "da brividi" che è legata al passato storico della nostra delegazione: la "Cá de Anime".
Narra il Dall'Orto (Carlo Dall'Orto: Voltri, antologia di fatti e personaggi, scuola tipografica opera SS Vergine di Pompei, Genova edizione 1962) che, due secoli fa, sull'antica strada del Giovo, detta anche delle Capanne o Cannellona, arteria sulla quale le merci dello scalo di piazza Lerda proseguivano per la Lombardia e il Piemonte, si trovava, a poco più di un chilometro da Voltri, un albergo. Migliaia di pellegrini, mercanti, uomini d'affari, artigiani percorrevano ogni giorno la strada a piedi, a dorso di mulo o in calesse; l'albergo, unico posto di ristoro per chilometri che si trovasse sull'erta via, era perciò molto frequentato.
Proverbiale l'accoglienza che i tenutari dell'albergo (in realtà briganti senza scrupoli) riservavano ai clienti, specialmente a quelli più danarosi.
Una delle stanze poste in uno dei più tranquilli angoli della casa era tenuta a disposizione di questi "speciali" ospiti. Ma la pace che questi ultimi trovavano in quella stanza, mai avrebbero potuto raccontarlo ad alcuno, visto che sarebbe stata "pace eterna!": il soffitto mobile di questa stanza, calandosi nel cuore della notte sull'ospite "di riguardo" addormentato ne provocava la morte, senza che alcuno, vista l'ubicazione della stanza, potesse udirne le grida. I gestori potevano così impossessarsi del denaro dell'ignaro cliente.
"La lentezza delle comunicazioni, il brigantaggio delle strade, i cento e cento pericoli di un lungo viaggio favorivano l'impunità degli assassini, anche quando all'autorità veniva denunciata la scomparsa dei poveri viandanti, i cui corpi, sepolti nottetempo nel folto dei boschi circostanti, nessuno più trovava" (op. cit., pag. 51).
In realtà pare che alla fine, forse a seguito di una "soffiata" di uno dei briganti pentiti, gli assassini siano stati arrestati. Ma i corpi degli ignari viandanti? Dall'Orto racconta che nel 1955 alcuni contadini ritrovarono, a circa 500 metri dalla casa incriminata, le ossa di un cadavere sepolto in un sacco di liuta, che una perizia necroscopica appurò essere appartenuta ad un essere umano "di epoca assai remota".
La prova scientifico-storica di questa "Cá de Anime" non è però mai venuta alla luce, secondo il Dall'Orto, che spiega però anche come questo macabro resto potesse essere il corpo "di uno dei caduti delle molte battaglie combattute nella zona".
La "Cá de Anime" della Cannellona è quindi ancora avvolta nel mistero...
A cura di Natasa Podlesnik.
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I FANTASMI A VOLTRI
A Crevari esiste una "Cá de anime" (casa delle anime - infestata dai fantasmi).
La casa è una di quelle antiche, con i lunghi chiodi fatti a mano che si fabbricavano una volta a Masone e ancora resistono arruginiti e contorti tra i travi del tetto, risale al 1700 ed è stata acquistata per essere restaurata.
Durante i lavori di ristrutturazione il proprietario ha trovato, appoggiata in un incavo tra le travi del tetto, una vecchia moneta che, è stato appurato, risale proprio al 1700.
Le ipotesi sono due: la prima è che potrebbe essere stata nascosta ed in seguito dimenticata dai precedenti proprietari o potrebbe essere caduta dallla tasca di uno dei muratori che lavoravano alla costruzione della casa. Ma è credibile che un muratore del 1700 girasse con una moneta in tasca? E perchè andare ad appoggiare una moneta tra le travi del tetto quando ci sono posti più sicuri e facilmente raggiungibili dove nasconderla? Interrogativi senza risposta.
Ma altri fatti inspiegabili sono legati a questa dimora.
Un amico dei proprietari viene ospitato per qualche giorno, ma, dopo la prima notte trascorsa fra quelle mura diroccate, si rifiuta di soggiornarvi ancora. I proprietari gli chiedono una spiegazione e, con stupore, si sentono rispondere che quella casa è "abitata" dai fantasmi.
