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RACCOLTA DI FOTOGRAFIE
Pagine realizzate da Mauro Mantero
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Questa pagina vuole dare le notizie di ciò che succede a Voltri, inoltre vuole raccogliere tutte le curiosità, le leggende, i fatti strani e tutto ciò di particolare che è collegato a Voltri.
Hai notizie o curiosità su Voltri? Scrivimi, così questa pagina diventerà sempre più utile e anche divertente.
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Ritorna alle curiosità
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La superstizione del 2000 è arrivata anche a Voltri (luglio 2000)
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Avete visto vicino ai portoni, vicino all'ingresso dei negozi, un pò ovunque sui marciapiedi, delle bottiglie di plastica piene di acqua?
È una mania che era iniziata mesi fa nel savonese suscitando l'ilarità di molti giornali che prendevano in giro le persone che le hanno messe; piano piano queste bottiglie hanno iniziato a comparire nei vari comuni della riviera da Savona verso Genova. Adesso sono arrivate anche a Voltri.
A che cosa servono?
Chi le mette dice che servono ad evitare che I CANI FACCIANO LA PIPÌ SULLE PORTE. La cosa divertente è che io ho già visto dei cani fare la pipì sulle bottiglie, per la gioia di chi le ha messe che ogni tanto dovrà pure toccarle!
Ognuno ha le proprie manie.
Novembre 2001: SCOPERTO DA DOVE ARRIVA QUESTA MANIA!!!
Finalmente si è scoperta l'origine della superstizione delle bottiglie anti-pipì.
Se ancora qualcuno poteva avere dei dubbi possiamo dire che non servono a niente.
Il sistema è nato in Scozia per tenere lontane le volpi, e funziona per davvero.
Ma lí funziona per motivi diversi: le bottiglie vengono riempite non completamente di acqua e vengono lasciate aperte. Queste bottiglie vengono messe nei campi vicino ai pollai dove non devono arrivare le volpi; siccome il vento è sempre molto forte, soffiando sulla bottiglia aperta viene emesso un suono fastidioso che tiene lontano le volpi.
Provate a riempire a metà una bottiglia e a soffiare forte: sentirete il fischio.
Da noi cosa hanno fatto? Le hanno riempite fino all'orlo, le hanno chiuse con il tappo e messe per terra davanti ai portoni dove anche se soffia il vento non è certamente così forte da farle fischiare; in tutti i casi non darebbe assolutamente fastidio ai cani.
Non siamo neanche capaci a copiare correttamente qualche cosa!!!
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Raccogliamo le segnalazioni di due lettori di Voltri Oggi che chiedono di mantenere l'anonimato. Sabato 18 maggio 2002, ore 22.45: una luce di dubbia provenienza si muove nel cielo. "Ero a pesca - ci spiega uno dei due testimoni - quando ho visto una luce, come prodotta da un faro, che si muoveva nel cielo, non so cosa pensare".
"Dalla finestra di casa mia ho visto una luce che si muoveva avanti e indietro nel cielo, - aggiunge un altro testimone - pensando di essere visionario, ho chiamato anche mia moglie (che è molto più scettica di me). Ho pensato ad un faro, come quello delle discoteche, ma non ho visto nessun fascio di luce che partisse da terra e che potesse giustificare un fenomeno simile. Chissà cosa poteva essere!".
Non sappiamo dare spiegazioni plausibili ma non è escluso che esse esistano. Non vogliamo dare falsi allarmi o illusioni per chi spera da una vita di vedere un oggetto volante non identificato o un omino verde. dal giornale VOLTRI OGGI - giugno 2002 - articolo di Cristina Schembri
Se qualcuno quella sera ha visto la stessa luce o ha una spiegazione me lo faccia sapere.
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PESCA MIRACOLOSA A VOLTRI
22/07/03: è stato catturato al largo di Voltri un pesce spada di 90 kg lungo 2.90 m da quattro pescatori della società Pesca Sportiva Sant'Ambrogio Voltri. Complimenti a tutti
Ottobre 2002
Grande pesca nei mari di Voltri: Gimmy Molinari ha pescato un'aguglia imperiale di 15 Kg.
