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Santuario N. S. dell'Acquasanta

Il Santuario
L'interno della chiesa
La storia
I cambiamenti nel tempo
La strada di accesso
La Cappelletta e la Scala Santa
I bagni e l'Opera Pia
Le nozze di Maria Cristina di Savoia
Le antiche Casacce
Il museo della carta
Alcune foto di una processione della Casaccia di S.Ambrogio

IL SANTUARIO      [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Santuario L'attuale Santuario di N.S. dell'Acquasanta si erge, tra il verde degli alberi, nella valle del Leira alle spalle di Voltri.
L'edificio sacro si estende su un ampio piazzale, con due costruzioni che inquadrano i campanili e la facciata della chiesa. Ospitano da un lato l'abitazione del rettore e dall'altro l'asilo infantile intitolato a Maria Cristina di Savoia. Prima di giungere al Santuario si incontra, più a valle, un'artistica cappella che accoglie una antica immagine lignea della Vergine. Di fronte è situata la Scala Santa con l'immagine dell'Ecce Homo alla sommità dei gradini.

La prima pietra dell'attuale costruzione fu benedetta il 20 luglio 1683 dall'arciprete di Palmaro don Antonio Pizzorno per delega dell'arcivescovo di Genova mons. Gio Vincenzo Gentile. I lavori, iniziati su progetto attribuito al lombardo Carlo Muttone, furono portati a termine nel 1710. Le linee architettoniche sono chiaramente di stile barocco, lo stesso che si era affermato a Roma in quegli anni con l'opera del Bernini.
Nel 1710 il nuovo tempio mancava ancora degli altari e del campanile, la costruzione dei quali ebbe inizio soltanto nel 1749.

L'INTERNO DELLA CHIESA     [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Interno La pianta della chiesa si presenta a croce latina, in proporzioni perfette, dalle linee convergenti verso l'altare maggiore.Il tempio, ad unica navata, si adorna di quattro altari laterali in cappelle, con le due del transetto di proporzioni maggiori.
Alla sinistra entrando, si presenta l'altare detto dei cartai. La pala dell'altare raffigura S. Giuseppe col Bambino, S. Lucia, S. Cipriano e S. Gottardo, dipinti dall'abate Lorenzo de Ferrari. Il palliotto dell'altare è originario della primitiva chiesa.

La seconda cappella è dedicata a S.Anna e conserva una tela di Giuseppe Canepa, che si ispira alla scuola del Carlone, ed è collocabile nella seconda metà dell'Ottocento: raffigura S. Anna, S. Gioacchino, la Madonna giovinetta ed una visione della Croce. In una nicchia a sinistra si trovano le statue di S. Antonio Abate e di S. Erasmo (patroni di Mele e di Voltri), eseguite dal Brilla.
Il sepolcro ha un sapore paganeggiante anche per la presenza inconsueta di una civetta scolpita nel corpo stesso del monumento.

Crocifissione L'altare maggiore, che risale al XVII-XVIII secolo, è opera di Francesco Schiaffino. I marmi utilizzati sono il durissimo bianco di Carrara ed il broccatello di Spagna. La parte alta dell'altare, benchè progettata dallo Schiaffino, fu portata a termine da un suo allievo, Carlo Cacciatori.
La statua della Madonna dell'Acquasanta, posta nella nicchia, è opera di Tomaso Orsolino che la eseguì nel XVII secolo. Le tre statue che completano l'altare e che raffigurano le virtù teologali sono del Cacciatori. Ai lati delle due colonne dell'altare, due statue raffiguranti S. Anna e S. Gioacchino vennero scolpite da Pier Giuseppe Gaggini nel 1814.

Nella parte destra del tempio vi è la cappella del Crocifisso dove si conserva una Pietà, di cui il Crocifisso è un intaglio di Anton Maria Maragliano.
A fianco dell'altare il monumento funebre di Antonio Grillo eseguito dal Chiappori nel 1853. Si conservano ancora in questo altare una statua del Mosè e le statue di S. Ambrogio e di S. Carlo Borromeo (patroni di Voltri) del Brilla.