Il racconto è dettagliato, pare che quando cala la notte si vedano ombre negli angoli bui, si "sentano" rumori inspiegabili come se scorresse acqua là dove non esiste un corso d'acqua, una scopa che raspa il pavimento per tutta la notte, la tv che si accende da sola. Quest'ultimo episodio viene anche confermato dalla padrona di casa che afferma: "Sarà un contatto...".
I proprietari indagano.
Circolano molte voci di episodi legati a quell'abitazione: la leggenda vuole che ciò sia legato ad un duplice ed efferato omicidio perpetrato contro due donne (madre e figlia) che ospitarono due viandanti e pagarono con la vita la loro generosità.
Da allora, le anime delle due sfortunate vagano cercando la pace...forse.
A cura di Natasa Podlesnik - VOLTRI OGGI - marzo 2001.
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David Smith è uno scultore americano nato a Decatur, nell’Indiana, il 9 marzo 1906 e morto vicino a Bennington, nel Vermont, il 23 maggio 1965 a causa di un incidente automobilistico. Ha studiato in diverse università americane, è stato ispirato anche dalle sculture di Pablo Picasso.
Nella sua vita viaggiò molto in Europa, visitando Francia, Grecia, Inghilterra, Russia e Italia.
Il suo viaggio in Italia fu richiesto dal Governo italiano nel 1962 per eseguire delle sculture per il Festival dei Due Mondi di Spoleto.
Come tutti gli artisti aveva bisogno di un’ispirazione per produrre queste opere e quale fu la località migliore per ottenere questa ispirazione? Naturalmente Voltri!
Fu ospitato in una casa voltrese della quale non si ha notizia ed in questo periodo fece 28 sculture alle quali diede il nome di VOLTRI seguito da un numero romano.
Molte di queste sculture moderne sono ospitate nei più importanti musei del mondo come Guggenheim di New York, National Gallery of Art di Washington D.C., Tate Gallery di Londra.
Se qualcuno sa qualche cosa di più questo suo soggiorno voltrese, ad esempio dove abitava, può farmelo sapere mandandomi una e-mail.
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Il Capitano Enrico Alberto D'Albertis è nato a Voltri il 23 marzo 1846 da Filippo e da donna Violante Giusti.
A 16 anni si arruola nella Marina Militare dove ha l'opportunità di imbarcarsi su navi che compiono crociere intorno al mondo acquistando pratica ed esperienza tanto che a 23 anni poteva lasciare la Marina Militare per entrare in quella mercantile in qualità di comandante. Al comando dell' Emilia con rotta per le Indie lascia Genova il 12 settembre 1870, passa il canale di Suez (è il primo comandante italiano a farlo) e approda a Calcutta dove sosta due mesi per allacciare relazioni commerciali e diplomatiche.
Tornato a Genova nel gennaio del 1871 lasciò il comando della nave e si mise in viaggio per conoscere meglio le città dell'Europa centrale. Al suo ritorno acquistò il cutter "Amalia" con il quale cominciò a dilettarsi in crociere mediterranee. Nel 1875 si fa costruire un nuovo cutter che battezza "Violante", il nome di sua madre. Con il "Violante", in accordo con il marchese Doria, direttore del museo di storia naturale, dedica la sua attività a ricerche scientifiche sulle caratteristiche del Mare Mediterraneo, alghe, flora e fauna.
Durante una di queste traversate visitò Caprera dove venne ricevuto con cordialità da Garibaldi. In occasione del quarto centenario della scoperta dell'America fece riprodurre da Ugo Costaguta i modelli delle tre caravelle che regalò al museo navale di Pegli e si fece costruire uno yacht da 50 tonnellate da Briasco a Sestri Ponente. Con il "Corsaro", così si chiamava la nuova imbarcazione, partì il 3 giugno 1893 per ripetere il viaggio di Cristoforo Colombo con equipaggio composto interamente da voltresi. Dopo una traversata tranquilla di 3850 miglia, sbarcò a San Salvador il 20 luglio accolto festosamente dagli indigeni.
