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Curiosità su Voltri

Questa pagina vuole dare le notizie di ciò che succede a Voltri, inoltre vuole raccogliere tutte le curiosità, le leggende, i fatti strani e tutto ciò di particolare che è collegato a Voltri.
Hai notizie o curiosità su Voltri? Scrivimi, così questa pagina diventerà sempre più utile e anche divertente.


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La superstizione del 2000 è arrivata anche a Voltri (luglio 2000)
Avete visto vicino ai portoni, vicino all'ingresso dei negozi, un pò ovunque sui marciapiedi, delle bottiglie di plastica piene di acqua?
È una mania che era iniziata mesi fa nel savonese suscitando l'ilarità di molti giornali che prendevano in giro le persone che le hanno messe; piano piano queste bottiglie hanno iniziato a comparire nei vari comuni della riviera da Savona verso Genova. Adesso sono arrivate anche a Voltri.
A che cosa servono?
Chi le mette dice che servono ad evitare che I CANI FACCIANO LA PIPÌ SULLE PORTE. La cosa divertente è che io ho già visto dei cani fare la pipì sulle bottiglie, per la gioia di chi le ha messe che ogni tanto dovrà pure toccarle!
Ognuno ha le proprie manie.


Novembre 2001: SCOPERTO DA DOVE ARRIVA QUESTA MANIA!!!
Finalmente si è scoperta l'origine della superstizione delle bottiglie anti-pipì.
Se ancora qualcuno poteva avere dei dubbi possiamo dire che non servono a niente.
Il sistema è nato in Scozia per tenere lontane le volpi, e funziona per davvero.
Ma lí funziona per motivi diversi: le bottiglie vengono riempite non completamente di acqua e vengono lasciate aperte. Queste bottiglie vengono messe nei campi vicino ai pollai dove non devono arrivare le volpi; siccome il vento è sempre molto forte, soffiando sulla bottiglia aperta viene emesso un suono fastidioso che tiene lontano le volpi.
Provate a riempire a metà una bottiglia e a soffiare forte: sentirete il fischio.
Da noi cosa hanno fatto? Le hanno riempite fino all'orlo, le hanno chiuse con il tappo e messe per terra davanti ai portoni dove anche se soffia il vento non è certamente così forte da farle fischiare; in tutti i casi non darebbe assolutamente fastidio ai cani.
Non siamo neanche capaci a copiare correttamente qualche cosa!!!


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Raccogliamo le segnalazioni di due lettori di Voltri Oggi che chiedono di mantenere l'anonimato.
Sabato 18 maggio 2002, ore 22.45: una luce di dubbia provenienza si muove nel cielo. "Ero a pesca - ci spiega uno dei due testimoni - quando ho visto una luce, come prodotta da un faro, che si muoveva nel cielo, non so cosa pensare".
"Dalla finestra di casa mia ho visto una luce che si muoveva avanti e indietro nel cielo, - aggiunge un altro testimone - pensando di essere visionario, ho chiamato anche mia moglie (che è molto più scettica di me). Ho pensato ad un faro, come quello delle discoteche, ma non ho visto nessun fascio di luce che partisse da terra e che potesse giustificare un fenomeno simile. Chissà cosa poteva essere!".
Non sappiamo dare spiegazioni plausibili ma non è escluso che esse esistano. Non vogliamo dare falsi allarmi o illusioni per chi spera da una vita di vedere un oggetto volante non identificato o un omino verde.
dal giornale VOLTRI OGGI - giugno 2002 - articolo di Cristina Schembri

Se qualcuno quella sera ha visto la stessa luce o ha una spiegazione me lo faccia sapere.


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PESCA MIRACOLOSA A VOLTRI
22/07/03: è stato catturato al largo di Voltri un pesce spada di 90 kg lungo 2.90 m da quattro pescatori della società Pesca Sportiva Sant'Ambrogio Voltri. Complimenti a tutti


Ottobre 2002
Grande pesca nei mari di Voltri: Gimmy Molinari ha pescato un'aguglia imperiale di 15 Kg.


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MISS ITALIA 2002
una voltrese è arrivata alla finalissima di Salsomaggiore Terme
DARIA AGOSTO


È nata a Genova Voltri (GE), dove vive, il 19.7.1984. Capelli castani, occhi azzurri, è alta 1,79 e pesa 59 chili. Il suo segno zodiacale è il cancro. Frequenta il Liceo linguistico e sogna di diventare broker. Parla Inglese, Francese e Tedesco e gioca a pallavolo.


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Pietro D'Alì, 43 anni, nato a Milano ma residente da anni a Voltri vince la 8^ regata transoceanica TRANSAT AG2R. È una regata per equipaggi da due uomini su monoscafi da 10 metri con partenza dal porto francese di Concarneau e arrivo a Saint Barthelemy nelle Antille su una distanza di 3710 miglia.
Pietro, assieme al francese Kito de Pavant, ha completato l'intero percorso in 19 giorni 22 ore 24 minuti 30 secondi ad una media di 7,76 nodi. Con questo tempo, oltre ad aver vinto la regata ha stabilito il nuovo record.
Pietro è figlio d'arte: nel museo navale di Pegli si trova il modellino di un brigantino del 1905 che porta il nome di suo nonno, capitano camoglino che faceva la rotta Sudamerica - Genova. Ha fatto due stagioni come randista di Luna Rossa.


