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Il dizionario
VOLTRESE - ITALIANO
ovvero 'Le parole del ricordo'


Questo Dizionario non pretende di essere ufficiale o 'linguisticamente corretto', ma soltanto, e scusate se è poco!, di mantenere viva la lingua genovese attraverso i ricordi e le esperienze dei Voltresi, ricordi di lavori che magari adesso non si fanno più, o di pesci e verdure che più di ora erano un riferimento nella vita quotidiana, ricordi di oggetti casalinghi testimoni di usanze.... passate di moda, parole con significati precisi perchè più diretto era il rapporto con la realtà: il mare da saper navigare, la terra da saper coltivare, il cielo da saper interpretare per sopravvivere. Ricordi di modi di fare particolari, di relazioni caratteristiche tra umani non ancora resi tutti uguali dalla globalizzazione e dalla pubblicità, capaci di esprimersi con parole che sapevano descrivere la vita pratica e le sensazioni, i sentimenti, le emozioni in modo chiaro ma ironico, crudo e diretto ma scherzoso, parole e gente incomprensibili da chi, 'foresto', rischia di scambiare per avaro e chiuso un popolo capace di cavarsela con intraprendenza e coraggio senza darsi tante arie.

Vuoi collaborare ad arricchire questo ricordo con altri termini? Manda una mail e li aggiungeremo nel Dizionario.

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

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A
abbelinou stupido
abbertuelou
acuegàse coricarsi
aggio aglio
amolitta arrotino
anghèso un oggetto di limitata utilità che viene usato in poche occasioni; la parola viene usata in maniera bonaria anche per le persone: un 'anghesu' non è mai cattivo, sbaglia e ride di sè facendo sorridere anche i vicini; 'anghèsu' è lo scovolino per la tazza del water. Dispregiativamente si può usare per essere umano particolarmente brutto e sudicio. Anghesu era un attrezzo per stappare i cessi
archensè arcobaleno, anche 'arcansè' (arco in cielo). In francese è praticamente uguale ovvero "arc en ciel", ma non si sa se il termine genovese derivi dal francese o viceversa
arensenìo rinsecchito, tipico della buccia della frutta quando si secca, ma usato anche per la pelle: quando si tengono tanto le mani a bagno e rattrappiscono
arrubonou con il 'robbone' ovvero una vestito molto largo. Si usava anche per definire i canarini quando stavano fermi appollaiati gonfiando il piumaggio
àze asino

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B
babollo può essere un verme, tipo quelli delle castagne o delle mele
bacchè bastonate
baciccole colpetti dati con il dito medio facendolo partire dal polpastrello del pollice
baecca pesce di scoglio, scura e viscida, che spesso abbocca all'amo ma non è di pregio. Fa senso perchè scivola di mano ed è chiamata anche bavosa
bagiaollo cefalo non ancora adulto
bagòn scarafaggio
balètti castagne secche bollite, ma si usa anche per rimproverare, per es. 'o g'à daeto i baletti', lo ha sgridato
bancà falegname
bazàra strega
becoie grossi chiodi neri a forma di elle da piantare nei muri
beo beo è sia un grido che un piccolo canale artificiale spesso anche sopraelevato fatto in campagna, canale artificiale per l'acqua convogliata verso un mulino o ruota
bèà lanciare un grido, 'ma cose ti bèi'= ma cosa gridi!
berodo sanguinaccio
besùgo è un modo per dire 'poco furbo' ma è anche un pesce rosso
boeggio buco che ha una profondità per es. 'o s'ea infiou in t'è 'n boeggio', cioè 'si era infilato in un buco'
boraxe boraggine (una verdura)
boxìa bugia
braghe pantaloni
brucchìn scarponi
bulacco secchio
bulaxo è un pesce

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C
caegà ciabattino
cannòn cucitura di due pieghe accostate nella gonna e anche tubo della stufa
cannonetto "proiettile" della cerbottana
càntie cassetti
cantonè vigile urbano
carnabùggia origano
cassarea o cassiroea il mestolo forato
ceeghetto chierichetto
chintann-a fogna e acqua marcia
ciattella pettegola
ciavèllo foruncolo
ciccioletti sanguinacci
ciocca bolla (intendendo quella che talvolta viene ai piedi con gli scarponi nuovi). Qualcuno usa il termine per definire quelle pianticelle che hanno un'infiorescenza "a pallina" e che si possono far scoppiare tenendole con una mano per comprimerle velocemente sull'altra
cioccà fare il matto
ciùsa è la porta del beo, è la chiusa (piccola diga) del 'beo' artificiale, quello che veniva usato come conduttura forzata dell'acqua per cartiere, mulini e opifici in genere
curèzza senza la s davanti equivale a 'cinghia', con la s davanti equivale a 'quaglia' (scoreggia)