Proseguì per New York dove unitosi alla squadra navale regia qui ormeggiata, fu fatto segno di manifestazioni di compiacimento per la grande impresa compiuta. Lasciato quel porto insieme alla flotta italiana, dopo un avventuroso viaggio entrò a Tangeri salutato con salve di cannone dal comando marittimo di quel grande porto.
All'inaugurazione del canale di Kiel nel 1895, vi si reca in rappresentanza dell'Italia ma, al ritorno, nello stretto di Calais, il "Corsaro" va a picco. Dopo questa disavventura si dedica allo studio e messa in opera di meridiane che dipinge sulle facciate delle chiese di tutta Italia (tra le quali quella della facciata della chiesa di S. Erasmo a Voltri nel 1916) , per un totale di 104 messe in opera. Il D'Alberis scrittore non è certo da meno del marinaio e son ben 12 i volumi che portano la sua firma. Nel 1878 è socio fondatore del R.Y.C.I. di Genova e nel 1898, formatosi a Voltri il circolo velico "Vulturium" ne diventa il presidente.
Fu giudice di regata stimatissimo dal Duca degli Abruzzi e dall'ammiraglio Cagni. Meno fortuna godé come regatante, arrivò sempre al secondo posto.La città di Genova gli dedicò una medaglia con l'iscrizione: "Al capitano D'Albertis, navigatore, esploratore, scrittore forte anima di ligure che gloria di Colombo --- rievocò negli scritti, perseguì sui mari --- la città di Genova--- offre ---- XII ottobre MCMXXV".
Muore a Genova il 3 marzo 1932 e viene tumulato a Staglieno.
a cura di Andrea Boccone
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Nato nel 1863, Emilio Parodi a 24 anni fu ordinato sacerdote. Per due anni insegnò nel collegio dei Figli di Maria, di cui era rettore il voltrese padre Piccardo, quindi, laureatosi in lettere a Pavia e in giurisprudenza a Genova, dal 1896 fu professore di lettere in seminario e, dal 1898, insegnante di diritto nella pontificia Facoltà Giuridica Genovese. Dopo una breve permanenza al Vittorino da Feltre, dal 1902 al 1920 fu preside della Scuola Tecnica di Voltri e, dal 1922, dell'Istituto Comunale di Varazze. Morì nel 1954.
Parodi si dedicò allo studio della storia voltrese, raccogliendo molte ed interessanti notizie che purtroppo, alla sua morte - non avendole stampate - sono andate perdute.
Di lui ci restano una bella lirica: A te mia Voltri pubblicata dalla tipografia Giavino nel 1924 e una serie di sonetti inediti.
Della prima ecco alcune quartine:
| A TE, MIA VOLTRI
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Ti rivedo dal mare, o Voltri mia mentre sul Bricco degli uccelli il sole par che s'indugi e l'onde senza scia tinge al cader di rose e viole.
In fondo al golfo ligure ti stendi poggiata il capo presso la scogliera di Crevari imminente e l'occhio intendi sopra il Tirreno e lungo la riviera.
Che sotto ai colli lieti di verzura come trina d'argento, corre al faro ove cinta di forti e d'alte mura Genova ride sopra il flutto chiaro.
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Sopra t'è il colle ove s'aderge bella Villa Galliera su per la pendice e ancor più in alto, come vaga stella, Maria di Grazie guarda e benedice,
Sfuma nel ciel lontano l'Appennino e piega l'arco azzurro in ver ponente, come diadema, e, in mezzo, sul Turchino e sui colli minori, estolle il Dente.
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Durante una delle sue periodiche permanenze a Genova, chiede all'amico Montuoro di cucinare a Voltri, dove si sono recati in gita, gli adorati maccheroni alla napoletana: ... il Montuoro, non fidandosi dei commestibili che troverebbero in Voltri, accettò a condizione di far le provviste personalmente in città. Il Verdi di buon animo lo accompagnò nelle tortuose straduzze di Genova e dovette caricarsi di burro, di formaggio, di conserva di pomodoro, mentre l'amico portava in braccio, come un neonato in fasce, il rotolo bene avvoltolato dei maccheroni. Arrivati a Voltri in compagnia della signora Verdi e del Mariani, se vollero pranzare dovette il Verdi, reso feroce dall'appetito, accendere il fuoco in cucina e soffiarvi per un quarto d'ora mentre il Montuoro preparava con l'austero raccoglimento del napoletano gli ingredienti per condire i maccheroni aiutato dal Mariani e un po' anche dalla signora Verdi.