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MISS ITALIA 2002
una voltrese è arrivata alla finalissima di Salsomaggiore Terme
DARIA AGOSTO

È nata a Genova Voltri (GE), dove vive, il 19.7.1984. Capelli castani, occhi azzurri, è alta 1,79 e pesa 59 chili. Il suo segno zodiacale è il cancro. Frequenta il Liceo linguistico e sogna di diventare broker. Parla Inglese, Francese e
Tedesco e gioca a pallavolo.
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Pietro D'Alì, 43 anni, nato a Milano ma residente da anni a Voltri vince la 8^ regata transoceanica TRANSAT AG2R. È una regata per equipaggi da due uomini su monoscafi da 10 metri con partenza dal porto francese di Concarneau e arrivo a Saint Barthelemy nelle Antille su una distanza di 3710 miglia. Pietro, assieme al francese Kito de Pavant, ha completato l'intero percorso in 19 giorni 22 ore 24 minuti 30 secondi ad una media di 7,76 nodi. Con questo tempo, oltre ad aver vinto la regata ha stabilito il nuovo record. Pietro è figlio d'arte: nel museo navale di Pegli si trova il modellino di un brigantino del 1905 che porta il nome di suo nonno, capitano camoglino che faceva la rotta Sudamerica - Genova. Ha fatto due stagioni come randista di Luna Rossa.
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Un voltrese alle olimpiadi di Sidney, e adesso anche ad ATENE 2004
Tohni Terenzi: campione di scherma, specialità sciabola
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Curriculum Sportivo
OLIMPIADI 1992: 8° a squadre; 1996: 3° a squadre
CAMPIONATI DEL MONDO 1990: 3° individuale; 1993: 3° individuale, 2° a squadre; 1995: 1° a squadre e 3° individuale
CAMPIONATI EUROPEI 1998: argento a squadre; 1999: bronzo a squadre
MONDIALI GIOVANILI 1987: 1° individuale
UNIVERSIADI 1991: 2° a squadre; 1993: 1° a squadre
TITOLI ITALIANI 1989,1993,1995,1996,1997,1999: 1° individuale
COPPA DEL MONDO GIOVANI 1988: 1° individuale; 1989: 1° individuale |
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Torneo di AGILITY DOG
ILARIA BRAGHIERI e CLEO
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Ilaria e Cleo, arrivati secondi nel Luglio 2001 nel campionato italiano di AGILITY DOG - IMCA
Nel 2000 Ilaria e Cleo sono arrivati noni nel campionato mondiale (categoria LARGE) che si è svolto nella Repubblica Ceca.
Per informazioni visita il sito dell'AGILITY DOG
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Del 31° cimento invernale svoltosi a Voltri nelle acque antistanti la biblioteca Benzi non se ne è parlato molto ma noi, quattro ragazzi di Voltri nonchè partecipanti a tale manifestazione non vorremmo che tutto ciò passi inosservato non fosse altro per il freddo che abbiamo patito.
Prima di tutto il nostro ringraziamento va alla Società PESCASPORT- VOLTRI per la capacità organizzativa, la simpatia e la gentilezza dimostrata,soprattutto dopo il bagno, vista l'offerta molto gradita di cioccolata calda, focaccia di Priano e ultimo ma non per importanza di un favoloso berrettino tipo "ape maia"che molto provvidenzialmente ci copriva orecchie e capelli.
Secondo, per fare complimenti vivissimi a coloro che una volta a bagno, non hanno fatto come noi quattro che dopo venti secondi eravamo già fuori (venti secondi sono abbondanti), ma come in una torrida giornata di ferragosto sono stati in ammollo con una calma surreale, come se non patissero assolutamente il freddo cane che c'era, tanto che noi quattro pensavamo venissero direttamente da Quarto o Cogoleto perchè, si sa, i matti non sentono molto la differenza tra caldo e freddo.