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D
deslenguà sciogliere
diaculòn cerotto
dinae soldi, 'dinae d'a nuxe' si dice dell'omaggio natalizio che alcuni negozianti danno ai clienti affezionati
dùgnotto è quel piccolo rigonfiamento sottocutaneo che può venire per cause varie

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E

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F
fadette sottovesti
fascellea rastrelliera da cucina per i piatti
fiagalli pesci che nessuno vuole , son pieni di spine , se sono piccoli friggendoli non si sentono tanto le spine altrimenti... sono pesci molto viscidi come l'anguilla e di scarso interesse culinario
fissioe stoppino incerato che si usa quando si va ad accendere le candele che sono più alte di noi. Di solito veniva messo sulla punta di un bastone, con apposito supporto, per accendere appunto le candele più in alto
fràvego orefice
fregoggie briciole
fretassà lisciare un muro dopo l’intonaco
fretàssa grossa scopa per pulire le barche sotto il pelo dell’acqua
fretasso 1° serve a 'fretassà' il muro intonacato 2° conosciuto come 'bionda'! a bordo serve per lavare in coperta e è fatto di stoppacci
frettuello briciole ricavate dallo sfregamento della pelle che vengono fuori quando uno si lava male, a volte addirittura pulendosi con la saliva e sfregando.... dalla pelle escono queste 'fregoggie' a forma di 'trofiette' alla farina di castagne
fùcco furbo, ma con esclamazione tipo 'sei proprio furbo!'

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G
garbo buco superficiale, lacerazione
gèa è comunemente usato per dire 'torrente' ma ha anche significato di sabbia o ghiaietta
ghirindòn comodino
gianchetti avannotti, pesci piccolissimi trasparenti che bolliti diventano di colore bianco
giàndoe ghiande
gioddoe trottole
gotto bicchiere
gootaze è una malattia simile agli 'orecchioni', parotite
grattacù contenitore dei semi che compare dopo la fioritura di un fiore molto simile alla rosa, ma forse anche della rosa stessa. La pianta è in effetti una rosa che si chiama Rosa canina, fa delle roselline con 4-5 petali e poi alla sfioritura si forma questa specie di olivetta arancione
gretta tappo a corona per bottigliette
grilletto contenitore in terracotta dove usualmente si metteva la minestra da servire in tavola
grixella graticola
gritta granchio
gronco pesce simile al fiagallo che, se grosso, ci escono delle fette, ma le spine rimangono
guiggio guinzaglio

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H

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I
incanellà incanalare, oppure coinvolgere in qualche losco affare
inscià gonfiare
inscio gonfio
insciou gonfiato
inverrinase inalberarsi, alterarsi , 'farselo girare', parola ormai in disuso . La verrina è un attrezzo che serviva per fare i buchi nel legno per le viti; c'era anche 'o verruggio' più grande

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J

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K

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L
leccalammi sono quei pesciolini piccoli che quando vai a pescare con la canna ti mangiano il boccone senza rimanere agganciati all'amo appunto perchè troppo piccoli
lelloa un tipo di edera
lengua lingua
lèpego specie di muschio verde che si forma sugli scogli e fa scivolare
lezo tappo per il fondo della barca
luasso branzino
lunxi distante
luscea riparo che si mette per non fare entrare acqua

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M
maccaròn maccherone, si dice anche di persona poco 'sveglia' e anche quando il naso gocciola in bocca: "ti ae o maccarun a 'o naso, sciùsscialo" (soffialo)
macramè decorazione fatta di lunghi fili intrecciati che si trovava sul bordo degli asciugamani, delle tovaglie importanti o centrini, intreccio di fili che vien fatto al tombolo, lavoro tipico di Rapallo
marscìo marcito
marscìi marciti
marso marcio, oppure Marzo
mastrùsso imbroglio
meizia madia
moca catrame
motto mucchietto, di terra o in particolare di... 'cacca'
muciaccio il ragazzino mozzo di bordo tuttofare
muinn-a madrina
muzou cefalo