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Un voltrese alle olimpiadi di Sidney, e adesso anche ad ATENE 2004
Tohni Terenzi: campione di scherma, specialità sciabola

Curriculum Sportivo
Tohni Terenzi OLIMPIADI 1992: 8° a squadre; 1996: 3° a squadre
CAMPIONATI DEL MONDO 1990: 3° individuale; 1993: 3° individuale, 2° a squadre; 1995: 1° a squadre e 3° individuale
CAMPIONATI EUROPEI 1998: argento a squadre; 1999: bronzo a squadre
MONDIALI GIOVANILI 1987: 1° individuale
UNIVERSIADI 1991: 2° a squadre; 1993: 1° a squadre
TITOLI ITALIANI 1989,1993,1995,1996,1997,1999: 1° individuale
COPPA DEL MONDO GIOVANI 1988: 1° individuale; 1989: 1° individuale



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Torneo di AGILITY DOG
ILARIA BRAGHIERI e CLEO

Ilaria e Cleo, arrivati secondi nel Luglio 2001 nel campionato italiano di AGILITY DOG - IMCA
Nel 2000 Ilaria e Cleo sono arrivati noni nel campionato mondiale (categoria LARGE) che si è svolto nella Repubblica Ceca.
Per informazioni visita il sito dell'AGILITY DOG




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Del 31° cimento invernale svoltosi a Voltri nelle acque antistanti la biblioteca Benzi non se ne è parlato molto ma noi, quattro ragazzi di Voltri nonchè partecipanti a tale manifestazione non vorremmo che tutto ciò passi inosservato non fosse altro per il freddo che abbiamo patito.
Prima di tutto il nostro ringraziamento va alla Società PESCASPORT- VOLTRI per la capacità organizzativa, la simpatia e la gentilezza dimostrata,soprattutto dopo il bagno, vista l'offerta molto gradita di cioccolata calda, focaccia di Priano e ultimo ma non per importanza di un favoloso berrettino tipo "ape maia"che molto provvidenzialmente ci copriva orecchie e capelli.
Secondo, per fare complimenti vivissimi a coloro che una volta a bagno, non hanno fatto come noi quattro che dopo venti secondi eravamo già fuori (venti secondi sono abbondanti), ma come in una torrida giornata di ferragosto sono stati in ammollo con una calma surreale, come se non patissero assolutamente il freddo cane che c'era, tanto che noi quattro pensavamo venissero direttamente da Quarto o Cogoleto perchè, si sa, i matti non sentono molto la differenza tra caldo e freddo.
Comunque sia la mattinata è trascorsa molto piacevolmente e dopo il bagnetto, un vero tocca sana per alcuni, un'autentica follia per altri, e il ricevimento del Diploma di partecipazione, eravamo certi che alla prossima edizione ci saremo stati di nuovo...nonostante tutto.
Saluti: Roberto, Claudio, Giovanni e Massimo


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E’ nato a Voltri l’11 settembre 1954, nello stesso anno in cui veniva inaugurata la piscina: un segno del destino.
Fin da giovanissimo inizia l’attività sportiva nella Mameli, dove gioca in tutte le categorie. Giocando contemporaneamente nella categoria Allievi e Junior, esordisce nella Prima Squadra, in Serie B, nel 1971 ad appena 17 anni.
Nel 1975 fa il suo esordio nella Nazionale di pallanuoto, con la quale, a questo punto, ha inizio un palmares semplicemente impressionante, a partire dalle 200 presenze. Nel 1977 arriva al 3° posto alle Universiadi di Sofia ed agli Europei di Jonkoeping.
Nel 1978 fa parte della squadra che vince, per la prima volta nella storia della pallanuoto italiana, i mondiali a Berlino Ovest. Nel 1979 si classifica al 2° posto ai Giochi del Mediterraneo che si svolgono a Spalato, partecipa alla Coppa F.I.N.A. a Belgrado ed alle Universiadi a Città del Messico. Nel 1980 partecipa alle Olimpiadi di Mosca ed i seguito parteciperà ai Mondiali di Guayaquil del 1982 ed agli Europei di Roma del 1983.
Nelle squadre di club raccoglie titoli italiani ed europei militando oltre che nella Nicola Mameli, nella Fiat Sisport Ricambi, nella R.N. Bogliasco, nella Pro Recco, nell’Arenzano, nel Biella, collezionando una Coppa dei Campioni nel 1984, tre Scudetti di Campione d’Italia nel 1981, nel 1983 e nel 1984. Dal 1979 al 1984 la stampa specializzata considera Paolo il miglior difensore del campionato italiano; nel 1981 divide tale riconoscimento con il fratello Daniele. Nel 2010 è Campione Italiano master 50+ ad Ostia con la squadra Europa Master.
Come tecnico ha condotto dalla serie C alla B il Biella, ha allenato la R.N Arenzano in A1, la SSN Mameli in A2 e la Roma femminile in A1.
Attualmente figura, come Head Coach, nell’organico della S.I.S Roma, società romana di pallanuoto femminile, promossa al campionato di serie A2, con un settore giovanile presente in tutte le finali nazionali di categoria. E’, inoltre, consulente sportivo della PN Farnese Piacenza dal 2010.
A riconoscimento dei suoi meriti, è insignito di Medaglia d’Oro al Valore Atletico ed è Cavaliere Ufficiale della Repubblica.


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Gennaio 2005
Sonia Traversa si è classificata seconda ai campionati mondiali seniores di pattinaggio arstistico che si sono svolti a Fresno in California.
Complimenti a Sonia che da 15 anni è allenata dalla bravissima Cristina Camisasca e che, dal 2001, gareggia con i colori della società di pattinaggio HP VOLTRI