Comunque sia la mattinata è trascorsa molto piacevolmente e dopo il bagnetto, un vero tocca sana per alcuni, un'autentica follia per altri, e il ricevimento del Diploma di partecipazione, eravamo certi che alla prossima edizione ci saremo stati di nuovo...nonostante tutto.
Saluti: Roberto, Claudio, Giovanni e Massimo
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Purtroppo ho perso il materiale che mi era stato inviato relativo al curriculum di Paolo Ragosa.
Se i familiari leggono questa pagina sono pregati di contattarmi per inviarmi foto e palmares.
Il web master
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Gennaio 2005
Sonia Traversa si è classificata seconda ai campionati mondiali seniores di pattinaggio arstistico che si sono svolti a Fresno in California. Complimenti a Sonia che da 15 anni è allenata dalla bravissima Cristina Camisasca e che, dal 2001, gareggia con i colori della società di pattinaggio HP VOLTRI
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a cura di Andrea BOCCONE
Raimondo Panario nato a Voltri nel 1872, morto a Belgirate nel 1966, è generalmente considerato fra i 3 o forse 4 migliori skipper del mondo degli anni d’oro della vela, quelli che vanno dal 1890 al 1930. Nel 1892 si distingue, appena ventenne, su Eolo, Zena, Sirena e Rina con 5 vittorie. Gli anni successivi si sposta a Varazze da Baglietto dove gli viene affidato, dai fratelli Dall’Orso, il Demon con il quale vince altre 4 regate in Francia. La sua notorietà sta salendo, ma il Duca degli Abruzzi gli preferisce l’esperienza di suo cognato, Boccone Cosimo (n.Voltri 1866) a cui affida nel 1899 Nella poi, Artica nel 1902 e infine Leda nel 1903. Il Dall’Orso però non lo molla e fa costruire dai Costaguta il 5 tonn. Melisenda per partecipare alla prima edizione della Coppa Italia del 1903 a Sanremo dove viene battuta dai francesi.
Durante l’inverno però Panario tira fuori le sue doti di tecnico: modifica lo scafo, modifica le attrezzature, istruisce un nuovo equipaggio e a Nizza, nel 1904, vince la Coppa Italia persa l’anno prima. Abita, nel 1904, in Via Chiaramone (Cuntrà di ricchi) n.25 con la moglie Bottino Agnese e la figlia Bianca di anni 2. Ora la sua professionalità è affermata e deve accontentare diversi patrons. Sul 5 tonn. Nithocris si sposta in Costa Azzurra e vince 5 regate. Passa sul 2,5 tonn. Calliope, 10 vittorie. Prende in consegna, nel 1907, l’ 8 m. “Cantieri di Voltri”, di Attilio Costaguta, va a Livorno e fa 5 vittorie su 5 regate, vincendo la Coppa Duca degli Abruzzi.
Al ritorno vince anche la Coppa Città di Sampierdarena. Arrivata a Voltri la barca, preceduta dalla fama di vittoriosa, è già venduta ad un appassionato di Ginevra.” purtroppo il timoniere non è in vendita” dice scherzando Attilio al cliente. In Agosto va ad Alessandria di Egitto per battere, con Nithocris del principe Azzim Assam di Egitto, gli inglesi sul loro campo. Sono 3 vittorie su 5 regate più 2 secondi posti, la coppa del Cairo è di Azzim. Nel 1908 sale sul monotipo Titania di Baral di Monaco, con il quale si aggiudica 25 vittorie conquistando la coppa internazionale dello Sporting Club e quella della città di Nizza. Con Titania si sposta a Ginevra dove in due mesi raggiunge il record di 51 vittorie: la fama del Costaguta con l’ausilio di Raimondo, conquista la Svizzera, lo conferma la vendita di ben 10 Yacht. Baral lo vuole sul nuovo 6 m. Cesarina; lascia Ginevra il Panario per la Francia nel 1909, dove ottiene 23 vittorie.