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N
nègia nebbia, a volte si usa come paragone, per indicare qualcosa 'sottile come la nebbia' per esempio una pizza, o un'ostia
negròn livido
nettezà ripulire
nesciàie stupidaggini
nescio stupido, scemo
nissoea nocciola

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O
oegiè cuscino, con due 'g' e l'accento sulla prima 'e' diventa 'orecchie
oinà vaso da notte, allora erano di porcellana molto pesanti e con il manico
ombrisallo ombelico
oxiello uccello, ma anche quello che avete voialtri al posto della 'passerinn-a'

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P
piede, "pè da gotto" si dice di una piccola rastrelliera da cucina per i bicchieri
palanche soldi
paoìn legni ricoperti di sego utilizzati per il varo delle barche
parpellà sbattere le ciglia
passerinn-a piccola passera, ma anche quella che avete voialtre al posto dell’'oxiello'
patta botta (botta in terra, caduta secca, colpo in faccia "patta in sciu muru)
patèlli pannolini per bambini fatti di pezze che, non esistendo ancora i Pampers usa e getta, venivano lavati e riusati;assorbenti igienici femminili che venivano chiamati 'pessùin'
peamaoso permaloso
peccetto in ornitologia è il pettirosso, in 'dolorogia' è quando ti dai una martellata sul dito e ti viene la 'ciocca' nera
pendicasse letteralmente sarebbe "appendicasseruole", ma il termine veniva usato simpaticamente per definire la clavicola che, quando si fa spuntare (non vale per i grassoni), sembra proprio adatta ad appenderci per scherzo delle casseruole
pèrsa maggiorana, può andar bene nelle polpette
piccaggetta asciugamano, veniva usata in cucina per asciugare i 'tondi'
piròn contenitore in vetro con un beccuccio che si usava nelle vecchie osterie per bere alla catalana, il contenitore per bere alla catalana dal becchetto in origine era di ferro zincato
prescinsoea formaggio ottenuto dalla acidificazione del latte quando va a male o con l'aggiunta di aceto mentre si fa bollire, si mette nella torta pasqualina
puìn padrino

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Q

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R
rancàse togliersi, strapparsi via
ravattà cercare tra tanti oggetti mischiati
ravatto cosa inutile
rèbua castagna secca
recannisso la radice di liquirizia da 'sussare' (succhiare)
rèdeno rigido
redùggia risvolto
redùggià ripiegare
remescio subbuglio, confusione
resàto spavento
riàn valletta che si trova tra due lati di collina in campagna, pietrosa e scoscesa, in cui passa un rio, piccolo corso d'acqua, dove a volte si trovano legname e oggetti di tutti i tipi portati a valle dalla corrente; da qui la frase che si usa per definire la destinazione di oggetti rotti o non più in uso: "dànne 'na patta int'o riàn" ovvero buttarli via
rìan ridono, dal verbo rìe
rìe ridere
rossaze rosolia
ruìddo quando si fanno dei danni si dice 'ti è combinou in ruiddo, oua mettilo a posto'
rumenta spazzatura
runxeso lumaca di mare, ha delle punte sul guscio e una specie di coda laterale