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a cura di Andrea BOCCONE

Francesco Costaguta nasce a Voltri, figlio di Benedetto, impresario edile. La nascita in una famiglia in “vista”, procura enormi vantaggi a chi ha cervello ma, comporta anche dei doveri proporzionali, come quelli di partecipare alla vita pubblica del proprio Comune e essere pronto alla chiamata alle armi quando Patria chiama.
Francesco, il geometra Costaguta lavora con papà in cantiere e la sera va a fare le esercitazioni militari come caporale della Guardia Nazionale di Voltri. La domenica mattina, con la sua squadra, va a fare le esercitazioni di tiro a San Nicolò sotto l’occhio vigile del capitano Giuseppe Firpo reduce della battaglia di Novara (1849). Partecipa alla raccolta per la spedizione in Sicilia che frutta Lire 500 che, Il 31 agosto 1860, dal nostro Municipio vengono consegnate al Dot. Agostino Bertani (1812-86), medico, facente parte dello Stato Maggiore di Garibaldi. Vinte le resistenze della madre, si era imbarcato sull’Oregon con la spedizione Medici e arrivò a Palermo il 17 giugno 1860 in tempo per combattere a Milazzo (23 luglio 1860).
Nel 1865 entra a fare parte del Consiglio Amministrativo del Comune di Voltri. Nel 1867, il Sindaco Viacava lo convince, a recarsi segretamente in Toscana assieme al Cap. Dupré per mettersi agli ordini di Menotti Garibaldi, figlio del generale. Da li entrarono nello Stato Pontificio per la conquista di Roma ma, a Mentana, il 3 novembre 1867, Garibaldi le prese di santa ragione. I due voltresi, indenni, furono fatti prigionieri dai francesi assieme a altri 1600 volontari che, in seguito, pochi alla volta vennero rilasciati. Tornato a Voltri, smagrito e accolto come un eroe, si sposa con Teresa Parodi di Antonio a Mele.
Il primo di una diecina di figli è Ugo del quale, appena scopertane la genialità lo sprona nel campo delle costruzioni navali sfruttando l’amicizia che si era guadagnato con Enrico D’Albertis e Nicola Mameli. Per molti anni sarà Assessore al Comune di Voltri per i Lavori Pubblici accanto ai vari “notabili” come Andrea Podestà, Antonio Viacava, Giuseppe Alizeri, Lomellini d’Aragona e altri. Dal 1917 riposa in pace nel primo campo del cimitero del Leira nel muro di confine con Crovi. Sulla piastra, sotto il nome e cognome s’è giustamente fatto scrivere “garibaldino”. Nelle foto del varo di Artica, lo si vede fotografato accanto al pittore Lazzaro Luxardo (un altro protagonista della Belle Epoque di casa nostra) mentre, i figli Ugo e Attilio fanno da corona alle autorità: Duca degli Abruzzi,Garibaldi Coltelletti (vedi: Genoa Jib pag. 123-- Dove il Vento Regna pag.65, quel signore elegante con baffi bianchi vicino ai vasi di fiori).
Cari amministratori, aggiungerò un messaggio per le orecchie più sottili: ciò che vogliamo esattamente da voi è che la via che va al Porto sia chiamata “Via dei Costaguta”e non Via della Discarica. Un minimo di perspicacia, signori miei, quando è il momento, e questo è il momento, si deve usare.


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a cura di Andrea BOCCONE

Oggi, anni Duemila, ci meravigliamo molto nel vedere regatare davanti lo specchio d’acqua di Voltri, bambini di otto anni ma, già molti anni prima, nel 1876, un intrepido bambino, affrontava gli stessi pericoli di quelli di oggi. Parliamo di Ugo Costaguta, figlio dell’Assessore, garibaldino di Mentana (1867), costruttore edile, Francesco Costaguta.
Ugo, divorato dalla passione della Vela, appena compiuto i dodici anni si mise alacremente a costruire una barca da regata del tipo Jole, un cutter di 5 metri con chiglia profonda con il quale, accompagnato dal padre, si reca a gareggiare e vincere regate a Varazze, Alassio, Nizza. In queste regate gareggiava anche un altro voltrese suo coetaneo, Simone Fava, rampollo di una famiglia di costruttori navali con il quale, spesse volte si dividevano le vittorie e, naturalmente le sconfitte.
Il grande capitano voltrese Enrico Alberto D’Albertis (1846-1932) e il fratello Domenico, seguivano con interesse non solo sportivo, il formarsi di questi due studenti della scuola nautica di Genova dalla quale uscirono con la patente di Costruttori Navali di Prima Classe.
Nel 1891 comincia, in D’Albertis, a maturare l’idea di rifare il viaggio di Colombo. Nel 1892 Per le Colombiadi fa costruire dal Costaguta i tre modelli di caravelle che ora si trovano al museo navale di Pegli. Nel 1894, il marchese Ippolito Cataneo, si fa costruire Draphin da 1 tonn. Che, con al timone Simone Fava batte in Costa Azzurra le migliori barche della sua classe. Nel 1895, Ugo costruisce Lailò per i Dufour. Nel 1896 è la volta di Ines per il commendator Benedetto Vercellone (Lago Maggiore). Nel 1896, deve, per forza di cose mettersi a produrre seriamente e fonda, in società con Fava, il Cantiere che prende il suo nome. Vengono in ordine: Houary, Albatros, Alga, Corsaro, Eros. Nel 1898 vara Viperina per Giulio Guaita. La notorietà è in aumento. Per Filippo Tassara va in mare Lohengrin. Stesso anno Evaristo Testa vara la Famosa Nandana e Balbo Bertone, Gianduia. Nel 1899 toccano il mare Ilva di Tonietti, Lygia di Tassara.
Ormai famoso anche oltre confine, riceve la visita di S.A. Luigi Amedeo Savoia Aosta detto il Duca degli Abbruzzi che gli commissiona Nella di lunghezza 14 metri per 5 tonn. Il duca la mette Alla dirigenza dello skipper marchese Roberto Lubelli di Serrano, suo aiutante di Bandiera, allora tenente di Vascello. Ugo, non fidandosi dei marinai della marina militare, impone equipaggio interamente voltrese, con al timone Cosimo Boccone (Nu féèmé fa n’a brutta figua! Nu ve cunven!). E’ la carta vincente. Il 16 marzo 1901 a Sanremo, vince la Coppa del Ministero della Marina; Il 3 agosto nel Tigullio, vince la Coppa del Presidente; 4 agosto vince la Gara Paraggi. Il 14 aprile 1902 si vara “Artica” del Duca degli Abruzzi che, con lo stesso equipaggio di Nella, diretto questa volta da Lui stesso e dal cap. Ernesto Cosci, vince a Marsiglia la famosa Coppa di Francia.
Nell’inverno 1903 scende in mare Leda dalle cento vittorie ma, il suo disegnatore è a letto da pochi giorni, si dice che, giorni prima del varo, tramite grù alzarono la chiglia fino alla sua finestra per averne la sua approvazione. Muore nel pomeriggio del 15 giugno 1903, mentre gli viene comunicata l’ultima vittoria di Leda, aveva solo 34 anni...
Viene sepolto nel cimitero del Leira; La sua opera verrà proseguita dal fratello Attilio Costaguta. Fra le altre barche a vela da lui costruite, si distinsero: Amazone, Babelina, Briséis, Calliope, Cantieri di Voltri, Cesarina, Cigno, Cita, Corsaro rosso, Còte d’Azur, Cotia, Doris, Folletto, Gea, Hellé II, Hidalla, Kamed.
La sua vita è il volo di un Albatros che non si posa mai. Raggiunse un’altezza e una prospettiva a volo di uccello per la contemplazione, dalla quale poteva cogliere che tutto procedesse secondo le sue previsioni; che ogni “pezzo” raggiungesse la perfezione; che ogni suo Mastro d’Ascia fosse migliore dei colleghi francesi; che ogni equipaggio scelto da lui fosse superiore ai più nomati norvegesi; che … la tisi, gli concedesse ancora un piccolo lazzo di tempo.
Per tutti questi e altri motivi sarà sempre ricordato come “Il Poeta del Mare”.