Nel 1910, finalmente, il Duca degli Abruzzi, gli affida il 5,5 m. Ziska, già collaudata dalla coppia Cosimo Boccone e Attilio Costaguta, lui non si fida, lo modifica a suo modo rendendolo velocissimo e vincente, premio del Duca: un servizio di argento con stemma sabaudo. Viste le sue doti di velaio, il Costaguta gli fa modificare Briseis e Helle per renderle competitive. Nel 1911 ritorna alle competizioni con il 6 m. Vampa e vince 8 regate internazionali e la coppa del Club Nautique de Nice.
Nel 1912 Carlo Alberto Conelli gli affida Sirdhana che a Sanremo vince La Coppa Italia battendo il francese Anemone di Valmorin.
Durante la Guerra, nel 1915 è chiamato a Torino per eseguire le tiranterie degli aerei Pomilio, portandosi dietro un gruppo di marinai voltresi ai quali evita il fronte, salvando loro la vita. Fra questi: Francesco Tagliafico, Antonio Boccone, Tomaso Ottonello, Giacomo Toso, Giovanni Pizzorno. Suo fratello, il notissimo Padre Teodosio da Voltri, Capitano Capellano (nel 1916) prigioniero fra i prigionieri italiani in Austria, visse una storia eroica particolare che è apparsa su “La Casana” recentemente. “Teodosio il 16 settembre 1944 sotto i bombardamenti, davanti a centinaia di fedeli riuniti in chiesa a Genova, invoca S. Caterina e i bombardamenti si fermano. Tutti gridano al miracolo” (dal Secolo XIX).
Finita la guerra, Raimondo, riprende l’attività nel 1919, sull’8 m. Syrtica e sul 6 m. Antinea. Nel 1920 su Velella un 6 m. inglese col quale vince 12 gare e 2 secondi posti fra Antibes, Nizza, Cannes, Tolone. L’innovazione “Crocetta Marconi” non lo trova impreparato e molti vorrebbero che fosse proprio lui l’attrezzista delle loro barche e, fra i richiedenti: Virginie Heriot, l’inglese Richardson e il re di Danimarca, Cristiano X che, in un discorso ufficiale lo definisce “il primo skipper d’Europa”. Inizia l’intenso 1925 quando, sfruttando un’idea del suo rivale amico G. Uff. F. Giovanelli, realizza, chiuso segretamente nella veleria Costaguta, il fiocco pallone smagrito per il lasco.
Spostatosi a Varazze (di notte) da Baglietto lo prova sul nuovissimo 6 m. Cora IV con successo, unitamente a Enigma e Mebi le tre che difenderanno l’Italia nella Coppa del Tirreno e che la vinceranno. Gli inglesi chiameranno questo fiocco “Genoa Jib”. Nel 1926 si sposta a Copenaghen con Cora IV dove vince la Coppa del Re di Danimarca battendo danesi, francesi, norvegesi, olandesi e svedesi, sei volte su sei. Sui giornali dichiara:” Questa è la più bella vittoria della mia lunga carriera”. Onusto di gloria potrebbe anche smettere, perciò lascia il timone di Cora IV a Leone Reggio, il nuovo astro nascente.
Ma lo si rivede alle prese con una nuova Velella di Richardson, vincere 10 regate sulla Costa Azzurra. Gli inglesi, finalmente, ammettono le grandi doti di mastro velaio di Raimondo, l’unico al mondo capace di competere con loro. Mentre a Genova nel 1927 si conia il motto: “Raimundu, maiciù au mundu”, lui con l’ 8 m. Catina IV vince la Coppa Pozzani. Poi in crociera al comando di Mad (una enorme imbarcazione a vela) a zonzo per l’Atlantico, senza più dover gareggiare, dimostra doti di pilota non comuni, arriva sino ad Amsterdam quindi ritorna.
Appena attraccato a La Corugna si sente dire da un doganiere:” Usted Raimondo non es un ombre, es un Dios!...”.
Così si chiude il ciclo che aveva cominciato a 7 anni di età su una navicella, di suo padre Gerolamo, chiamata Giraffa e a 12 sul Grazia di Dio. Sbarcato, si ritira definitivamente sul lago Maggiore a Belgirate, a cucire e modificare vele.