un ringraziamento per l'aiuto al dott. Pierluigi Bruzzone
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Da uno studio effettuato dal prof. Bruno Fabbiani risulterebbero due cose nuove relative alla Bibbia stampata da Gutenberg. La prima è che non sarebbe stato il primo libro stampato con la tecnica a caratteri mobili; la seconda cosa, più importante per noi, è che sarebbe stato stampato su carta di origine voltrese (come la Magna Charta). Secondo gli studi che il prof. Fabbiani ha condotto assieme ai laboratori chimici ILTE di Moncalieri, la carta utilizzata per la stampa delle prime due edizioni della Bibbia avrebbe a che fare con Voltri e più precisamente con l'Acquasanta. Gli esami chimici avrebbero evidenziato nella carta una forte presenza di canapa e lino provenienti dalle vele e dai cordami delle navi genovesi. L' indagine storica ha permesso di ricostruire che il maestro cartaio che produsse la carta per la Bibbia era Guglielmo Medicis, un astigiano che con molta probabilità aveva imparato il mestiere proprio all'Acquasanta.
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La sua attività, secondo la traccia
ricostruita da Alizeri (1870), prende in effetti avvio con un decennio danticipo
rispetto al vero, poiché la data 1385 della prima citazione documentaria si deve leggere
in realtà 1395. Lo ha rivelato un riesame diretto dellatto notarile originale
(reperito da M.F.Giubilei in ASG, notaio Oberto Foglietto senior, filza 1, 1394-95,
sc.29, e controllato da L.Balletto), che perciò solo a quella data lo designa pictor
e civis, facendo intuire così una sua presenza e operosità a Genova consolidate
da almeno un decennio. Alla luce di questo assestamento cronologico, pare opportuno
giudicare il nesso con Barnaba da Modena (attivo a Genova fra 1361 e 1379-80) essenziale
dal punto di vista della sua formazione artistica ma prevalentemente indiretto. Ribadita
risulta per contro la centralità del legame di dipendenza dal senese Taddeo di Bartolo,
che soggiornò in città a partire dal 1393 (Venturi 1918, Pesenti 1970, Migliorini 1977,
Fusconi 1978). Proprio nel suo segno, infatti, Nicolò si affaccia e non pare un
caso alla storia documentata, in una correlazione che fu diretta, anche biografica,
come attesta latto notarile del 1394 (ASG, notaio Cristoforo di Revallino, filza 7,
1394) che lo cita tra i mallevadori del maestro immigrato: questo è, dunque, il primo
documento noto del Voltrese. Nella sua cultura di pittore "trecentista di scuola e di
massime" (Alizeri 1870, p.192), questincontro fu un importante fattore di
aggiornamento tecnico e linguistico, il richiamo ad una più acuta sensibilità cromatica
e chiaroscurale e ad una maggiore finezza esecutiva e decorativa che lo condusse ad una
notevole affermazione, nellambiente genovese. Di tale successo in parte
ascrivibile proprio al tono "medio" del suo linguaggio, alla sua capacità di
captare esigenze di gusto diffuse è segno anche la nomina, nel 1415 (Alizeri 1870,
p.210), ad elettore dei Consoli dellArte per la riforma dello Statuto dei pittori e
degli scudai. Solo in parte nota, la sua produzione fu piuttosto ampia e divenne una
componente essenziale di quel nesso artistico che , fra Tre e Quattrocento, legò Genova
al litorale, allentroterra e al Piemonte sud-occidentale (Rossetti Brezzi 1978-79).