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a cura di Andrea BOCCONE

Fratello di Ugo, Costruttore Navale di Prima Classe, nuovo comproprietario, assieme a Fava, del Cantiere Navale. Per qualche anno vara barche che lui ha disegnato sotto la direzione del fratello. Sono di questo periodo gli yacht: il 5 tonn. Melisenda che vinse la Coppa Italia nel 1904 con al timone Raimondo Panario; Selysette, Tina, Cote d’Azur, Amazone. Quando si esaurisce la sua “sudditanza” di disegno, nel 1907, circa, Attilio vara Nitokris, nome di una regina egiziana della VI dinastia; Titania, Cesarina, Doris, Maresa, Raffica.
Nel 1912 Sirdhana (8Mt.) con al timone Raimondo Panario riconquista la Coppa Italia. Nel 1913 Syrtica; nel 1914 Gea, Oceana, Pina. Come fece precedentemente Ugo con lui, fa spazio alla forte creatività del fratello minore Mario Costaguta, disegnatore di razza nato nel 1889.
Al contrario, il fratello Cesare (nato 1881) non ha mai lavorato in cantiere. Con l’inizio della prima guerra mondiale il cantiere è messo sotto la direzione dell’Ansaldo per le costruzioni per la guerra lagunare. Attilio continua lo stesso la sua produzione. Nel 1920 Attilio ritorna a essere il titolare del cantiere e vara subito Aila e Furia; nel 1923, Antinea e Orsa II; 1925, Astrea, Gabbiana, Venilia; 1926, Balilla, Chirta III, Etra 8 metri S.I. che nel 1926 vince la bellezza di 39 primi premi.
Proseguendo la conta diremo che nel 1927 l’ingegnere Filippo Tassara juniores mette in mare Genaria; del 1928 è la volta di Azio e Licea dei fratelli Bruzzo proprietari delle acciaierie di Bolzaneto; 1929, Ardea. Agli inizi del 1930 entra all’ufficio tecnico l’ingegnere Ugo Attilio Costaguta figlio di Attilio e di Vincenza Ottonello. In quell’anno dobbiamo soffermarci per dire della goletta Emilia varata il 16 settembre. Il proprietario è il gr. Uff. Attilio Bruzzone dell’Eridania Zuccheri; a lanciare la bottiglia di spumante è stata la signora Emilia Bruzzone. Lazzaro Luxardo ha immortalato la scena in cui Costaguta su un gozzo a remi porta notte tempo il proprietario Bruzzone a salire sulla goletta per un ultimo controllo.
Sul libro “Dove il Vento Regna” si legge: ” Attilio, uomo della prima generazione novecentesca, più futurista che romantica, col suo senso antiartistico, inconsciamente in antitesi con il fratello, il poeta del mare, anticipava a tutti la figura dell’imprenditore moderno tanto che, nel 1909 costruì il primo aereo italiano“. Pure l’8 SI Delphis viene varato in quell’anno 1930, assieme al 6 SI Grazia per l’avv. Mario Bruzzone. Del 1931 è la Goletta Americana Jetta di Raffaele Gandolfo. Mizar, varato nel 1932, è cruiser con motore ausiliario. Il 1933 inizia con l’8 SI Orietta del conte Giuseppe della Gherardesca; 1935, Aila; Aria di Benedetto Bruzzo. 1936 “Italia” 8 SI della FIV di Roma, vince la olimpiade di quell’anno svoltesi nel bacino di Kiel in Germania. Stesso anno, Miranda II, Tian. La Madonnina è del 1938. Yacht lunghezza 21,5 Mt. Con 2 motori Diesel Ganz e vele ausiliarie, un capolavoro di tecnica e arte. Stesso anno, Miranda III. Il 1939 inizia con Vega III. La guerra lo vede impegnato nella costruzione di motoscafi per i Vigili del Fuoco. Muore nel 1942 (era nato il 18/9/1877) all’apice della sua fama e all’inizio della decadenza. Il Cantiere da quel momento è diretto dal figlio Ugo.
La produzione non è certo solo quella su citata, mancano una diecina di Lance Automobili del 1900, una cinquantina di barche della classe Star degli anni Trenta, una cinquantina di varie classi tra cui i ben noti Monotipi del 1903. Attilio ha stretto rapporti di lavoro e amicizia con tutti i miti della sua epoca come: Duca degli Abruzzi, D’Albertis, Madame Heriot, Gherardesca, Tassara. Mentre il padre Francesco riposa nel primo campo vicino al muro di confine con i Crovi e Ugo riposa in una tomba isolata nel terzo campo del Leiro, Attilio, al contrario, si trova dentro la Cappella di famiglia alla metà della salita di entrata. Questa soluzione era stata voluta dalla moglie a Scià Vincenza, tempo prima.
Nel 1936, il cantiere Costaguta, si guadagnò il diritto di porre i cinque cerchi olimpici sulla parete est del cantiere, quella di fianco alla caserma. Quando c’è stato il “tradimento” che ha dato carta libera alla trasformazione da cantiere a centro commerciale, non è stato neanche lontanamente imposto il mantenimento del simbolo olimpico.
Io non posso incolpare i vari barbari (tutti i non radicati) che si sono alternati alla condotta del carro amministrativo, ma noi che abbiamo favorito il loro insediamento.