Segue la cappella dell'Assunta con una tela di Lazzaro Tavaroni. Il pulpito e le cornici della Via Crucis sono del Castellano, mentre i disegni della Via Crucis, gli affreschi della volta e gli ornati in oro sono di Rodolfo Gambini che li eseguì nel 1911 con l'aiuto dei figli.
La statua processionale della Madonna è un intaglio di Antonio Canepa eseguito nel 1911 e viene portata solennemente in processione, a ricordo dell'Incoronazione, nella festa che si celebra ogni anno l'ultima domenica di luglio.

LA STORIA     [Ritorna all'indice di inizio pagina]
L'origine del Santuario non è abbastanza nota, benchè si faccia risalire ad epoca remotissima. Secondo alcuni storici sarebbe esistita in principio una piccola cappella, forse costruita sulle rovine di un tempietto pagano, probabilmente dedicato alla ninfa Eja, da cui avrebbe preso il nome il torrente Leira, che scorre poco distante dal Santuario.
Stando ai riferimenti certi, la prima notizia sull'Acquasanta ci viene da un documento del 1465, relativo alla nomina dell'arciprete Bartolomeo Valdettaro della Pieve di Palmaro, quale custode della chiesa che viene definita campestre e dedicata alla Beata Vergine di Acquasanta. Nel decreto di nomina si dichiara di voler provvedere alla custodia della chiesa, mancando da lungo tempo la presenza di un sacerdote, che si occupasse non soltanto delle funzioni religiose, ma anche dei redditi. L'arciprete Valdettaro veniva nominato usufruttuario di ogni bene, lasciando logicamente supporre che da lunghi anni si fossero accumulati valori ed offerte. Se ne può quindi dedurre che la devozione alla Vergine abbia avuto inizio prima del 1400.
Statua Quanto ai motivi della fondazione della chiesa si hanno varie supposizioni.
Una tradizione popolare racconta che, in una notte del medioevo, alcuni pastori venissero sorpresi da una gran luce sorgente dalle acque del torrente Leira. Di fronte all'inconsueto spettacolo sarebbero scesi verso la luce ed avrebbero trovata una statua della Madonna. La notizia avrebbe determinato un continuo pellegrinaggio sul luogo della scoperta. In seguito si sarebbe provveduto a costruire una prima cappella dove accogliere la statua.
Qualche tempo dopo, sempre secondo la tradizione, una piena del torrente distrusse quel piccolo tempio, rispettando però l'immagine venerata. Poco lontano si edificò allora una seconda cappella per custodirvi l'immagine prodigiosa.
Più credibile sarebbe un'altra versione. La statua della Madonna sarebbe stata portata da un gruppo di marinai provenienti dal Levante. Infatti, secondo lo storico Cervetto, il volto della Madonna ha il profilo delle sacre sculture greche. Per riparare le parti danneggiate dai tarli, nel sec. XVIII, il volto della statua venne completamente rifatto; mentre la parte inferiore del corpo sarebbe un rifacimento del 1700. L'immagine si può oggi ammirare sopra l'altare della Cappella, ai cui piedi scorre l'acqua sulfurea, detta santa.
Secondo una terza versione la statua sarebbe stata portata dall'Oriente da un vecchio eremita, forse ai tempi delle Crociate.
Non è peraltro esclusa l'ipotesi che l'origine sia anche più remota, potendo risalire al tempo della furia iconoclasta d'Oriente nei sec. VIII e IX, quando non poche immagini sacre furono trafugate e nascoste tra gli anfratti e lungo i torrenti delle coste liguri, in attesa di un rinvenimento, a volte casuale, che li riportasse alla luce.