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S
sarsì rammendare
sàssoa si trovava in origine sulle barche dette 'gozzi' e serviva a levare l'acqua che entrava a bordo dai fasciami, assomiglia vagamente a una paletta, sassua non serve solo per 'sgottare' l'acqua dalla barca, ma viene usata per prendere della merce dai sacchi, tipo semenza, farina, ecc.
scabeccio cosa fatta a caso o messa lì a 'bretio', parola simile, senza un ordine preciso, da non confondere con scabrincio, 'ti porti scabrinciu' cioè porti sfortuna
scagippuà nevischiare
scanigèa pianta Parietaria
scattigiuìn sostantivo maschile plurale, indica le piume nuove che spuntano sulla pelle dei polli e si vedono solo dopo che sono stati spennati; sono difficili da togliere perchè piccolissime è quasi impossibile afferrarle per tirarle via per cui solitamente si passa il pollo spennato velocemente sopra una fiamma per bruciarle
scimoea fiume o torrente in piena
s-ciuì schiudersi ovvero 'e oeve s-ciuìscian' le uova si schiudono
sciùscià soffiare
scòrpena pesce di mare rossiccio con aculei velenosi alle branchie e sulla schiena, si dice anche di persona taccagna o di donna brutta e antipatica
scorsonea la Scorzonera bianca o Scorzobianca è una pianta erbacea della famiglia delle Asteracee, del Genere Tragopogon (dal greco: barba di capra), coltivata per la sua radice carnosa, ricca di inulina. Il termine è usato per descrivere anche la radice stessa, usata come verdura da consumare cotta
scracco sputo con catarro
scruissà si usa soprattutto quando una persona guarda con invidia qualcun altro che mangia qualcosa di particolarmente appetitoso. In senso più allargato si può intendere come 'patirci' o 'invidiare'
scuccuzon pasta di grano duro fatta a grosse palline, buona nel minestrone
scuaa scopare
scuà scolare
scuou scolato
scùggià scivolare
scurì scacciare, mandare via
scuriè ovvero le fruste per i cavalli. Vicino al bar Gibò c'è un ferramenta; lo stesso negozio esisteva moooolti anni fa, si chiamava Canale, ebbene, siccome a Voltri c'erano diversi carri trainati da cavalli, il proprietario del negozio aveva messo un cartello in vetrina con la scritta "Qui si vendono beccorie, strafonsini e scoriate"
scurriserva petardo
seòtto cerotto, lo si metteva quando ci si 'sgarbellava'
seròia segatura
sexendè quell'aggeggio che si metteva nei bicchieri con l'olio per fare le lampade. Era formato da tre supporti di sughero collegati con una parte centrale dove si metteva lo stoppino
sgarbelàse sbucciarsi la pelle, procurarsi piccole contusioni (come quando si cade dalla bicicletta...)
sgottà levare l'acqua che entra a bordo della barca dai fasciami
sgrigoa lucertola
siotàia sporcizia, schifezza, siotaia a l'è 'na cosa c'a no và nìnte, da poche 'palanche'
siòto sporco, usato come presa in giro 'che sioto che ti 'e!', detto in senso bonario 'che bell'elemento che sei!'
sioula cipolla
sorchetto trappola per uccelli, rete tesa tra gli alberi
sou sego
spantegà sparpagliare, mettere in disordine
spelinsigòn pizzicotto
sperlengoeia deriva da lengoa (lingua), indica come in Liguria la fattura fosse un rito orale. Da riti terapeutici nella tradizione popolare: venivano fatte cadere delle gocce d'olio dentro a un piatto che era posato sulla testa della presunta vittima del malocchio; in caso si dilatassero oppure no, significava avere malocchio o meno. Erano tre gocce che si facevano cadere dal dito mignolo pronunciando una formuletta segreta: se anche la seconda spariva, il malocchio era forte.
sportiggioea abbottonatura dei pantaloni (braghe)
stagnìn idraulico
stagninn-a contenitore riempito d'olio che, premendo su uno stantuffetto, fa uscire l'olio per lubrificare
stagnòn recipiente di latta zincata per i liquidi
strafonsìn ci sono due versioni 1° i ribattini metallici fatti a borchia per giuntare i finimenti dei cavalli o le cinture, 2° la parte finale della frusta, quella tutta sfilacciata che dava il famoso schiocco di frusta
stralaìn guinzaglio
strepello strafalcione

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T
terragninn-a spago che si avvolgeva alle gioddue o ziardoe (trottole) di legno, tirandolo in un certo modo si facevano girare
tondo il piatto piano
tòxego velenoso
troffiette gnocchetti
tosse aseninn-a la 'tosse asinina' è la pertosse

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U

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V

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W

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X
xàtta il piatto fondo
xattà rubare, sta anche per 'magnaccio'

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Y

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Z
zabètta parola italiana di quelle che non si usano più e che venivano 'dialettizzate', vuol dire pettegola, linguaccia, riferita anche ai maschi
zanèlli vermetti bianchi
ziàrdoa trottola
ziguela 'donzella', è un pesce bellissimo con dei colori magnifici, non raggiunge grosse dimensioni, si pesca dove ci sono delle secche, fondale di pochi metri, la carne è eccellente ma il problema è che essendo piccolo ha molte spine; si dice ziguela a una bella ragazza vispa e colorata, l'unico problemino: è un po viscida, ziguela è sinonimo di fanciulla che ti scivola tra le mani
zizzoa giuggiola, è un frutto dolciastro di colore marroncino di dimensioni simili a una oliva


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