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RAIMONDO PANARIO: la vela voltrese a livelli mondiali

1926 - Vittoria alla coppa di Danimarca
a cura di Andrea BOCCONE

Raimondo Panario nato a Voltri nel 1872, morto a Belgirate nel 1966, è generalmente considerato fra i 3 o forse 4 migliori skipper del mondo degli anni d’oro della vela, quelli che vanno dal 1890 al 1930. Nel 1892 si distingue, appena ventenne, su Eolo, Zena, Sirena e Rina con 5 vittorie. Gli anni successivi si sposta a Varazze da Baglietto dove gli viene affidato, dai fratelli Dall’Orso, il Demon con il quale vince altre 4 regate in Francia.
La sua notorietà sta salendo, ma il Duca degli Abruzzi gli preferisce l’esperienza di suo cognato, Boccone Cosimo (n.Voltri 1866) a cui affida nel 1899 Nella poi, Artica nel 1902 e infine Leda nel 1903. Il Dall’Orso però non lo molla e fa costruire dai Costaguta il 5 tonn. Melisenda per partecipare alla prima edizione della Coppa Italia del 1903 a Sanremo dove viene battuta dai francesi.
Durante l’inverno però Panario tira fuori le sue doti di tecnico: modifica lo scafo, modifica le attrezzature, istruisce un nuovo equipaggio e a Nizza, nel 1904, vince la Coppa Italia persa l’anno prima.
Abita, nel 1904, in Via Chiaramone (Cuntrà di ricchi) n.25 con la moglie Bottino Agnese e la figlia Bianca di anni 2. Ora la sua professionalità è affermata e deve accontentare diversi patrons. Sul 5 tonn. Nithocris si sposta in Costa Azzurra e vince 5 regate. Passa sul 2,5 tonn. Calliope, 10 vittorie. Prende in consegna, nel 1907, l’ 8 m. “Cantieri di Voltri”, di Attilio Costaguta, va a Livorno e fa 5 vittorie su 5 regate, vincendo la Coppa Duca degli Abruzzi.
Al ritorno vince anche la Coppa Città di Sampierdarena. Arrivata a Voltri la barca, preceduta dalla fama di vittoriosa, è già venduta ad un appassionato di Ginevra.” purtroppo il timoniere non è in vendita” dice scherzando Attilio al cliente. In Agosto va ad Alessandria di Egitto per battere, con Nithocris del principe Azzim Assam di Egitto, gli inglesi sul loro campo. Sono 3 vittorie su 5 regate più 2 secondi posti, la coppa del Cairo è di Azzim. Nel 1908 sale sul monotipo Titania di Baral di Monaco, con il quale si aggiudica 25 vittorie conquistando la coppa internazionale dello Sporting Club e quella della città di Nizza. Con Titania si sposta a Ginevra dove in due mesi raggiunge il record di 51 vittorie: la fama del Costaguta con l’ausilio di Raimondo, conquista la Svizzera, lo conferma la vendita di ben 10 Yacht. Baral lo vuole sul nuovo 6 m. Cesarina; lascia Ginevra il Panario per la Francia nel 1909, dove ottiene 23 vittorie.
Nel 1910, finalmente, il Duca degli Abruzzi, gli affida il 5,5 m. Ziska, già collaudata dalla coppia Cosimo Boccone e Attilio Costaguta, lui non si fida, lo modifica a suo modo rendendolo velocissimo e vincente, premio del Duca: un servizio di argento con stemma sabaudo. Viste le sue doti di velaio, il Costaguta gli fa modificare Briseis e Helle per renderle competitive. Nel 1911 ritorna alle competizioni con il 6 m. Vampa e vince 8 regate internazionali e la coppa del Club Nautique de Nice.
Nel 1912 Carlo Alberto Conelli gli affida Sirdhana che a Sanremo vince La Coppa Italia battendo il francese Anemone di Valmorin.
Durante la Guerra, nel 1915 è chiamato a Torino per eseguire le tiranterie degli aerei Pomilio, portandosi dietro un gruppo di marinai voltresi ai quali evita il fronte, salvando loro la vita. Fra questi: Francesco Tagliafico, Antonio Boccone, Tomaso Ottonello, Giacomo Toso, Giovanni Pizzorno. Suo fratello, il notissimo Padre Teodosio da Voltri, Capitano Capellano (nel 1916) prigioniero fra i prigionieri italiani in Austria, visse una storia eroica particolare che è apparsa su “La Casana” recentemente. “Teodosio il 16 settembre 1944 sotto i bombardamenti, davanti a centinaia di fedeli riuniti in chiesa a Genova, invoca S. Caterina e i bombardamenti si fermano. Tutti gridano al miracolo” (dal Secolo XIX).