Che la sua affermazione si dati nei primi anni del XV secolo, e non prima, si può
desumere dal fatto che i documenti darchivio concernono soltanto la fase
"taddeiana", che le opere datate siano tutte protoquattrocentesche e che la
produzione anteriore in parte giovanile e "barnabiana" sia stata
individuata unicamente su base stilistica. Per datare questa è ovvio il post
quem del 1385 non può orami esser impiegato, anche se il 1393 della venuta di
Taddeo funziona ancora bene come ante quem. Tale fase accoglie rarissime
opere, le Madonne di Santa Maria di Finalpia e di Nostra Signora della Costa a Sanremo
(Lamboglia-Silla 1951, Rotondi 1952 e 1952, ma questo settore del suo catalogo sembra
suscettibile, oltreché di revisioni (come quella avviata da Algeri 1986, p.20), anche di
arricchimenti sostanziali. Mostrano determinante impronta taddeiana oltre alla
predella di cui si tratterà più avanti la Madonna di San Donato (Venturi 1918),
firmata; i polittici di San Colombano (Rotondi 1960), di San Pietro di Vesima ora a
Gabiano (datato 1400: Migliorini 1977) e di Nostra Signora delle Vigne (Pinacoteca
Vaticana; firmato e datato 1401), nel quale si coglie il filtraggio parallelo di motivi
senesi e pisani. Da ricordare, infine, il San Giorgio e il drago di Termini
Imerese, firmato, una Madonna in collezione privata (Rotondi 1952; cfr. Pesenti 1970 e
Migliorini 1977) ed unaltra, oggi a Baltimora, ricollegabile anche ai modi del
pisano Turino Vanni, e perciò databile dopo il 1405. Una vasta parte della sua produzione
(e tutta pare quella parietale) è perduta: dal polittico di San Teodoro di
Genova (firmato e datato 1400, secondo Soprani 1674, p.11) alle opere nizzarde
(tabernacolo e affreschi per la Cattedrale, 1401 e 1409; decorazione del convento dei
Minori e della chiesa di Santa Maria, 1410), fino allultima documentata,
lancona per SantOlcese in Val Polcevera, del 1417 (Alizeri 1870).
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Il 24 ottobre 2004 è stato inaugurato LARGO MALASPINA Lo slargo in Via Buffa dove è sito il capolinea del 199 è stato intitolato al Dott. Ferdinando Malaspina (1913-1961). Durante i suoi 47 anni di vita ha dato molto a Voltri e località limitrofe; è stato presidente della Croce Rossa, presidente della S.S.N. Mameli, promotore principale della strada che porta a Crevari, promotore della costruzione della piscina comunale di Voltri e molto altro ancora.
Laureato in medicina e chirurgia nel 1938, tenente medico in Russia; tornato in Italia, a volte saliva di notte fino al Faiallo, evitando i tedeschi, per curare i partigiani feriti.
Ancora oggi è ricordato dalla gente di Fabbriche, Fiorino, Crevari, Acquasanta, Mele dove svolgeva il lavoro di medico condotto.
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È uscito il nuovo libro su Voltri scritto da Angelo NESTA, Andrea BOCCONE e Giorgio BRUZZONE. questo libro esce dopo la loro ultima fatica intitolata "LE VIE DI VOLTRI".
L'opera intitolata "Saluti da Voltri" è composta da 160 riproduzioni fotografiche di cartoline di Voltri e del suo entroterra del periodo primo 900 accompagnate da una breve didascalia e suddivise in vari capitoli (val Leira, val Cerusa, S. Ambrogio, S Erasmo, i giardini ecc.).
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Il "Gruppo amici Dino Moroni" che agisce sul territorio da poco tempo, riesce a perpetuare il ricordo e a sottolineare l'importanza e l'influenza di un uomo sulla propria comunità attraverso una borsa di studio da offrire a due studenti meritevoli. La borsa di studio è dedicata agli allievi dell'Istituto Comprensivo di Voltri, individuati tra coloro che, una volta ottenuta la licenza media, si affacceranno al livello successivo della formazione scolastica. Dino Moroni (1928-1996) era un notissimo direttore didattico, ma era molto più conosciuto per il continuo impegno politico, sociale e nel volontariato.
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Un'oasi verde di 13.000 metri quadrati restituita ai voltresi. Con una spesa di oltre 400.000 euro è stata creata una zona di relax e divertimento. I vecchi "colletti", zona molto nota ai "bambini ultra quarantenni" dove passavano molte domeniche primaverili è trasformata con zone picnic, panche, tavoli e barbecue; nel Bric Belvedere è stata ricavata una pista da ballo che servirà anche come eliporto, la vecchia cabina dell'ENEL è trasformata in osservatorio. I cani avranno una zona tutta per loro. Questa zona del Bric Belvedere sarà gestita dagli stessi abitanti di Voltri 2 che abitano nel quartiere.