Ma i voltresi non si dimenticano di lui e gli sposini in viaggio di nozze da quelle parti, lo vanno a trovare e l’albergo Binda di sua cognata, sale in notorietà. Compiuti gli 87, con la scusa di provare una vela nuovissima, vince una regata nella classe “Star” sul lago Maggiore. Muore nel 1966 all’età di 94 anni.
Charlie Barr, Charles Francis Adams, Nat Herrechoff, Duca degli Abruzzi, Virginie Heriot, Enrico D’Albertis, sono personaggi prestigiosi che spesso lo hanno fatto segno di attenzioni. Altamente considerato in tutta Europa, ma non così, dove? Ma nel suo paese, naturalmente: qui non cippi ne marmorei giganti per chicchessia, solo dissacrazione. Solo nel Duemila, una targa non nel muro del cantiere dove nacque il Genoa jib (la Pam non lo ha voluto e ha mancato di rispetto ai voltresi, come del resto non ha voluto i 5 cerchi olimpici del 1936) ma su un palo staccato di pochi centimetri dal muro e vicino ad una grondaia. Professionista dalle 1100 vittorie in 45 anni di carriera, consulente dei cantieri Beltrami, Baglietto, Costaguta, corteggiato dai club di tutto il mondo, a Voltri dove “nemo propheta in patria”, è quasi ignorato.

Non un trofeo di vela a suo nome a Voltri, non una targa nella sua abitazione, si invece, a Belgirate (Verbania), dove dal 2001 si svolge, annualmente, la Coppa Raimondo Panario per i 5,50 S.I. organizzata dalla Società Delle Regate 1858.
Su di lui hanno scritto: Simone Fava, Beppe Croce, Pino Sessa, Carlo Dall’Orto, Riccardo Verruggio, Benedetto Tino Delfino, Carlo Tagliafico, Franco Belloni, Gianni Magnano, Dominique le Brun, Pino Luxardo, Principe Agliata di Danimarka.
Merita senz’altro di più di una targa che passa inosservata in un “recanto”. “Raimundu maiciù au mundu” significa che:” Come Raimondo non ci sarà più nessuno al mondo” era il detto coniato dal popolo marinaro, e questa mi sembra la migliore conclusione a questa irripetibile vicenda umana.
Voltri all’epoca aveva un centinaio di marinai professionisti da yacht ma tutti al servizio del “sciù padrun” come era giusto e perciò, la eventuale vittoria, nelle cronache, andava ai vari Prosperi, Gherardesca, Gandolfo, Pallavicini, Dall’Orso, Bruzzo e così negli albo d’oro solo questi nomi raffigurano. Nel 1922 in un giorno di maggio a Varazze “Cora II” è già in mare con al timone Panario quando arriva il Com. Gandolfo che fa segno di accostare per salire, lo apostrofa Raimondo: “Scio baccàn, scià veu vinse a cuppa o scià a veu perde? Alloa scià se ne stagghe a tèra” e Cora II vinse senza il padrone a bordo.
Chi scrive, nell’anno santo 1950, dodicenne, in gita al Lago Maggiore, si ferma a Belgirate all’albergo Binda dove, rispondono a sua zia che Panario trovasi a Milano. Lo raggiungono. La scena è surreale. Palazzo signorile del centro ma senza ascensore, ogni rampa di scala porta a un ballatoio lunghissimo, uno dei quali è tutto occupato da una vela bianca, sulla quale è seduto lui a cucirla, la meta della loro gita. Panario si alza viene loro incontro, è molto alto e asciutto ha una maglia blu con su scritto R.Y.C.I.. Al piano di sopra, all’improvviso, si apre una porta, lui si volta, alza la testa e ad alta voce:” Signooraa, passi pure sopra la veelaa, tanto non si roviina, grazie-èe”. Aveva conservato la parlata nostra, utrin-a, strascicata. In una intervista alla “Rivista Nautica”, rilascia:”ricorderò sempre i miei amici di viaggio, ormai scomparsi, con i quali abbiamo creato a Voltri qualcosa di irripetibile, qualcosa che ha dato un lavoro dignitoso e appassionante a un intero quartiere per almeno mezzo secolo. Tutto girava intorno ai Costaguta ma io ho fatto la mia parte, capii che il momento era propizio per abbandonare definitivamente, per tutti noi, quella “vitta da bellinuin” sprecata sui barchi mercantili e ho contribuito al formarsi di una equipe des regaters da cui saltò fuori il motto:”Da u Cièmun a Leia en tutti mainè de barche a veia” che tradotto fa:”Dal Chiaramone a Leira sono tutti marinai di barche a vela”.