Finita la guerra, Raimondo, riprende l’attività nel 1919, sull’8 m. Syrtica e sul 6 m. Antinea. Nel 1920 su Velella un 6 m. inglese col quale vince 12 gare e 2 secondi posti fra Antibes, Nizza, Cannes, Tolone. L’innovazione “Crocetta Marconi” non lo trova impreparato e molti vorrebbero che fosse proprio lui l’attrezzista delle loro barche e, fra i richiedenti: Virginie Heriot, l’inglese Richardson e il re di Danimarca, Cristiano X che, in un discorso ufficiale lo definisce “il primo skipper d’Europa”. Inizia l’intenso 1925 quando, sfruttando un’idea del suo rivale amico G. Uff. F. Giovanelli, realizza, chiuso segretamente nella veleria Costaguta, il fiocco pallone smagrito per il lasco.
Spostatosi a Varazze (di notte) da Baglietto lo prova sul nuovissimo 6 m. Cora IV con successo, unitamente a Enigma e Mebi le tre che difenderanno l’Italia nella Coppa del Tirreno e che la vinceranno. Gli inglesi chiameranno questo fiocco “Genoa Jib”. Nel 1926 si sposta a Copenaghen con Cora IV dove vince la Coppa del Re di Danimarca battendo danesi, francesi, norvegesi, olandesi e svedesi, sei volte su sei. Sui giornali dichiara:” Questa è la più bella vittoria della mia lunga carriera”. Onusto di gloria potrebbe anche smettere, perciò lascia il timone di Cora IV a Leone Reggio, il nuovo astro nascente.
Ma lo si rivede alle prese con una nuova Velella di Richardson, vincere 10 regate sulla Costa Azzurra. Gli inglesi, finalmente, ammettono le grandi doti di mastro velaio di Raimondo, l’unico al mondo capace di competere con loro. Mentre a Genova nel 1927 si conia il motto: “Raimundu, maiciù au mundu”, lui con l’ 8 m. Catina IV vince la Coppa Pozzani. Poi in crociera al comando di Mad (una enorme imbarcazione a vela) a zonzo per l’Atlantico, senza più dover gareggiare, dimostra doti di pilota non comuni, arriva sino ad Amsterdam quindi ritorna.
Appena attraccato a La Corugna si sente dire da un doganiere:” Usted Raimondo non es un ombre, es un Dios!...”.

Così si chiude il ciclo che aveva cominciato a 7 anni di età su una navicella, di suo padre Gerolamo, chiamata Giraffa e a 12 sul Grazia di Dio. Sbarcato, si ritira definitivamente sul lago Maggiore a Belgirate, a cucire e modificare vele.
Ma i voltresi non si dimenticano di lui e gli sposini in viaggio di nozze da quelle parti, lo vanno a trovare e l’albergo Binda di sua cognata, sale in notorietà. Compiuti gli 87, con la scusa di provare una vela nuovissima, vince una regata nella classe “Star” sul lago Maggiore. Muore nel 1966 all’età di 94 anni.
Charlie Barr, Charles Francis Adams, Nat Herrechoff, Duca degli Abruzzi, Virginie Heriot, Enrico D’Albertis, sono personaggi prestigiosi che spesso lo hanno fatto segno di attenzioni. Altamente considerato in tutta Europa, ma non così, dove? Ma nel suo paese, naturalmente: qui non cippi ne marmorei giganti per chicchessia, solo dissacrazione. Solo nel Duemila, una targa non nel muro del cantiere dove nacque il Genoa jib (la Pam non lo ha voluto e ha mancato di rispetto ai voltresi, come del resto non ha voluto i 5 cerchi olimpici del 1936) ma su un palo staccato di pochi centimetri dal muro e vicino ad una grondaia. Professionista dalle 1100 vittorie in 45 anni di carriera, consulente dei cantieri Beltrami, Baglietto, Costaguta, corteggiato dai club di tutto il mondo, a Voltri dove “nemo propheta in patria”, è quasi ignorato.


Non un trofeo di vela a suo nome a Voltri, non una targa nella sua abitazione, si invece, a Belgirate (Verbania), dove dal 2001 si svolge, annualmente, la Coppa Raimondo Panario per i 5,50 S.I. organizzata dalla Società Delle Regate 1858.
Su di lui hanno scritto: Simone Fava, Beppe Croce, Pino Sessa, Carlo Dall’Orto, Riccardo Verruggio, Benedetto Tino Delfino, Carlo Tagliafico, Franco Belloni, Gianni Magnano, Dominique le Brun, Pino Luxardo, Principe Agliata di Danimarka.
Merita senz’altro di più di una targa che passa inosservata in un “recanto”. “Raimundu maiciù au mundu” significa che:” Come Raimondo non ci sarà più nessuno al mondo” era il detto coniato dal popolo marinaro, e questa mi sembra la migliore conclusione a questa irripetibile vicenda umana.
Voltri all’epoca aveva un centinaio di marinai professionisti da yacht ma tutti al servizio del “sciù padrun” come era giusto e perciò, la eventuale vittoria, nelle cronache, andava ai vari Prosperi, Gherardesca, Gandolfo, Pallavicini, Dall’Orso, Bruzzo e così negli albo d’oro solo questi nomi raffigurano. Nel 1922 in un giorno di maggio a Varazze “Cora II” è già in mare con al timone Panario quando arriva il Com. Gandolfo che fa segno di accostare per salire, lo apostrofa Raimondo: “Scio baccàn, scià veu vinse a cuppa o scià a veu perde? Alloa scià se ne stagghe a tèra” e Cora II vinse senza il padrone a bordo.

Chi scrive, nell’anno santo 1950, dodicenne, in gita al Lago Maggiore, si ferma a Belgirate all’albergo Binda dove, rispondono a sua zia che Panario trovasi a Milano. Lo raggiungono. La scena è surreale.
Palazzo signorile del centro ma senza ascensore, ogni rampa di scala porta a un ballatoio lunghissimo, uno dei quali è tutto occupato da una vela bianca, sulla quale è seduto lui a cucirla, la meta della loro gita. Panario si alza viene loro incontro, è molto alto e asciutto ha una maglia blu con su scritto R.Y.C.I.. Al piano di sopra, all’improvviso, si apre una porta, lui si volta, alza la testa e ad alta voce:” Signooraa, passi pure sopra la veelaa, tanto non si roviina, grazie-èe”. Aveva conservato la parlata nostra, utrin-a, strascicata. In una intervista alla “Rivista Nautica”, rilascia:”ricorderò sempre i miei amici di viaggio, ormai scomparsi, con i quali abbiamo creato a Voltri qualcosa di irripetibile, qualcosa che ha dato un lavoro dignitoso e appassionante a un intero quartiere per almeno mezzo secolo. Tutto girava intorno ai Costaguta ma io ho fatto la mia parte, capii che il momento era propizio per abbandonare definitivamente, per tutti noi, quella “vitta da bellinuin” sprecata sui barchi mercantili e ho contribuito al formarsi di una equipe des regaters da cui saltò fuori il motto:”Da u Cièmun a Leia en tutti mainè de barche a veia” che tradotto fa:”Dal Chiaramone a Leira sono tutti marinai di barche a vela”.