Ciò che sin dai primi tempi attirò l'attenzione sul luogo, oggi detto ACQUASANTA, deve essere stata la presenza dell'acqua sulfurea, considerata per molti effetti terapeutica e persino miracolosa.
I CAMBIAMENTI NEL TEMPO     [Ritorna all'indice di inizio pagina]

Prima di giungere all'erezione dell'attuale Santuario (1710), era già notevole il concorso di popolo proveniente dalle borgate vicine. Si ha memoria, tra l'altro, della visita compiuta il 30 marzo 1617 da mons. De Marini, il quale trovò la statua della Vergine già situata sull'altare maggiore. Lo stesso prelato rilevò nella sua relazione che si recava al Santuario una grande moltitudine di pellegrini e prescriveva che si provvedesse ad un'altra statua: quella scolpita poi nel marmo da Tommaso Orsolino.
Stando alle cronache di quel tempo, furono gli anni di maggior prestigio per l'Acquasanta: si era nei sec. XVII e XVIII. un sacerdote voltrese, il rev. Chiazzari, annota che dal 1600 in poi tanto crebbe la divozione dei fedeli verso nostra Signora dell'Acquasanta che non solo accorrevano gran truppe di pellegrini, ma ancora le intere popolazioni, tra le quali tante pie confraternite come avvenne nel 1671.
L'usanza di venire al Santuario in processione durante l'estate perdura ancora oggi per alcune parrocchie più vicine all'Acquasanta, a cominciare dal 15 agosto.

LA STRADA DI ACCESSO      [Ritorna all'indice di inizio pagina]
La strada di accesso era in quegli anni impervia e faticosa. Si trattava di risalire il torrente Leira da Voltri, passando per Crovi e Fondocrosa, con un sentiero disagevole.
C'erano da superare colline e foreste. Nel 1640 ebbero inizio i primi lavori per giungere con una strada sino ai confini della parrochhia di S. Ambrogio di Voltri. L'impresa fu poi proseguita nel 1665 dalla parrocchia di Mele per mezzo di un ponte detto Porrata, dal nome del suo costruttore.
La stessa strada fu ancora ampliata nel 1715 e resa interamente carreggiabile nel 1797. L'opera compiuta avrebbe consentito l'afflusso sempre maggiore di pellegrini che giungevano anche in carrozza. L'intero percorso venne ulteriormente migliorato per il fausto evento delle nozze regali celebrate al Santuario il 21 novembre 1832, fra Ferdinando II, re di Napoli, e Maria Cristina di Savoia.

LA CAPPELLETTA E LA SCALA SANTA      [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Cappelletta Sono due costruzioni caratteristiche ed entrambe ben conservate. La Cappelletta sorge nel punto preciso dove sgorga la polla di acqua sulfurea. Costruita nel 1769 con arcate fiancheggianti ed una cupola semisferica, costituisce una nota artistica tra il verde degli alberi. Fin dai tempi antichi sorgeva sopra lo scoglio una semplice capanna.
È sconosciuto il progettista di questo tempietto.

Di fronte alla cappelletta venne costruita in seguito la Scala Santa per iniziativa di un sacerdote, don Francesco Piccardo, nel 1730. Essendo venuto da Roma, trascorse gli ultimi anni come cappellano al Santuario. Fu sua intenzione far costruire fedelmente la scala santa che si trova nella capitale, posta da Sisto V nel 1589 davanti alla Cappella Sancta Sanctorum, accanto alla basilica di S. Giovanni in Laterano: secondo la tradizione sarebbe stata trasportata da Gerusalemme e si tratterebbe della scala che conduceva al Pretorio di Pilato, la stessa percorsa da Cristo e bagnata dal suo sangue dopo la flagellazione.
Molti pellegrini, ancora oggi, risalgono devotamente, in ginocchio, la scala del Santuario, lucrando le indulgenze concesse dai Sommi Pontefici.