L’invenzione del Genoa Jib ci viene contestata dagli svedesi, ma nel febbraio 1926 a Genova, al debutto nel nuovo fiocco, essi non sono presenti assieme a Italia, Francia, Olanda, Danimarca. Gli svedesi sono presenti solo a Copenaghen nel luglio 1926, 5 mesi dopo. Questo solo per precisazione senza togliere niente al Comodoro della Royal Sweeden Sailing Association, Sven Saleen, che lo chiamò Sweeden Jib mentre gli inglesi lo battezzarono Genoa Jib, prima di lui.
Per i testi: Dall’Orto “Voltri” 1967— B. Croce “Centenario del R.Y.C.I.” 1978--- Tagliafico e Delfino “Genoa Jib” 1988— Boccone e Magnano “Dove il Vento Regna” 1998—Belloni e Magnano “Cantieri Navali Costaguta” 2008. Nota. Di tutti gli autori di cui sopra, solo il Dall’Orto e il Verruggio hanno intervistato direttamente Panario vivente in quel di Belgirate.
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a cura di Andrea BOCCONE
Una delle figure più emblematiche del panorama voltrese fra la macchietta, suo malgrado, e l’intellettuale autodidatta.
Aveva una sorella, Rita, molto istruita, che ha dato ripetizioni scolastiche a mezza Voltri, e con lei si dilettava agli studi di ragioneria e forse riuscì a dare l’esame di stato e diplomarsi. Avere un diploma nel 1923 era cosa non da poco che ti catapultava in alto nella considerazione dell’immaginario collettivo del paese.
Comunque sia, in quegli anni lo vediamo fare il contabile presso una falegnameria per alcuni mesi e poi dimettersi per incomunicabilità con il titolare dell’azienda. Nel frattempo si dilettava nell’atletica leggera sotto la guida del grande Davide Baiardo eccellendo nello scatto sugli ottanta metri piani, vincendo un campionato provinciale studentesco e un campionato ligure. Altro campionato ligure nel salto in lungo lo vinse a Savona e uno nazionale studentesco a Roma.
Aveva fisico da boxeur, ne rinforzava il personaggio il suo naso schiacciato. Giunta l’estate del 1923, Baiardo lo mette nella formazione di pallanuoto e non lo leva più per circa 15 anni. Giocava allora come terzino.

Genio e sregolatezza, serio e attaccato ai colori della Mameli, fedele al suo maestro Baiardo, mai cedette alle lusinghe di altre squadre più importanti. Nel 1924 Baiardo lo porta a lavorare all’ I.L.V.A. per averlo sotto mano e controllarlo come un figlio ma, dopo un anno si dimise anche da questo buon posto per mettersi a riparare sedie di paglia da cui gli affibbiarono subito il soprannome di “carregà” pur continuando a giocare a pallanuoto, l’unica attività nella quale era costante. Quando l’età non gli permetteva più di giocare ad alti livelli, smise e continuò come dirigente a fianco di Baiardo. Il suo mediare con i notabili e i dirigenti della F.I.N. sempre aiutato dal signor Giuseppe Massa e da Angelo Consoli, inizia un lavoro di convincimento che, preso come bastone di staffetta, da Malaspina, Calcagno e Caviglia, porterà alla decisione da parte delle autorità comunali di Genova a costruire una piscina a Voltri, siamo nel 1954.