L’invenzione del Genoa Jib ci viene contestata dagli svedesi, ma nel febbraio 1926 a Genova, al debutto nel nuovo fiocco, essi non sono presenti assieme a Italia, Francia, Olanda, Danimarca. Gli svedesi sono presenti solo a Copenaghen nel luglio 1926, 5 mesi dopo. Questo solo per precisazione senza togliere niente al Comodoro della Royal Sweeden Sailing Association, Sven Saleen, che lo chiamò Sweeden Jib mentre gli inglesi lo battezzarono Genoa Jib, prima di lui.

Per i testi: Dall’Orto “Voltri” 1967— B. Croce “Centenario del R.Y.C.I.” 1978--- Tagliafico e Delfino “Genoa Jib” 1988— Boccone e Magnano “Dove il Vento Regna” 1998—Belloni e Magnano “Cantieri Navali Costaguta” 2008. Nota. Di tutti gli autori di cui sopra, solo il Dall’Orto e il Verruggio hanno intervistato direttamente Panario vivente in quel di Belgirate.


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a cura di Andrea BOCCONE

Una delle figure più emblematiche del panorama voltrese fra la macchietta, suo malgrado, e l’intellettuale autodidatta.
Aveva una sorella, Rita, molto istruita, che ha dato ripetizioni scolastiche a mezza Voltri, e con lei si dilettava agli studi di ragioneria e forse riuscì a dare l’esame di stato e diplomarsi. Avere un diploma nel 1923 era cosa non da poco che ti catapultava in alto nella considerazione dell’immaginario collettivo del paese.
Comunque sia, in quegli anni lo vediamo fare il contabile presso una falegnameria per alcuni mesi e poi dimettersi per incomunicabilità con il titolare dell’azienda. Nel frattempo si dilettava nell’atletica leggera sotto la guida del grande Davide Baiardo eccellendo nello scatto sugli ottanta metri piani, vincendo un campionato provinciale studentesco e un campionato ligure. Altro campionato ligure nel salto in lungo lo vinse a Savona e uno nazionale studentesco a Roma.
Aveva fisico da boxeur, ne rinforzava il personaggio il suo naso schiacciato. Giunta l’estate del 1923, Baiardo lo mette nella formazione di pallanuoto e non lo leva più per circa 15 anni. Giocava allora come terzino.


Genio e sregolatezza, serio e attaccato ai colori della Mameli, fedele al suo maestro Baiardo, mai cedette alle lusinghe di altre squadre più importanti. Nel 1924 Baiardo lo porta a lavorare all’ I.L.V.A. per averlo sotto mano e controllarlo come un figlio ma, dopo un anno si dimise anche da questo buon posto per mettersi a riparare sedie di paglia da cui gli affibbiarono subito il soprannome di “carregà” pur continuando a giocare a pallanuoto, l’unica attività nella quale era costante. Quando l’età non gli permetteva più di giocare ad alti livelli, smise e continuò come dirigente a fianco di Baiardo. Il suo mediare con i notabili e i dirigenti della F.I.N. sempre aiutato dal signor Giuseppe Massa e da Angelo Consoli, inizia un lavoro di convincimento che, preso come bastone di staffetta, da Malaspina, Calcagno e Caviglia, porterà alla decisione da parte delle autorità comunali di Genova a costruire una piscina a Voltri, siamo nel 1954.
Impossibilitato per il suo carattere anarcoide a lavorare sotto padrone, preferì iniziare un’altra ennesima attività, il venditore di caldarroste, urlando come un pazzo il suo prodotto.
Certo i giovani che lo vedevano in quella veste, non conoscendo il suo passato, lo prendevano come una macchietta di paese e, così francamente appariva. Restava sempre attaccato come l’edera alla sua Mameli.
Fra gli interventi pro, ricordo una lite con lancio di monetine fra lui e il grande De Magistris, l’asso della Florentia, avvenuto in Piazza Giusti dopo una partita persa dalla Mameli. A lui dobbiamo un libretto di una ventina di pagine con una ministoria della Mameli.
Nell’alluvione del 1970 lo vediamo alle stanghe di una carretta, fuggire e, nella sua fuga, gridare agli automobilisti di girare e tornare indietro, salvandoli da morte certa. Andrebbe decorato postumo solo per questo fatto.
Dal 1977 iniziò a perorare (raccolta di firme) la causa per dedicare la piscina a Baiardo ed è morto senza veder realizzato il suo sogno.
Era nato nel 1906 e morì nel 1994, una lunga vita passata da scapolo, sempre mal vestito, l’unico amore che ebbe fu la Mameli con la quale fece 3 tentativi di scudetto arrivando sempre al secondo posto.