I BAGNI E L'OPERA PIA      [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Per il progresso materiale del Santuario, mai disgiunto da quello spirituale, lavorò alacremente, sin dal sec. XVII, un'amministrazione composta di laici, attraverso dei massari scelti nella parrocchia di S. Ambrogio di Voltri, ed eletti da quel parroco. L'idea di dare al Santuario questo tipo di amministrazione fu dell'arcivescovo di Genova Domenico de Marini, dopo la visita al Santuario del 30 settembre 1617.
Per la prima volta il 2 ottobre 1671 vennero eletti 4 protettori della cappella di S. Maria dell' Acquasanta, con facoltà di amministrare i denari e le elemosine. secondo il decreto costitutivo, approvato dal serenissimo Senato della Repubblica genovese il 5 dicembre 1675, i Protettori dovevano anche a fabbricare con i denari predetti ed impiegarli in qualche luogo sicuro e fruttifero. Con il decreto senatoriale la chiesa dell'Acquasanta veniva praticamente sottratta all'autorità arcivescovile e diventava Opera pubblica. In quel tempo erano al servizio del Santuario ben sei sacerdoti ed un custode.
Particolari difficoltà economiche s'incontrarono agli inizi del sec. XIX per le condizioni politiche che arrestarono la raccolta della carta, per la guerra e per il blocco di Genova. La municipalità di Voltri eleggeva allora cinque cittadini in qualità di Protettori dell'Opera. Si aveva allora la protesta della Curia Arcivescovile per l'arbitraria ingerenza e si ricorreva al re Carlo Felice per dirimere la controversia. Fu emanato allora un decreto secondo il quale, dinanzi al giudice mandamentale di Voltri, si dovevano eleggere otto cittadini tra i più illustri per morale e condotta religiosa, i quali, a loro volta, avrebbero nominato quattro amministratori. Il decreto regio porta la data del 13 settembre 1824.
Riattivata così la potenzialità dell'Opera Pia, si provvedeva alla progettazione ed alla costruzione dei bagni pubblici che permettessero l'utilizzazione, a beneficio di tutti, dell'acqua solforosa che sgorga ai piedi della Cappelletta.
Con un decreto di Vittorio Emanuele II, il 22 settembre 1871, l'Opera Pia era ulteriormente riformata e, con nuovo statuto, veniva eretta in corpo morale.
Una nuova situazione venne a determinarsi a partire dal settembre 1961. Raggiunto l'accordo tra la Curia Arcivescovile genovese e l'Opera Pia, il Santuario veniva restituito completamente.

LE NOZZE DI MARIA CRISTINA DI SAVOIA     [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Tra gli eventi più fausti della sua storia secolare, l'Acquasanta annovera le nozze regali, celebrate il 21 novembre 1832, tra il re di Napoli, Ferdinando II di Borbone e la principessa Maria Cristina di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d'Asburgo.
Il matrimonio della nuova regina di Napoli ha importanza nella storia del Santuario non tanto per l'alto grado sociale dei contraenti, quanto per il fatto che Maria Cristina, sin da giovanissima e poi in seguito fu considerata come una santa.
Aveva trascorso a Genova, a Palazzo Tursi, l'adolescenza e la giovinezza. Era nota in città per la sua generosità e religiosità, tanto che i poveri si rivolgevano a lei con fiducia. Molti genovesi la vedevano passare per le strade che conducevano alle chiese principali.
Le nozze furono celebrate dal cardinale Morozzo, vescovo di Novara.
Poco dopo aver dato alla luce il suo primogenito, il futuro re Francesco II, morì il 31 gennaio 1836, alla sola età di 23 anni.
La chiesa introdusse la causa di beatificazione; fatte le pratiche per riconoscerla venerabile, il decreto venne sottoscritto da Pio IX il 9 luglio 1859.

LE ANTICHE CASACCE      [Ritorna all'indice di inizio pagina]
Si ha memoria certa sin dal sec. XVII, che al santuario si recavano in Processione le antiche Confraternite genovesi. Avevano un nome caratteristico, quello di Casacce o Casasse, poichè si trattava di confraternite laicali che, sorte nel sec. XIV, si radunavano in baracche di legno, piuttosto malandate, che il popolo denominava appunto grosse case o casasse. Con l'andare del tempo la casaccia si trasformò in Oratorio.
Le antiche Casacce, con ricche insegne religiose, organizzavano spesso processioni ai vari santuari. Così avvenne anche per l'Acquasanta. Attualmente diverse Casacce ed Oratori continuano a recarsi in processione al Santuario, quasi tutte in estate.





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