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Finalmente è stato posto rimedio a una grava mancanza che Voltri ha fatto a uno dei suoi più illustri cittadini. Molti avevano richiesto a gran voce di dedicargli la biblioteca, poi intitolata a Rosanna Benzi. Pur non togliendo niente alla figura della Benzi, Dall'Orto aveva sicuramente più titoli per aver dedicata la biblioteca.
Oggi, alla presenza delle autorità, della figlia e di molti voltresi, è stato inaugurato Largo CARLO DALL'ORTO, gli è stata dedicata la piazza del capolinea AMT della linea 1.






Carlo Dall'Orto è nato a Voltri nel 1918 e morto nel 1981, era maestro elementare: il "maestro" per i voltresi; ha scritto sul Secolo XIX e sul Corriere Mercantile. È stato autore di molti libri su Voltri come "Voltri, antologia di cose fatti e personaggi", "Il diluvio a Voltri" magnifico libro sull'alluvione che ha colpito Voltri nel 1970 e "Usi, costumi, fatti e fatterelli della Voltri di cinquant'anni fa".
Molto bella una sua definizione di Voltri che ho messo nella homepage e che riporto qui:
V OLTRI, che il mondo definì l'industre,
O gni tua zolla m'è nel cor diletta;
L ieve un sussurro del tuo mar mi detta
T anti ricordi, ombrati di poesia.
R esti tu sola, in tanta nostalgia,
I l superstite amor di un tempo illustre.
Carlo Dall'Orto
"Voltri, antologia di cose, fatti e personaggi" - Vol. II - Ediz. Voltri 1967
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Poesia dedicata a Sebastiano Gaggero medaglia d'oro per la resistenza, scritta da Sergio Calcagno, voltrese trasferito a Sessa Aurunca
Dalle mie parti soffia la tramontana a primavera
ed è festa di lenzuola e di gonne!
I gatti, poi, stanno distesi al sole
impigrendo la spiaggia.
Dalle mie parti i tetti delle case sono grigi
e madonne barocche ravvivano facciate adagiate su scogli.
Essenze di frittura impregnano i tramonti.
Dalle mie parti la gente è un poco chiusa e la terra difficile a domare secca com'è
ed aspra e montagnosa.
Si è preferito il mare per necessità.
Dalle mie parti si è combattuto a lungo sui torrenti pietrosi
e i giovani di Voltri furono partigiani
e qualched'uno addirittura eroe!
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Continua instancabile l’azione della Associazione Culturale le Voltritudini. Questa volta, gli autori, escono con un libro improntato sulla tradizione pittorica che i voltresi hanno sempre coltivato nei secoli: dai graffiti sulle rocce, sempre presenti nel territorio, alle pitture paleocristiane, ai mosaici greco bizantini, alla necessità di pitturare le abitazioni per distinguere dal mare da lungi. La rassegna di questo peculiare lavoro di ricerca però, si accontenta di partire da meno lontano nel tempo, dal 1300 ad esempio.
Si apre il sipario con una nutrita documentazione sul maestro Nicolò da Voltri, si fa cenno a Francesco Neri Da Voltri e a Fra Daniello Da Voltri. Dopo un vuoto di circa 100 anni si approda ad un francescano del Cinquecento, Fra Simone da Carnoli ( La cena del Signore in Santa Maria degli Angeli).
Non hanno certo bisogno di presentazione i due grandi seicentisti voltresi Gio Andrea Ansaldo e Orazio De Ferrari con l’aggiunta di aneddoti “trascurati” da altri autori e oggi divenuti di attualità. Alcuni come i due Langetti, Filippo e Gio Batta, a Voltri ci sono soltanto nati, in quanto in tenera età, il primo prende la via di Firenze (la partita a carte) e l’altro, genio barocco, il più famoso, quella di Venezia (Morte di Archimede) anche se in uno dei loro quadri si firmano con fedeltà alla patria, firmandosi Da Voltri.