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a cura di Andrea BOCCONE

Quanto sotto è stato scritto nel 2009 in occasione del centenario della nascita

È tempo di centenari. Forse prima non ci si pensava, ora sono ritornati di moda. Il 12 dicembre 2008, sono stati commemorato i 100 anni del monumento di Pegli a Garibaldi; la costruzione del Palazzo Municipale di Voltri 1908; la riedizione di Pagine Voltresi del Cabella 1908.
Lo stesso pomeriggio è stato festeggiato il centenario del primo voltrese partecipante alle olimpiadi, quelle di Londra del 1908, Davide Baiardo, a cui è stata dedicata la piscina voltrese. Ebbene, mentre Davide stava mietendo successi sportivi, nasceva, nel 1909, Luigi Fabiano.
Fra i monelli della Piazza Mazzini (attuale Piazza Lerda) era quello che nel fisico più somigliava al campione Baiardo, appunto e questi non se lo lasciò sfuggire di mano.
Finiti gli studi, Baiardo lo fece entrare a lavorare presso le acciaierie Tassara dove lui era responsabile del magazzino. Sotto la sua guida sportiva, Luigi, dimostrò subito doti di portiere di pallanuoto, tanto che a soli diciannove anni di età, lo fece esordire in prima squadra, nella Mameli, naturalmente.
Nel 1928 la Mameli, con Fabiano in porta, arriva alla finalissima a Milano contro A. Doria: secondo posto.
Nel 1929 finale di Roma contro la Triestina che viene sfacciatamente favorita dall’arbitraggio e dalla federazione fascista che spingeva per l’italianità di Trieste: ancora secondi.
Nel 1931 la Mameli ritorna a Roma dove soccombe 2-1 contro l’Andrea Doria ma, dopo il reclamo del presidente Baiardo, si ripete la partita a Bologna, dove si perde 4-2 (ancora secondi).
Nel 1934 il Nostro esordisce in nazionale azzurra contro l’Ungheria a Budapest. Riconvocato per gli Europei di Magdemburgo dove si pareggiò con la Svezia, perdemmo dalla Germania, pareggiammo con la Spagna e perdemmo con la Cecoslovacchia.
Nel 1936 ormai con posto fisso in nazionale, pareggia contro l’Austria 4-4.
Nel 1939 Luigi parte per l’Olanda per disputare il Campionato Mondiale dove l’Italia finisce al terzo posto. Ritornato a Voltri si mette a istruire i giovani portieri della Mameli in modo da lasciare la porta ben difesa poi, va a giocare a Firenze nella Florentia dove vince lo scudetto laureandosi campione italiano per il 1940.
Nel 1942, grazie a Fabiano, finalmente, battiamo Germania e Ungheria. La guerra interrompe la sua brillante carriera. Nel 1946 alla ripresa del campionato ufficiale, Luigi ritorna alla Mameli e riorganizza la squadra; ha 35 anni ma non li dimostra, nel 1947 la squadra è pronta, si parte dalla serie “B”, si vince il campionato e si ritorna in serie “A”.
No! si rinuncia perché in cassa la Mameli non ha una lira.
Luigi non partecipa al campionato del 1948 perchè impegnato a Londra con la nazionale che vince il titolo olimpico.

Piovono le onorificenze: la R.N. Napoli gli conferisce il titolo di Socio Onorario, destinato a pochissimi. Premio giornalistico Emilio Colombo. Medaglia d’Oro di primo grado sportivo della Confindustria. Medaglia d’Oro del C.O.N.I. Medaglia d’Oro del Comune di Genova.
Nel 1949 mantiene il posto in nazionale difendendo la porta azzurra contro Cecoslovacchia, Austria, Jugoslavia. La Mameli è in serie “B” quindi sempre nel 1949, passa all’Andrea Doria sfiorando lo scudetto.
Nel 1953, lascia l’A. Doria per il Camogli dove si laurea ancora una volta campione d’Italia ma, sono 44 le primavere che ha sulla schiena: meglio ritirarsi e tornare alla nuovissima piscina della Mameli inaugurata nel 1954. Non trascura però i suoi impegni con la F.I.N. nell’ambito della quale svolge il compito di D.T. per le nuotatrici azzurre agli europei. Come sempre, almeno dal 1945, a Voltri dirige la pallanuoto pur continuando la carriera di impiegato all’I.L.V.A.
Nel 1957 è D.T. della Mameli e all’occorrenza portiere di riserva. A proposito, il Corriere Mercantile scriveva:” Partita Mameli-Triestina siamo sul 5-4, i triestini beneficiano di due rigori ma Fabiano (47) li para entrambi: la Mameli vince l’incontro”.
Nell’alluvione 1970 esegue una tragica nuotata al buio nel negozio di vestiario della cognata; con una gamba rotta, (l’altra si rompe nello scontro dell’ambulanza che scivola nel fango) visibilità zero, riesce a raggiungere un’apertura creata nel soffitto dai pompieri; è salvo ma malconcio.
Fino al 1980 anno della sua morte a 71 anni di età si muoverà con l’aiuto di un bastone.
Nel centenario della sua nascita ` giusto che i voltresi lo ricordino con il rispetto e l’affetto che gli è dovuto. Lo ricordiamo nelle calde estati degli anni Quaranta dirigere gli allenamenti da un “gozzo”, fermare il gioco, segnalare errori e difetti ai giovani. Ma tutto con un far burlesco che divertiva gli spettatori sulla spiaggia.
Carattere sereno, mai si era impegnato in politica, come del resto non fece il suo maestro Baiardo.
Le sue 78 presenze in azzurro, sembrano poche se paragonate a quelle di Steardo (oltre 300 circa) ma, va considerato l’astensione dall’attività durante la guerra e la scarsità di incontri internazionali che si disputavano all’epoca sua.
Nemmeno si deve dimenticare che ai suoi tempi si giocava tutta la partita senza sostituzioni: i 7 che cominciavano giocavano tutta la partita. Oggi con le sostituzioni un giocatore può giocare solo 10 minuti e scattargli lo stesso la presenza in nazionale, la differenza è enorme però, tutto a suo tempo.
Non tralasciando che spesso, come sottufficiale di marina, veniva richiamato.
Uno dei suoi pupilli, Giorgio Calcagno, sotto la sua guida, divenne uno dei migliori portieri di pallanuoto in campo nazionale, forse uno dei migliori di tutti i tempi. Il figlio Mauro Fabiano, nel 1967 fece parte della compagine che vinse lo scudetto di serie “B” però, non giocando nel ruolo del padre.
Mauro militò nella nostra società Mameli per diversi campionati come titolare fisso, poi impegni di lavoro lo obbligarono a smettere.


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Anni '60: la cattura di uno zifio a Voltri
Foto A. Boccone


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