Impossibilitato per il suo carattere anarcoide a lavorare sotto padrone, preferì iniziare un’altra ennesima attività, il venditore di caldarroste, urlando come un pazzo il suo prodotto.
Certo i giovani che lo vedevano in quella veste, non conoscendo il suo passato, lo prendevano come una macchietta di paese e, così francamente appariva. Restava sempre attaccato come l’edera alla sua Mameli.
Fra gli interventi pro, ricordo una lite con lancio di monetine fra lui e il grande De Magistris, l’asso della Florentia, avvenuto in Piazza Giusti dopo una partita persa dalla Mameli. A lui dobbiamo un libretto di una ventina di pagine con una ministoria della Mameli.
Nell’alluvione del 1970 lo vediamo alle stanghe di una carretta, fuggire e, nella sua fuga, gridare agli automobilisti di girare e tornare indietro, salvandoli da morte certa. Andrebbe decorato postumo solo per questo fatto.
Dal 1977 iniziò a perorare (raccolta di firme) la causa per dedicare la piscina a Baiardo ed è morto senza veder realizzato il suo sogno.
Era nato nel 1906 e morì nel 1994, una lunga vita passata da scapolo, sempre mal vestito, l’unico amore che ebbe fu la Mameli con la quale fece 3 tentativi di scudetto arrivando sempre al secondo posto.
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a cura di Andrea BOCCONE
Quanto sotto è stato scritto nel 2009 in occasione del centenario della nascita
È tempo di centenari. Forse prima non ci si pensava, ora sono ritornati di moda. Il 12 dicembre 2008, sono stati commemorato i 100 anni del monumento di Pegli a Garibaldi; la costruzione del Palazzo Municipale di Voltri 1908; la riedizione di Pagine Voltresi del Cabella 1908.
Lo stesso pomeriggio è stato festeggiato il centenario del primo voltrese partecipante alle olimpiadi, quelle di Londra del 1908, Davide Baiardo, a cui è stata dedicata la piscina voltrese. Ebbene, mentre Davide stava mietendo successi sportivi, nasceva, nel 1909, Luigi Fabiano.
Fra i monelli della Piazza Mazzini (attuale Piazza Lerda) era quello che nel fisico più somigliava al campione Baiardo, appunto e questi non se lo lasciò sfuggire di mano.
Finiti gli studi, Baiardo lo fece entrare a lavorare presso le acciaierie Tassara dove lui era responsabile del magazzino. Sotto la sua guida sportiva, Luigi, dimostrò subito doti di portiere di pallanuoto, tanto che a soli diciannove anni di età, lo fece esordire in prima squadra, nella Mameli, naturalmente.
Nel 1928 la Mameli, con Fabiano in porta, arriva alla finalissima a Milano contro A. Doria: secondo posto.
Nel 1929 finale di Roma contro la Triestina che viene sfacciatamente favorita dall’arbitraggio e dalla federazione fascista che spingeva per l’italianità di Trieste: ancora secondi.
Nel 1931 la Mameli ritorna a Roma dove soccombe 2-1 contro l’Andrea Doria ma, dopo il reclamo del presidente Baiardo, si ripete la partita a Bologna, dove si perde 4-2 (ancora secondi).
Nel 1934 il Nostro esordisce in nazionale azzurra contro l’Ungheria a Budapest. Riconvocato per gli Europei di Magdemburgo dove si pareggiò con la Svezia, perdemmo dalla Germania, pareggiammo con la Spagna e perdemmo con la Cecoslovacchia.
Nel 1936 ormai con posto fisso in nazionale, pareggia contro l’Austria 4-4.
Nel 1939 Luigi parte per l’Olanda per disputare il Campionato Mondiale dove l’Italia finisce al terzo posto. Ritornato a Voltri si mette a istruire i giovani portieri della Mameli in modo da lasciare la porta ben difesa poi, va a giocare a Firenze nella Florentia dove vince lo scudetto laureandosi campione italiano per il 1940.