Lo scultore Nicolò Tassara detto lo Schitta è attivo fra il Seicento e i primi del Settecento a Campo Ligure, seguono Giuseppe Canepa e i suoi allievi Monteverde e Muzio che sfondano nel 1800. Gerolamo Graffigna notissimo a Toirano e Pietra Ligure. Il puro sangue Lazzaro Luxardo (1865-1949), Benvenuto detto il “Massucco”, lo scultore Giuseppe Graffigna, Traverso, Levrero, il Grixiu, Carlo Nardelli e Luciano Boccone chiudono la rassegna.
Un totale di 140 intense pagine con foto delle opere più famose. Completano il finale opere di artisti che hanno lasciato una traccia pittorica sul territorio voltrese, pur non essendo nati a Voltri: Gainotti, Aicardi, Montanella, Frascheri.
Mancano purtroppo i quadri del convento di San Francesco, fortunatamente ritornati, dopo rapimento e oggi in deposito presso i cappuccini di Via XX Settembre. Gli autori hanno scavato nei ricordi dei discendenti che hanno aperto i forzieri della memoria, non già, per quelli famosi che basta prendere i testi per, ma per quelli meno noti come Gerolamo Graffigna che a Toirano e dintorni ha affrescato intere chiese.
Il libro è di prossima presentazione presso il Municipio VII Ponente e sarà a disposizione dei cittadini in occasione delle fiere di primavera in passeggiata.
A cura di Andrea Boccone
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Ancora una volta, Voltri ha risposto concretamente ad una richiesta di aiuto giunta dalla lontana terra dell’ex Birmania.
L’esperienza di un viaggio ha permesso ad un gruppo di persone di conoscere una realtà nascosta ed invisibile agli occhi di molti. Il rapporto nato con l’associazione italiana di volontariato “Fratellanza” ha portato a mobilitare numerose persone ed associazioni per contribuire alla costruzione di una casa famiglia per bambini diversamente abili attraverso la realizzazione – sabato 17 aprile 2010, presso il Teatro del Ponente in piazza Odicini a Voltri – di uno spettacolo benefico messo in scena dalla compagnia teatrale “Il Sogno”, dal titolo “Il sorriso di Dafne”.
La serata si è aperta con la lettura della lettera dell’arcivescovo di Yangon, capitale del Myanmar, Monsignor Charles Bo. Le sue parole di incoraggiamento e di ringraziamento hanno colpito la platea. «Ancora una volta vengo a ringraziarvi per l’impegno che avete assunto […] In questo Paese sono molti i bambini che soffrono per mancanza di istituzioni preposte alla loro sana crescita. Migliaia di essi ora usufruiscono dei benefici apportati dalla presenza di asili e scuole con mense, campi da gioco, orfanotrofi ed ambulatori medici […] ora è diventato realtà anche il progetto di creare un centro per disabili. Era un sogno; oggi si sta concretizzando e il mio cuore è pieno di gioia, commozione e gratitudine».
In questo Paese lontano, l’aspettativa di vita è di 58 anni per i maschi e 64 anni per le donne. La mortalità infantile è di 70 bambini ogni 1.000 nati. Questi dati collocano il Myanmar nella fascia dei paesi a basso sviluppo umano. E la solidarietà costruita dall’associazione di volontariato Fratellanza ha fatto eco nell’animo dei voltresi che si sono stretti attorno a questa opera di aiuto al prossimo, coinvolgendo la cittadinanza, grazie al sostegno del Municipio VII Ponente.
E prima di lasciare spazio allo spettacolo, gli organizzatori hanno voluto ricordare due persone scomparse recentemente: Raimondo Vianello, attore e presentatore, apprezzato da molti e dalla compagnia teatrale Il Sogno, e Monsignor Alessandro Canonero, arciprete emerito dei santi Nicolò ed Erasmo a Voltri, figura di riferimento per molte generazioni che, sempre, ha rivolto il suo operato verso gli ultimi.
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Ecco alcune foto del falò (Foto di Lorenzo Davide) e dei fuochi artificiali (Foto di Vittorio Ottonello) durante la festa organizzata dalla Pro loco VOLTRI 2000
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