Nel 1942, grazie a Fabiano, finalmente, battiamo Germania e Ungheria. La guerra interrompe la sua brillante carriera. Nel 1946 alla ripresa del campionato ufficiale, Luigi ritorna alla Mameli e riorganizza la squadra; ha 35 anni ma non li dimostra, nel 1947 la squadra è pronta, si parte dalla serie “B”, si vince il campionato e si ritorna in serie “A”.
No! si rinuncia perché in cassa la Mameli non ha una lira.
Luigi non partecipa al campionato del 1948 perchè impegnato a Londra con la nazionale che vince il titolo olimpico.

Piovono le onorificenze: la R.N. Napoli gli conferisce il titolo di Socio Onorario, destinato a pochissimi. Premio giornalistico Emilio Colombo. Medaglia d’Oro di primo grado sportivo della Confindustria. Medaglia d’Oro del C.O.N.I. Medaglia d’Oro del Comune di Genova.
Nel 1949 mantiene il posto in nazionale difendendo la porta azzurra contro Cecoslovacchia, Austria, Jugoslavia. La Mameli è in serie “B” quindi sempre nel 1949, passa all’Andrea Doria sfiorando lo scudetto.
Nel 1953, lascia l’A. Doria per il Camogli dove si laurea ancora una volta campione d’Italia ma, sono 44 le primavere che ha sulla schiena: meglio ritirarsi e tornare alla nuovissima piscina della Mameli inaugurata nel 1954. Non trascura però i suoi impegni con la F.I.N. nell’ambito della quale svolge il compito di D.T. per le nuotatrici azzurre agli europei. Come sempre, almeno dal 1945, a Voltri dirige la pallanuoto pur continuando la carriera di impiegato all’I.L.V.A.
Nel 1957 è D.T. della Mameli e all’occorrenza portiere di riserva. A proposito, il Corriere Mercantile scriveva:” Partita Mameli-Triestina siamo sul 5-4, i triestini beneficiano di due rigori ma Fabiano (47) li para entrambi: la Mameli vince l’incontro”.
Nell’alluvione 1970 esegue una tragica nuotata al buio nel negozio di vestiario della cognata; con una gamba rotta, (l’altra si rompe nello scontro dell’ambulanza che scivola nel fango) visibilità zero, riesce a raggiungere un’apertura creata nel soffitto dai pompieri; è salvo ma malconcio.
Fino al 1980 anno della sua morte a 71 anni di età si muoverà con l’aiuto di un bastone.
Nel centenario della sua nascita ` giusto che i voltresi lo ricordino con il rispetto e l’affetto che gli è dovuto. Lo ricordiamo nelle calde estati degli anni Quaranta dirigere gli allenamenti da un “gozzo”, fermare il gioco, segnalare errori e difetti ai giovani. Ma tutto con un far burlesco che divertiva gli spettatori sulla spiaggia.
Carattere sereno, mai si era impegnato in politica, come del resto non fece il suo maestro Baiardo.
Le sue 78 presenze in azzurro, sembrano poche se paragonate a quelle di Steardo (oltre 300 circa) ma, va considerato l’astensione dall’attività durante la guerra e la scarsità di incontri internazionali che si disputavano all’epoca sua.
Nemmeno si deve dimenticare che ai suoi tempi si giocava tutta la partita senza sostituzioni: i 7 che cominciavano giocavano tutta la partita. Oggi con le sostituzioni un giocatore può giocare solo 10 minuti e scattargli lo stesso la presenza in nazionale, la differenza è enorme però, tutto a suo tempo. Non tralasciando che spesso, come sottufficiale di marina, veniva richiamato.
Uno dei suoi pupilli, Giorgio Calcagno, sotto la sua guida, divenne uno dei migliori portieri di pallanuoto in campo nazionale, forse uno dei migliori di tutti i tempi. Il figlio Mauro Fabiano, nel 1967 fece parte della compagine che vinse lo scudetto di serie “B” però, non giocando nel ruolo del padre.
Mauro militò nella nostra società Mameli per diversi campionati come titolare fisso, poi impegni di lavoro lo obbligarono a smettere.
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